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Il confine sottile tra il potere di indirizzo e programmazione e il danno erariale

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Il confine sottile tra il potere di indirizzo e programmazione e il danno erariale

 

 

Va bene l’ammucchiata in nome del “volemose bene”, va bene anche la necessità di tacitare gli alleati che non avendo altro da proporre, scopiazzano norme qua e là in aree a trazione diretta, ma immagino che anche in un Consiglio Comunale, dove è vero che non è richiesta una grande competenza giuridica, almeno una pur minima conoscenza sull’uso di Google, non farebbe male.

Questa mattina è stata approvata la norma comunale che prevede l’istituzione di un fondo per il patrocinio ai cittadini accusati di eccesso di difesa.

Orbene, già 7 mesi fa la Corte Costituzionale (in relazione a norme identiche emanate dalla Regione Veneto) ne aveva dichiarata l’incostituzionalità, annullandole ab origine.

Attenzione: non è una sentenza di un qualunque tribunale della repubblica, che pur costituendo precedente non ha valore in senso assoluto, è la Corte Costituzionale che ne dichiara l’illegittimità.

Di questo tema avevo già fatto rapida introduzione a settembre, pare inutilmente. Oggi dunque, sperando che oltre che a scrivere si cerchi anche di leggere, sillabare e far di conto, riporto per esteso la parte dispositiva della sentenza n. 81 del 2017 laddove queste norme, per la prima volta presentate dalla regione Veneto, sono state dichiarate incostituzionali il 17 marzo di quest’anno.

Peraltro, i giudici costituzionali ricordano che il contenuto precettivo dell’articolo impugnato, coincide, nei profili in rilievo, con quello di una norma regionale dichiarata costituzionalmente illegittima dalla stessa Corte con la sentenza n. 299 del 2010, ed ossia con l’articolo 1, comma 3, lettera h, della Legge della Regione Puglia n. 32/2009.

In linea con quanto già sottolineato in quest’ultima pronuncia, la Consulta precisa, che è il codice di rito penale che stabilisce l’obbligatorietà della difesa tecnica nel relativo processo, prevedendo, in mancanza della designazione di un difensore di fiducia, la nomina di un difensore d’ufficio e l’obbligo della parte di retribuirlo, qualora difettino le condizioni per accedere al gratuito patrocinio (art. 369-bis, del codice di procedura penale).

E quest’ultimo, costituisce poi oggetto delle norme statali, anche con riguardo alla persona offesa dal reato.

Non voglio invece nemmeno immaginare che si possa credere che cambiando il soggetto che le propone (di grado inferiore questa volta), possa cambiare la prospettiva costituzionale. 

 

Norme concernenti il patrocinio legale alle vittime della criminalità accusate di eccesso di legittima difesa.

[....]

L’ampliamento dei casi in cui è possibile fruire del gratuito patrocinio (oggetto di previsione da parte delle norme statali) si porrebbe in contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., incidendo sulla disciplina del processo penale; ciò anche perché incrementerebbe la possibilità «di investire risorse in indagini difensive e consulenze di parte».

I primi due commi della norma impugnata influirebbero anche, «sul piano sostanziale, sulla repressione dei reati» e sulla materia «ordinamento penale», poiché agevolano l’autodifesa, attuando un bilanciamento di interessi, di competenza esclusiva dello Stato.

La disciplina del diritto di difesa (anche dei non abbienti) costituisce oggetto delle norme statali, le quali lo contemplano «in riferimento al processo penale, civile, amministrativo, contabile e tributario e negli affari di volontaria giurisdizione» ed ha escluso la riconducibilità della norma ad altri ambiti materiali.

È, infatti, il codice di rito penale che stabilisce l’obbligatorietà della difesa tecnica nel relativo processo, prevedendo, in mancanza della designazione di un difensore di fiducia, la nomina di un difensore d’ufficio e l’obbligo della parte di retribuirlo, qualora difettino le condizioni per accedere al gratuito patrocinio (art. 369- bis, del codice di procedura penale).

Quest’ultimo costituisce poi oggetto delle norme statali (in particolare, degli artt. 74 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia»), anche con riguardo alla persona offesa dal reato; per quest’ultima, le stesse prevedono, in relazione a determinati reati, il patrocinio gratuito anche in deroga dei limiti di reddito espressamente stabiliti (art. 76, comma 4-ter, del d.P.R. n. 115 del 2002).

Inoltre, questa Corte ha approfondito e compiutamente identificato finalità e contenuto della regolamentazione in tema di gratuito patrocinio (sentenza n. 237 del 2015), evidenziandone appunto l’inerenza alla disciplina del processo.

Pertanto questa Corte ne dichiara l’illegittimità costituzionale

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2017.

Che altro aggiungere? Se il comune darà seguito a questa prassi, spendendo in questo modo i soldi dei suoi contribuenti (tra cui lo scrivente), da cittadino farò denuncia per danno erariale! Sarò curioso di sapere come la Corte dei Conti si regolerà dinanzi ad una sentenza della Corte Costituzionale che è già intervenuta in materia in modo così netto ed inequivoco.

Ad maiora! 

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