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Idee per il mercatino internazionale che ingorga Arezzo. Non un comunicato come quelli che avete letto negli ultimi giorni!

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Idee per il mercatino internazionale che ingorga Arezzo. Non un comunicato come quelli che avete letto negli ultimi giorni!
 
 
Leggo dal comunicato stampa degli organizzatori: per il 2018 previsti più banchi, maggiore spazio agli operatori locali e nuove zone da individuare per rendere il percorso ancor più fluido e accessibile. Non vi stupite se avete letto l'articolo dei nobili quotidiani locali e lo trovate identico ai comunicati stampa aretini della Ascom/Fiva: il quotidiano per l'uomo di classe si esercita nel copia-e-incolla, avete quindi pagato per leggere della pubblicità, senza che lo dicessero.
Il trionfalismo che trovate nei media aretini è il noto modello “se la suona e se la canta”!
Gli organizzatori, che come tali apparecchiano questa kermesse per incassettare, vi raccontano di grandi numeri e grandi incassi come se ve ne venisse qualcosa in tasca. No, è la solita fuffa autoreferenziale: numeri che nessuno può verificare, sempre che contino qualcosa. Come raccontare delle 500 camere vendute negli alberghi, una frazione delle camere vendute in un anno. Come insistere sulle centinaia di giovani aretini assunti dai banchi: quelli con cui ho parlato, non indicativi per la statistica, erano scontenti per il rapporto paga/ore lavoro. I 3 milioni di incassi su cosa sono conteggiati? O i fumosi 350.000 visitatori -devono avere gli stessi metodi di calcolo dell'assessore Comanducci- cosa significano? Cessi intasati, forse.
Comunque molti aretini vanno a farsi spennare al mercatino, scelta loro. Forse non si sono accorti che sono ad una manifestazione culturale, per cui l'organizzazione riceve uno sconto del 50% sulla imposta di occupazione di suolo pubblico ed altri benefit per centinaia di euro. Anche io sostengo involontariamente il mercatino e -visto che per il 2018 vogliono farlo crescere- lancio qualche idea.
Per le ovvie contradizioni e perchè non tutti sono contenti.
Perché, con tutto il parlare di far vivere la città nei suoi quartieri e zone critiche, non viene spostato al Pionta, in Piazza Zucchi, a Pescaiola? Molti residenti della zona Eden non ne possono più di vedersi sacrificati da iniziative che arrecano puzzo, rumore, sudicio e mancanza di posti auto per cui pagano! La tradizione aretina comprende i mercati del sabato e la fiera del mestolo: ora ogni tre-per-due è casino sotto casa, senza dimenticare lo sviluppo incontrollato che hanno avuto i quartieri del saracino colle loro rumbe, altri 15 giorni all'anno. Manifestazioni che non portano turismo (quello vero), ma che (secondo qualcuno, indovinate chi) hanno una ricaduta di notorietà sul territorio mi fanno venire in mente ArezzoWave e le polemiche perenni: però Arezzo ne ricavava davvero notorietà; la città soffriva in zona manicomio e stadio, ai margini. Certo a benpensanti e beghine davano fastidio amore libero e droga: il sesso libero (consenziente e informato) a me non dà noia, mi pare invece che il problema droga non si sia dissolto scacciando ArezzoWave. Ricordate, a Pratacci morì un giovane, grande scandalo e censura: ora che ne muoiono diversi all'anno, va meglio?
Traffico: sento i clackson lontano kilometri, la colonna sonora del mercatino.
La città murata diviene inavvicinabile, nessuno ti avvisa, non sai dove andare: spostate il mercato fuori le mura, 700 metri di distanza portano in zone che -come dite- hanno bisogno di iniziative per contrastare l'illegalità. Credo anche quei commercianti ne trarranno beneficio, ma forse non sono associati “di peso”.
Che gli aretini portino i loro soldi ad aziende forestiere è un errore, un impoverimento, ma incrementare gli operatori locali è una risposta al fatto che la carovana degli esteri che gira nel circuito è esaurita, allora spazi ad ambulanti italiani da tesserare. Meglio di questi 170 foresti attuali per il PIL areetino, ma gli italiani non possono essere munti come gli stranieri. Vedremo.
Che dire poi della cultura, se il re dello speck (vera poesia dei media aretini!) di Castelrotto ha ricevuto dal suo paese tanto materiale turistico che ha distribuito per tre giorni insieme ai salumi: cultura e turismo al contrario. Ma non è solo colpa della amministrazione di destra, anche il Pd fanfaniano andava a braccetto con la kermesse e l'Ascom. Colla cultura non si mangia, appunto, ma la giunta Fanfani il connubio panini-cultura lo vedeva; lo sconto Tosap glielo facevano anche loro. Quelli che si sono mobilitati in 50 al flash mob per salvare lastreet art minacciata dal Ghinelli. Uno strano concetto di cultura cui non credono visto la misera mobilitazione.
Superata e dissoltasi icastica di cui pochi soffrono la mancanza (quelli che ci mangiavano), Arezzo è priva di qualunque programma culturale. Colpa dell'assessore, cioè Ghinelli. Un po' di musica, col Polifonico che galleggia a fatica, il Petrarca per i soliti quattro gatti, la figura di cacca colla mostra sul Vasari annullata, non sussiste motivo culturale per una visita ad Arezzo. Cortona continua a fare un figurone rispetto al capoluogo. Che però vanta i mercatini internazionali. Vò mettere?!
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