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Après moi le déluge! Ferretti convoca una conferenza...

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Après moi le déluge! Ferretti convoca una conferenza...

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.(Bertolt Brecht)

 

Il presidente Ferretti che ieri è stato contestato da una parte della tifoseria, ha convocato un incontro con i giornalisti per fare il punto della situazione e, probabilmente, annunciare ufficialmente la volontà di disimpegnarsi

Après moi le déluge, dopo di me il diluvio, è una frase attribuita dalla tradizione al re di Francia Luigi XV e fu assai profetica, visto che il suo successore mise la testa dentro ad una ghigliottina.

Da una analisi del fatto Quotidiano pubblicata a febbraio di quest’anno, i numeri della Lega Pro assumono un’aspetto impietoso: “Nelle ultime cinque stagioni 28 fallimenti e 71 penalizzazioni. Classifiche e gironi riscritti dalla giustizia sportiva. La stragrande maggioranza dei provvedimenti punitivi nasce da inadempienze verso la Co.vi.soc. la Commissione di vigilanza delle società di calcio….

Ogni società, per partecipare al campionato, versa 600 mila euro di fidejussione, più 90 mila di iscrizione al campionato. Quindi, deve sottoporsi a un controllo trimestrale sul budget finanziario con l’obbligo di ripianare (entro 30 giorni) ogni forma di sconfinamento, pena la penalizzazione. Soluzione puntuale e inevitabile, considerati i costi di gestione di un club. Una stagione, in media, costa 4,2 milioni di euro a fronte di un fatturato di 3,1

Poche risorse e rischio capitombolo sempre dietro l’angolo. Il pallone della Lega Pro è spinto da imprenditori legati a territori con risorse limitate. E in un format dove ogni società, in media brucia 1 milione di euro, gestire un campionato rischia di trasformarsi in una via crucis”.

Le squadre di Lega Pro hanno essenzialmente due entrate: gli sponsor e i biglietti. Fino agli anni '90 gli stadi di tutti Italia erano pieni dalla serie A fino alle serie minori, anche in serie C si incassava molto e soprattutto gli sponsor erano disposti ad investire molti soldi perché anche una squadra di serie C assicurava visibilità. Poi è arrivata una crisi economica che che ci ha fatti piombare in una profonda recessione e le spese per le sponsorizzazioni, sono state le prime ad essere tagliate, tanto piu’ che gli stadi si sono via via svuotati.

C'è chi dice che sia colpa delle TV e forse questo è vero, anche se solo in parte. E’ ovvio che chi ha l'abbonamento alla pay tv, tendenzialmente tende a restare a casa a vedere la partita di A e non opta certo per andare allo stadio a vedere le partite di serie C della squadra cittadina. A meno che questa non lotti per la promozione. In realtà è il calcio che è cambiato, da fenomeno sociale è diventato spettacolo.

Possiamo dire allora che la colpa è delle TV nella misura in cui i tifosi sono diventati spettatori. Ma potremmo anche dire che le TV l'hanno spuntata proprio perché è cambiata l'attitudine verso il calcio. Molti tifosi si sono disaffezionati, preferiscono vedere una partita di “prima scelta” che la squadra della propria città, perché senza dubbio è uno spettacolo di migliore qualità. In queste condizioni però le squadre minori non hanno più senso e inevitabilmente dovranno ridimensionarsi e sparire e le serie minori dovranno rimanere solo dei depositi per gli scarti di chi sta sopra.

La media di affluenza allo stadio in Lega Pro è ormai poco sopra i mille spettatori (ad Arezzo va un po’ meglio) con un costo medio nazionale calcolato di 4.2 milioni di euro. Significa che per ogni spettatore si spendono 4.200 euro l’anno a fronte di ricavi di poco superiori ai 3.000.

E’ evidente che se non si interverrà rapidamente a livello di sistema, presto assisteremo ad una ecatombe calcistica, in cui le serie minori, fatto salve quelle che possono contare su spese milionarie seguite da altrettanti milionari fallimenti, saranno sempre in maggiore difficoltà e alla fine destinate a scomparire.

