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Non pensino gli aretini di avere diritti verso SeiToscana.

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Non pensino gli aretini di avere diritti verso SeiToscana.

La vicenda delle parcelle di amministratori e sindaci revisori.

 

SeiToscana è la società concessionaria di spazzamento e gestione rifiuti. È nata quando qualche astuto politico ha pensato che fosse meglio sottrarre al controllo dei Comuni affidatari la gestione di un servizio che dapprima era svolto internamente ai municipi (come l'acquedotto o i cimiteri).

La nostra venne costituita da un nugolo di aziende di varia provenienza territoriale: alcune ex municipalizzate (Aisa-Arezzo 6% , SienaAmbiente.Siena 24%, Centro Servizi Ambiente Impianti Spa-Valdarno aretino 16%), tale Ecolat Srl 11% (gestiva, privatamente, i rifiuti di Grosseto), tale STA Spa (holding di cooperative toscane ed emiliane -Unieco, La Castelnovese, Cooplat- e Monte dei Paschi di Siena) 27%, la stessa Cooplat 13%. Intrecci azionari a go-go, scatole cinesi.

Da non dimenticare la presenza tra i soci de “la castelnuovese”, presieduta da quel Rosi anche presidente di BancaEtruria: società del settore edile, è fallita sotto un debito di 40 milioni insostenibile colla chiusura di BancaEtruria, i cui amministratori hanno sempre goduto (come si comincia a vedere dalle indagini) di prestiti senz'altro motivo che lo scambio di favori.

La storia recente ha fatto assumere a SeiToscana notevole risonanza: con la vittoria nella gara quale gestore unico per la Toscana del Sud si sono avute pesanti riorganizzazioni a danno di lavoratori e utenti (cittadini ed imprese) salvo scoprire che la sua vittoria era stata favorita da un gruppo dirigente dell’ATO rifiuti, che e’ stato accusato di turbativa d'asta e corruzione 

Tralasciamo l'insoddisfazione dei cittadini che dovevano avere benefici dalla propalata ristrutturazione del servizio ed invece hanno subito aumento dei costi e minori servizi, ma la rabbia di apprendere che -nonostante il casino appena accaduto e che aveva portato al commissariamento di SeiToscana- gli amministratori si erano quasi raddoppiato l'emolumento aveva convinto i soci a capire che stavano passando ogni limite.

Contestualmente arriva la super-parcella dei revisori: 120.000€ in più rispetto al previsto. Un altro raddoppio di emolumenti. Tanto si paga noi.

Leggere su “la nazione” la nota con cui i sindaci revisori giustificano il raddoppio della parcella mi ha fatto sobbalzare.

Già a leggerne i nomi: Maurizio Cerofolini, Marco Turchi, Alessandro Manetti.

Maurizio Cerofolini (presidente): aretino, già revisore del Comune di Arezzo ed altri, AciArezzo, Confcommercio ed una marea di altri.

Marco Turchi, ragioniere senese, della Chiocciola (lo scrive in cv!): già revisore del Comune di Siena, lo è per Grosseto e Sansepolcro; una lista sterminata di incarichi fra cui ditte socie di SeiToscana; è noto sopratutto per una sanzione di 90 mila euro quale ex revisore MontePaschi -violazione disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione, violazione degli obblighi di comunicazione all'Organo di Vigilanza da parte dei componenti il Collegio sindacale-, già vicepresidente del Cda di MontePaschi. A Marco Turchi dedicò un articolo “laRepubblica”, poi “dagospia ricordando che il padre Carlo non è l'unico Turchi che negli anni si è occupato di revisione dei conti in Mps. Marco e Luca sono i suoi due figli. Il primo è stato sindaco revisore in Mps sotto la guida Mussari e poi, raccontano le cronache del Corriere, è divenuto vice presidente della banca su «input del Pd». Il secondo nel 2005 era revisore della controllata Mps gestione crediti e successivamente, assieme ad altri due colleghi, ha ricoperto l'incarico di revisore per il Comune di Siena. Se si viaggia per Siena e si chiede a che area politica si ispirino i Turchi, la risposta è univoca: quella di D'Alema. Nel suo studio una Vigni, cognome tosto a Siena.
Alessandro Manetti: dopo una carriera nei comuni nel pratese sino a funzionario in Regione, si dedica alla professione, con straordinario successo.
Insomma questi professionisti dicono in buona sostanza che dal 2016 hanno un compenso di 40mila euro all’anno per il presidente e di 30mila per gli altri 2 componenti. La richiesta avanzata di compensi ulteriori attiene all’attività di indagine che il Collegio ha dovuto svolgere fra la fine del 2016 e lo scorso settembre. Notate, neanche un anno di lavoro: avessero fatto solo quello...
E chiudono così: Si auspica per il futuro un maggiore rispetto per l’attività svolta dall’organo di controllo di Sei Toscana e più attenzione nella diffusione di informazioni che presentano comunque un carattere riservato.

Già, siamo in ambito privatistico come la totalità delle ex partecipate. Società che così si sottraggono all'obbligo di informare adeguatamente gli stakeholder, cioè noi. Che paghiamo dopo averle costituite e sostenute per decenni. Gas, acqua, trasporti, rifiuti, tutte aziende nebulose dove si parcheggiano ex politici a fine corsa. Gente che mai ha lavorato.

Quindi i loro nominati chiedono riservatezza. Magari sono imbarazzati.

Ma non lo capiscono che stare sempre (sempre) a quattro zampe dà fastidio?!

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