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Il senso di impunità che sta trasformando i nostri giovani in teppisti

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Il senso di impunità che sta trasformando i nostri giovani in teppisti

Ci racconta la Nazione che domenica sera in piazza S. Agostino, 4 quindicenni sono stati rapinati di 20 euro, da due giovani appena piu’ grandi di loro. Quando i rapinati han cercato di riavere il loro denaro, è sbucato un coltello a dissuaderli definitivamente. Rischiare una imputazione per rapina a mano armata per 20 euro? Ma come è possibile tanta idiozia?

Sapete da dove deriva la parola teppista? Dal nome della Compagnia della Teppa, un’associazione di giovani della nobiltà milanese. Questi giovani, all’inizio dell’ottocento, si divertivano a compiere atti goliardici e prepotenze nella sostanziale indifferenza delle autorità.

Quando infine esagerarono, la polizia ci mise pochissimo a individuarli, arrestarli e porre fine al gruppo e alle loro violenze. È rimasto il nome, a indicare un abuso fine a sé stesso e alimentato dal senso dell’impunità.

Così i teppisti nostrani fanno i gradassi coi ragazzini piu’ piccoli, perché non rischiano nulla o almeno così immaginano loro.

Pasolini in uno dei suoi ultimi articoli, pubblicato sul Corriere della sera, due settimane prima di essere ucciso scriveva: “Il consumismo ha distrutto cinicamente un mondo reale trasformandolo in una totale irrealtà dove non c’è più scelta possibile tra bene e male. Ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà. Bisogna ammettere una volta per sempre il fallimento della tolleranza. Che è stata, s’intende, una falsa tolleranza, ed è stata una delle cause più rilevanti nella degenerazione delle masse dei giovani”. 

La facilità con cui si ruba le caramelle ad un bimbo e se protesta gli si mostra il coltello, è figlia del senso di impunità in cui tanti giovani sono stati cresciuti. Chi pensa di poter agire in questo modo lo fa con la (quasi) certezza che non verrà mai sanzionato adeguatamente rispetto alla gravità della sua azione e delle sue conseguenze. Prima di tutto in famiglia, dove si trova sempre chi è pronto a giustificarlo. Dunque, delinque. Ma ogni reato può avere conseguenze tragiche per chi lo subisce.

Inutile prendersela con i magistrati. I magistrati applicano le leggi che hanno a disposizione. Non c’entrano con il problema che si viene poi a creare. È un problema di norme, non sono adeguate al fenomeno che si deve contrastare, ai nostri tempi. E inadeguate anche al senso di giustizia che il cittadino pretende. Per essere chiari: il cittadino ha il diritto di vedere che chi commette reati, sbatte in terra una anziana per una borsa o peggio, se preso, stia poi in galera e non fuori immediatamente, o quasi.

Ma a ben vedere il problema è forse ancor piu’ profondo: è dalla rinuncia a giudicare e a difendere i valori etici, è dallo sdoganamento del solo profitto materiale e personale, è dalla graduale affermazione dell’egoismo dei vincenti al posto della solidarietà, che prende slancio la deriva che ci porterà alla dissoluzione della comunità nazionale, al tramonto della cultura, al disastro politico e sociale ormai imminente.

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