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Un ‘giallo’ dietro il Sipario

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Un ‘giallo’ dietro il Sipario

Il capolavoro di Pablo Picasso da qualche giorno in esposizione a Roma, Palazzo Barberini, doveva essere acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, diretta allora dalla mitica Palma Bucarelli. Invece entrò a far parte delle raccolte del Centre Pompidou a Parigi. Ecco i retroscena.

 

Nel 1954, un anno dopo l’importante mostra antologica che Palma Bucarelli aveva dedicato a Picasso, e di quella immediatamente successiva, ancorché ampliata e modificata, a Milano nel Palazzo Reale, il noto gallerista e mecenate Carlo Cardazzo (1908-1963) si fece intermediario per offrire in vendita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna il grande telero dell’artista spagnolo, visto il tema così italiano. L’offerta fu fatta formalmente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal Cardazzo con lettera 14 aprile 1954, su carta intestata della Galleria d’Arte del Naviglio (da lui fondata nel 1946 ): ”…prima di offrirlo a qualche teatro o museo straniero”, scrive il gallerista. La Bucarelli, nel ringraziare della comunicazione, rispose altrettanto formalmente con lettera datata 5 maggio 1954: “Avrei bisogno di conoscere il prezzo che si richiede per l’opera, al fine di interessarne il Ministero…”. La soprintendente dunque seguì la corretta prassi ministeriale. Il prezzo difatti non era stato dichiarato nella nota di Cardazzo. Purtroppo il carteggio si ferma qui per quanto concerne l’Archivio Generale della Galleria Nazionale. Da recentissime ricerche da me effettuate per quello che è attualmente consultabile dell’Archivio Cardazzo, conservato alla Fondazione Cini a Venezia,  nulla è emerso sul seguito della scarna corrispondenza tra il gallerista e la soprintendente sull’oggetto di questo carteggio. La sopra citata documentazione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna appare conclusa con un’annotazione a matita (probabilmente vergata dall’archivista del tempo): sulla copertina della cartella contenente le suddette note si legge: “Ormai comprato del (sic.) Musée d’Art Moderne”.

Il perché di tale inspiegabile lacuna, o, se vogliamo, della mancata conclusione di questa corrispondenza tra Cardazzo e la Bucarelli, potrebbe essere ravvisabile nei rapporti, o meglio, negli aperti contrasti che si erano verificati durante i preparativi delle mostre romana e milanese del 1953 dedicata a Picasso, tra il Presidente del Comitato Esecutivo della mostra, il famoso professor Lionello Venturi (1885-1961), e il senatore ex comunista Eugenio Reale (1905-1986), anche lui facente parte del Comitato Esecutivo, poiché egli si riteneva l’assoluto promotore e finanziatore (con i soldi del Partito) delle due mostre tenute in quell’anno, prima a Roma alla Galleria Nazionale, e subito dopo a Milano a Palazzo Reale.

Tali contrasti sono ampiamente documentati da Bruno Mantura, curatore della mostra tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Picasso 1937-1953. Gli anni dell’apogeo in Italia, dal 12 dicembre 1998 al 15 marzo 1999, alla quale rimando per il suo testo in catalogo, con particolare attenzione al documento riportato nella nota 3, p.24. In sintesi però mi corre l’obbligo di segnalare, al di là delle differenze di vedute tra li senatore Reale e i protagonisti della mostra romana del 1953, la vera e propria ostinata volontà di impedire qualsiasi acquisizione di un’opera di Picasso per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, come era invece nel desiderio di Palma Bucarelli, anche come prova di riconoscenza per il lavoro che per il maestro spagnolo era stato svolto con passione da tutto il personale del suo museo. Ella così scrive al corrispondente della “Stampa” a Nizza, Alfredo Quaglino, amico di Picasso: “Noi gli abbiamo fatto una così memorabile mostra, con molta spesa di tempo e di fatica da parte del personale di questa Soprintendenza”. La Bucarelli, infatti, si era adoperata per far sondare anche dal Console Generale Italiano a Nizza di quell’anno, Pio Lo Savio, sulla possibilità di ottenere la donazione di un’opera dell’artista, esprimendo in tale circostanza persino la sua preferenza per il dipinto, Natura morta con la testa di toro nera. (cfr. Claudio Bianchi, Carta Canta, nel volume Storie dell’Arte, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma 2012, pp. 174-175). Il dipinto desiderato era quello corrispondente al n. 38 del catalogo della mostra romana del 1953, come recita la didascalia completa della foto dell’opera: Natura morta con testa di Toro Nera, Libro, Tavolozza e Candela, 1938, un olio su tela, cm. 97x130, all’epoca di proprietà di Picasso. Il giornalista della “Stampa”, Quaglino, pur avendo assicurato il suo interessamento, non sortisce l’effetto desiderato, e la corrispondenza con la Galleria non ha alcun seguito.

