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“Quando le imprese si affacciano sulla cultura la corrompono.”

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“Quando le imprese si affacciano sulla cultura la corrompono.”

Con questo comunicato di Rifondazione Comunista, si apre ufficialmente il dibattito su un tema di cui non si è ancora parlato pubblicamente: quelle delle fondazioni che sostituiranno di fatto la gestione della cultura ad Arezzo. Credo che ci sia moltissimo di cui dibattere: è questo un progetto di lungo respiro, destinato a cambiare l'approccio al tema per molti anni a venire. Intanto godiamoci le critiche...

 

L’ha dichiarato il musicista londinese Eddie Piller, che forse ai più risulterà sconosciuto. Però l’affermazione è purtroppo appropriata per preannunciare la fine che faranno anche nella nostra città le politiche culturali.

Lo aveva preannunciato  il Sindaco Ghinelli lo scorso luglio, lo ha confermato l’assessore Comanducci la scorsa settimana: la gestione della cultura del Comune di Arezzo dal 2018 uscirà dalle stanze del Palazzo Comunale, per passare nelle “agili” mani di manager e consiglieri d’amministrazione delle fondazioni che saranno all’uopo costituite.

Di solito, coloro che promuovono enti di diritto privato per la gestione di servizi pubblici evocano la necessità di introdurre criteri aziendalistici di efficienza, efficacia ed economicità, cui si aggiungerebbe una copiosa messe di capitali provenienti dall’impresa privata. Purtroppo conosciamo esiti ben meno aulici dall’esperienza delle numerose fondazioni promosse da enti territoriali (checché ne dica l’assessore Comanducci, nel nostro Paese sono già attive migliaia di fondazioni, che amministrano di tutto: dalla cultura ai servizi sociali). Secondo voi, aumenteranno oppure diminuiranno le possibilità per i cittadini e i loro rappresentanti in Consiglio comunale di controllare ed analizzare i bilanci delle fondazioni ed il loro operato? I loro appalti ed i compensi elargiti?

In compenso arriveranno un altro paio di Consigli di amministrazione ed altri dirigenti da stipendiare. Siamo proprio sicuri che questi avranno come obiettivo prioritario la crescita culturale della nostra città? O non dovranno rispondere invece ai tanto agognati finanziatori privati, interessati al destino dei capitali investiti, altro che all’interesse pubblico?

Le politiche culturali di un Comune dovrebbero essere orientate verso una crescita educativo-culturale della comunità di riferimento, prescindendo dai risvolti economici e dall’attrazione turistica che ne può risultare. La nostra preoccupazione è che invece nei sogni di Ghinelli, Comanducci e dei dirigenti delle associazioni di categoria e delle imprese che entreranno in gioco vi sia una città trasformata in mercatino internazionale 365 giorni all’anno, con una cultura proiettata back in time.

I nostri amministratori promettono che la gestione sarà guidata da un manager. Non erano buoni quelli che già abbiamo in Comune? E ne sono stati assunti altri pochi mesi fa. Con quali risultati? Per cominciare con l’affidamento ad un (dicasi uno) consulente ad hoc che in un mese predisporrà il progetto per la costituzione delle fondazioni (alla modica cifra di 14.640 €; non male quanto all’economicità sopra evocata).

Con l’affidamento delle politiche culturali a istituzioni private esterne alla pubblica amministrazione si darà un’altra mazzata al sistema del governo locale, già duramente colpito dai Governi di centro-sinistra-destra, regionali e nazionali, per esempio con la creazione delle Aree vaste e con l’allontanamento delle Provincie dal voto popolare.

 

Un’ultima annotazione (anche se, trattandosi di lavoratori, per Rifondazione Comunista rappresenta questione prioritaria). Come noto, al momento della costituzione di una fondazione i promotori conferiscono un capitale. Comanducci afferma che il Comune socio fondatore metterà un milione di euro tra personale e proventi dalla tassa di soggiorno. Il PRC tiene a specificare che i lavoratori coinvolti nel progetto sono esseri umani, non pedine né moneta di scambio. Auspichiamo che prima di qualunque atto concernente la collocazione di dipendenti, che hanno a suo tempo scelto di lavorare presso un ente pubblico, questi siano ascoltati e sia data loro la possibilità di optare per la permanenza alle dipendenze del Comune di Arezzo o il passaggio al nuovo ente. Inoltre, siamo ahinoi facili Cassandre nel prevedere che gli ulteriori posti di lavoro promessi saranno all’insegna del precariato e dello sfruttamento, quando non affidati a volontari o liceali gentilmente offerti dalla “Buona Scuola” di Renzi & C.

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