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L'oro non tira, l'argento uguale, le inaugurazioni tirano eccome.

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L'oro non tira, l'argento uguale, le inaugurazioni tirano eccome.

Il riassunto di Gold/Italy 2017.

 
 
Gli espositori ne erano coscienti ben prima dell'inizio che, al pari delle ultime fiere, Gold/Italy non avrebbe cambiato lo scenario del lavoro. Che è poco e balordo. Magari non conoscono al decimale i numeri del settore a livello mondiale, ma certo non gli fa piacere leggere notizie che fanno apparire quello che non è. Inutili trionfalismi, come dire che la crisi che è passata.
Hanno scritto, quei bravi scrivani, che: i primi 6 mesi del 2017 registrano segnali positivi per la gioielleria a livello globale. La quantità di oro per la produzione è infatti aumentata di +22% rispetto al medesimo periodo del 2016, raggiungendo le 1.076 tonnellate, mentre i consumi sono cresciuti di +15%, arrivando a 955 t. La crescita è dovuta soprattutto alla forte ripresa della produzione e dei consumi in India, che nei primi 6 mesi 2017 registra un aumento della domanda di gioielleria in oro di +109% rispetto allo stesso periodo del 2016. In crescita USA (+6%), mentre sono in calo Cina (-8%), Turchia (-7%), Egitto (-10%), Russia (-1%). Da segnalare la crescita degli Emirati Arabi Uniti nel secondo trimestre 2017 (+6%) e il calo nel Regno Unito (-23%) probabilmente per effetto della Brexit. Si stima che l’indice di fatturato del settore orafo-gioielliero italiano nei primi 5 mesi del 2017 cresca in media di +1,6% rispetto alla media del medesimo periodo del 2016 (-6,3% domanda interna, +5,4% domanda estera). Nei primi 6 mesi del 2017 le esportazioni italiane del settore gioielleria e bijoux sono cresciute di +12% in valore, arrivando a 3,4 miliardi di euro, e di +23% in quantità (2.600 tonnellate), rispetto ai primi 6 mesi del 2016. Per quanto riguarda l’export di gioielleria preziosa (soli gioielli in oro, argento e altri metalli preziosi), si è registrata una crescita di +13% in valore, che ha portato le esportazioni a superare i 3 miliardi di euro, mentre un calo di -2% in quantità (410 t). Le principali destinazioni dell’export italiano di gioielleria sono la Svizzera, gli Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e gli Stati Uniti. Nei primi 6 mesi del 2017 è aumentato l’export di gioielleria preziosa in valore verso Svizzera (+7%), Francia (+90%), Hong Kong (+14%), Stati Uniti (+21%), Turchia (+25%), Germania (+16%), Spagna (+21%), Sud Africa (+14%), Repubblica Dominicana (+23%), Romania (+9%). Nei primi 6 mesi del 2017 il distretto di Arezzo per 942 milioni (+5%), Vicenza per 676 milioni di euro (+1%), Alessandria per 1 miliardo di euro (+40%), Milano per 392 milioni (-5%).

Tradotto per chi non vive e mangia col settore che nell'aretino vale oltre 9.000 posti di lavoro con l'indotto: siccome l'India è mercato chiuso agli italiani, dato l'aumento di prezzo dei metalli preziosi nel periodo s'è perso almeno 4 punti percentuali dall'anno scorso. I mercati tradizionali medio orientali e asiatici sono chiusi, in America si vende a credito, gli altri mercati menzionati sono marginali. In compenso cinesi, asiatici e turchi ci stanno portando via il poco lavoro sano che esiste. I clienti continuano a venire da noi per i modelli nuovi: fanno una campionatura, se qualche articolo tira lo fanno copiare a quel'altri. Discorso a parte per chi lavora coi metalli fini, da investimento, che magari finisce in questi numeri, ma non riguarda il settore tradizionale. L'aumento di peso non riguarda il lavorato. Aziende orafe in cassa integrazione, operai licenziati, nomi storici hanno chiuso. Questo il quadro, debbo ricordare inoltre che nel 2016 l'export di Valenza era crollato del 35% rispetto al 2015 perché Bulgari esportava da una altra provincia, in attesa di completare la nuova fabbrica. Al solito cifre senza storia, dannose.
Chi era con me quando sono andato in fiera ha sentito la rabbia, siamo stati “aggrediti” per raccontare delusioni del lavoro, per un calendario-fiere da matti o di un sistema paese che non funziona. Fra gli stands pochi quelli impegnati, ma nessuno se la prende cogli organizzatori aretini, non ci sono nuovi mercati e nuovi operatori; casomai sono i costi delle fiere di Vicenza che fanno bestemmiare. La bufala dell'aumento del 10% delle vendite di gioielli in Italia a Natale non ha eccitato nessuno: quali gioielli, il pronto cinese in argento comprato in fiera? Atiente che balena!
Però le foto della inaugurazione apparse hanno messo d'accordo tutti gli espositori sentiti: colpi di vaffa alla folla che litiga per apparire e toccare il nastro, esaminate le immagini di Lorenza Ricci (gc), in una foto, l'unico che ha tenuto in piedi la baracca compare in terza fila.
I 4/5 degli inauguranti sono venuti a brindare, coi guadrini degli espositori. Micidiale la presenza di Ghinelli colla fascia, proprio accanto a Boldi, presidente di ArezzoFiere, di cui ha ripetutamente chiesto la testa; ignoti i motivi della presenza del sindaco di Montevarchi e dei soliti assessori, consiglieri, ex sindaci e parlamentari in via di non rielezione.
Non vadano in fabbrica, potrebbero accoglierli nel crogiolo!
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