Come considerare questo esito negativo di ottenere un donativo da Picasso per il nostro museo d’arte moderna? Ci soccorrono le lettere pubblicate da Mantura nel catalogo della mostra del 1998-99; come in particolare nella nota 3 del suo testo a pag.24, laddove si legge: “Reale scrive (a Picasso, n.d.a.) nella lettera del 29 marzo 1954: «Je sais que le consul d’Italie de Nice va te demander, pour Palma Bucarelli et sa Galerie, un tableau en cadeau. Nous te voudrions te prier de ne pas le donner, ces gens-là ne méritent rien. Mais nous parlerons de vive voix de ça aussi… ». E infine nella missiva del 28 aprile 1954: «Cher Pablo le professer Venturi est en route pour Nice il viendra te faire visite. Je sais qu’il te demandera un tableau pour la Galleria d’Arte Moderna (in italiano nella lettera) dont M.lle Bucarelli est le conservateur. Naturellement ne pensons pas d’influencer ta décision, tu feras ce que tu voudras. Mais nous devons te dire que ni le professeur  Venturi, ni Mlle Bucarelli n’ont rien fait pour l’organisation de l’exposition, au contraire ils nous ont créé des difficultés et ils nous ont donné beaucoup d’ennuis. En plus de ça le professeur Venturi a gagné beaucoup d’argent avec le catalogue. A notre avis, faire un cadeau à la galerie signifie faire de la publicité à M. Venturi et à M.lle Bucarelli et à leur crée des mérites et des bénémérences [sic] dont ils ne sont pas dignes. Si tu voudras faire un cadeau à l’Italie et à son peuple que tu aime et qui t’aime, nous te dirons comment faire… ». Più chiaro di così. Un vero e proprio accanimento contro i due protagonisti della mostra romana, e la furbesca conclusione pro domo sua. Picasso dunque dovette convincersi a non donare nulla, anche per la sua indifferenza per le due mostre italiane, alle quali peraltro non presenziò, sebbene invitato dallo stesso Reale.          

