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Associazione Cultura Nazionale presenta: "Il caso Pantani. Doveva morire"

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Associazione Cultura Nazionale presenta: "Il caso Pantani. Doveva morire"

Il lavoro di Luca Steffenoni non è un libro su Pantani, ma un libro sulla vicenda giudiziaria di Pantani, e non solo sulla morte, ancora circondata da punti bui e misteri irrisolti. Sabato 28 ottobre ore 17, alla libreria Edison

Steffenoni inizia a raccontare a vicenda Patani dall’esclusione di Madonna di Campiglio, ripercorre le lacune e le versioni contrastanti e cambiate nel corso del tempo su quanto successo quella mattina, i concetti di ematocrito e piastrine e pone domande, in modo che ciascuno possa trovare le proprie risposte. Ripercorre la lotta di Marco per la verità, la frustrazione di trovarsi davanti a un meccanismo che il ciclista romagnolo ritiene volerlo far fuori, la paura di non essere creduto da nessuno, l’incredibilità di quanto gli è successo, la voglia di rimettersi in sella, la sfida con Amstrong, il texano dagli occhi di ghiaccio, di cui Pantani ebbe il coraggio di mettere in discussione le pratiche sportive attirandosi ancor più inimicizie, prima di scoprire, quando ormai Marco non c’era più, che il Pirata non aveva visto male, che aveva davanti agli occhi l’uomo protagonisti de “il più grande e sofisticato sistema di doping mondiale”. Ad emergere, oltre agli aspetti giudiziali, ad ipotesi di complotti, a versioni contrastanti e punti delle indagini ancora di approfondire, il lavoro di Steffenoni si concentra sulla psicologia del Pirata, ne racconta la solitudine, i pesi, le pressioni e le menzogne che ha dovuto sopportare da Campiglio in avanti, dai mancanti inviti al Tour a processi legati a truffe sportive mai provate, dove si è trovato sul banco degli imputati invece che su quello della parte lesa. Pantani è pulito, viene da pensare alla fine del libro. Un meccanismo più grande di lui lo ha incastrato, senza farlo uscire vivo. Non è detto che sia questa la verità, di certo, se si vogliono far parlare fatti oggettivi, il Pirata non è mai stato trovato positivo a un controllo antidoping, come invece è successo a molti ciclisti che correvano insieme a lui in quegli anni, da Danilo Di Luca allo stesso Armstrong. Un aspetto che in tanti hanno dimenticato troppo in fretta.

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