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A questo punto una domanda è, ancorché banale: la maligna intenzione del senatore Reale di impedire la donazione e l’acquisizione a qualsiasi costo, come abbiamo visto nelle insistenti parole indirizzate a Picasso nelle lettere di cui sopra, si sarà esercitata anche quando avrà saputo della proposta di vendita di Cardazzo alla Galleria Nazionale d’arte Moderna? Allo stato attuale della documentazione non sono emerse prove in tal senso. Sappiamo però che il Sipario per Parade era certamente nella disponibilità di Cardazzo a Milano tra il 1953-1954, secondo la testimonianza della sua compagna, la nota scrittrice Milena Milani (1917-2013) che vediamo nelle foto seduta sul Sipario disteso nel cortile di via Manzoni, 45, sede della Galleria del Naviglio, a Milano; una volta lei da sola, e in un'altra foto insieme allo stesso Cardazzo [figg. 18-19-20]. Secondo quanto riportato nella nota 11 del testo “Una Centrale creativa” Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo 1946-1963, nel catalogo Carlo Cardazzo. Una nuova visione dell’arte (2008), a cura di Luca Massimo Barbero e Francesca Pola, si dice che il Sipario a quella data: “è stato conservato (verosimilmente anche in relazione alla grande retrospettiva dedicata a Roma e a Milano nel 1953) presso il teatro della Scala… Secondo la testimonianza della Milani (nel 2008 ancora vivente, n.d.a.), sarebbe stato proprio Cardazzo l’intermediario che cercò invano di vendere il Sipario di Parade al Teatro della Scala” (p.183). Anche qui nessuna notizia sull’offerta in vendita di Cardazzo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Come poi il Sipario sia finito a Parigi è narrato dallo studioso Luca Pietro Nicoletti nella sua notevole biografia, Gualtieri di San Lazzaro. Scritti e incontri di un editore d’arte a Parigi, Macerata, Quodlibet Studio, 2014 (cfr. pp. 160-163). L’autore scrive che Gualtieri di San Lazzaro (1904-1974), nella seconda edizione (1966) del suo famoso testo Parigi era viva, afferma che Cardazzo […] aveva trovato a Milano, il sipario di Parade, dodici metri di altezza per sei o sette di larghezza (sic, sbagliando, n.d.a.), di cui il proprietario, un argentino, si proponeva di ritagliare e di conservare solo il pannello centrale, non avendo nessuna intenzione di costruire un palazzo per poterlo esporre intero”. Un’idea giustamente folle secondo Gualtieri che si attiva a Parigi per evitare la distruzione del Sipario. Convince Pierre Courthion (1902-1988), noto giornalista, scrittore, poeta e critico d’arte, “pregandolo di esporre la situazione al conservatore [del museo del Louvre, n.d.a.] Jean Cassou”. Di conseguenza Cardazzo fece esporre la grande tela alla Scala per mostrarla a Bernard Dorival, il giovane conservatore del Museo Nazionale di Parigi. L’opera venne successivamente inviata a Parigi per essere sottoposta alla Commissione del Louvre, per poi essere definitivamente acquistata, ma non sappiamo a che prezzo. Secondo lo studioso Nicoletti, il prezzo dovette essere alto (comunicazione orale), in considerazione della provvigione che per San Lazzaro sarebbe stata, secondo Cardazzo, di 1.200.000 lire, ma che poteva essere diminuita: “in caso della riduzione della percentuale di Cardazzo da parte del proprietario dell’opera, a San Lazzaro sarebbe spettato solo un milione” (p.163). Ma allo stato attuale delle ricerche mancano documenti al riguardo che indichino sia i compensi a Cardazzo e a San Lazzaro, sia la somma effettivamente pagata dai musei francesi per il Sipario. Personalmente sarei propenso a credere che il prezzo pagato non sia stato poi particolarmente oneroso, come si evince dalle stesse parole del Gualtieri nel testo sopra menzionato: “L’argentino, intanto, al quale Cardazzo aveva scritto, aveva fato sapere di essere disposto a venderlo per una somma che pur non essendo eccessiva, era tuttavia troppo alta per i poveri musei francesi” (p.161). Fatto sta che poi l’hanno acquistato. In questa breve sintesi che ho fatto della sin qui un po’misteriosa vicenda, a noi rimane il rammarico di non possedere quell’opera che sarebbe stata così significativa per le collezioni statali italiane.                                              

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Il Sipario per Parade, acquistato dalla Direzione dei Musée de France, fu riesumato per la prima volta, dopo la stagione dei Ballets Russes, nella mostra alla Tate Gallery di Londra nel 1960 (v. Cat. con intr. di R. Penrose, n. 264, ill. 56a). Fu quindi esposto a Tolosa, nel 1965 alla mostra Picasso e le théâtre, al Musée des Augustins, dove poi è rimasto in deposito”. (Carandente, op. cit., p. 56). Tali indicazioni bibliografiche non sono riportate nella scheda redatta per l’esposizione di  Parade a Palazzo Barberini, che cita solo le più recenti esposizioni: “Parade, conservata al Centro Pompidou di Parigi, è stata esposta solo in rare occasioni, a causa delle sue monumentali dimensioni: al Brooklin Museum (New York 1984); al Palazzo della Gran Guardia (Verona 1990); a Palazzo Grassi (Venezia 1988); al Centre Pompidou di Metz (2012-2013): e al Museo di Capodimonte (Napoli 2017)”.                                                                                          

Mario Ursino

*  Ringrazio il dottor Claudio Bianchi, Direttore Archivio e Gestione flussi documentali, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, per le cortesi notizie fornitemi relative al carteggio Cardazzo-Bucarelli. Ringrazio inoltre della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, la direttrice della Biblioteca Giulia Talamo e in particolare i suoi collaboratori Walter D’Ario e Nunzia Fatone; la direttrice dell’Archivio Bio-iconografico, dottoressa Claudia Palma e la sua collaboratrice Stefania Navarra.

Ringrazio la dottoressa Chiara Mari, Referente dell’Archivio della Galleria e delle Edizioni del Cavallino, per le cortesi notizie fornitemi relative al carteggio Cardazzo-Bucarelli

Ringrazio il dottor Luca Pietro Nicoletti, storico dell’arte, autore tra l’altro della biografia Gualtieri di San Lazzaro. Scritti e incontri di un editore d’arte a Parigi, Macerata, Quodlibet Studio, 2014. Lo ringrazio anche per avermi inviato il suo volume e per le scambievoli conversazioni sulla vendita del Sipario di Parade.

 

 

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