Ed infatti si comincia a ripensare la serie C in modo diverso, in un futuro da B2. La terza serie del calcio italiano nei prossimi anni cambierà radicalmente volto e, probabilmente, anche nome. Tutto merito della riforma del calcio professionistico italiano in cantiere da tempo, ma che finalmente dovrebbe aver luogo nei prossimi tre anni.

La Lega Pro, in un disegno che sta assumendo contorni sempre piu’ definiti, verrà accorpata alla Lega di Serie B: una sola Lega formata da due campionati che potranno interagire nettamente meglio di quanto accade adesso. Con l'obiettivo di evitare il boom di fallimenti e difficoltà economiche tra i club che attualmente retrocedono dalla cadetteria alla terza serie. All'interno di questo progetto è previsto anche un cambio di nome: il campionato di B diventerebbe "B1" mentre quello di C verrebbe denominato "B2" e passerebbe dalle 60 squadre previste attualmente dalle NOIF a 40, con la perdita di un girone.

Il disegno di riforma, però, è più ampio e prevede anche la creazione di una Serie D "elite", un campionato semi-professionistico formato da 3/4 gironi e gestito dalla Lega Dilettanti, di Sibilia, con numerosi sgravi fiscali. Anche questa sarebbe una novità utile in chiave economica per evitare la moria di squadre che chiudono battenti retrocedendo dalla Serie C alla D: in pratica tornerebbe in vita la vecchia C2 (negli ultimi anni di vita diventata 2^ Divisione) ma con meno tasse e obblighi per le squadre. Subito sotto, infine, vi sarebbe la "solita" Serie D con i suoi 9 (o forse 8) gironi.

La Lega Pro, insomma, si scinderebbe a metà: una parte entrerebbe a far parte del circuito di Serie B, un'altra si avvicinerebbe al mondo dilettantistico. Una scelta che rispecchia l'attuale divisione presente in terza serie, con club dai budget milionari da far invidia a club di A e B e altri che lottano per sopravvivere con somme spesso minori di quelle investite da team di Serie D e con tasse e obblighi nettamente superiori.

A questo punto si tratta di far arrivare la nostra società calcistica a questo traguardo, ma se devo essere sincero, non vedo alternative al presidente Ferretti (mi dispiace tanto per lui…).

Riuscendo ancora a pensare da ex imprenditore e da NON esperto di calcio, né di vicende calcistiche, è difficile non maturare riflessioni diverse da quelle che sento e vedo (tramite striscioni) provenire dall’area della tifoseria.  Onestamente ancora oggi non riesco a dare a me stesso la spiegazione di quale possa essere la molla che fa spendere ad un uomo che lavora e guadagna, centinaia di migliaia di euro solo per permettere a mille o duemila tifosi di andare la domenica allo stadio.

Ripensando alla mia personale storia, mi son risposto che l’unica molla possibile, può essere la volontà di vedere una creatura che si è fortemente voluta e desiderata resistere e crescere. Ma da osservatore terzo, credo che se fossi pure ricco sfondato, se avessi la possibilità di dilapidare ricchezze, io non lo farei mai! E sono profondamente convinto che se Ferretti potesse tornare indietro, i cancelli del nostro stadio non li attraverserebbe piu’.  Dopo aver speso una barca di soldi per 90 minuti di gloria (forse per i tifosi saran due spiccioli, ma per me sono sempre tantissimi), andare pure regolarmente a beccarmi gli insulti di chi non è mai contento. Ma quando mai…

La verità è che la nostra città non ha saputo esprimere nessuno con un tale spirito filantropico, ed ogni volta che penso a Ferretti, faccio fatica a non nutrire un profondo senso di gratitudine per ciò che ha fatto per la nostra squadra e per lo sport calcistico ad Arezzo. Senza di lui certamente saremmo nella migliore delle ipotesi ancora a lottare tra la serie D e la prima categoria, nella peggiore ancora falliti !

Al presidente Ferretti posso al massimo rimproverare eccessiva trasparenza intellettuale, che se nel mondo degli affari permette di viaggiare a testa alta, non sempre conduce a buone trattative. Come ogni buon giocatore di poker sa, riuscire a nascondere non solo le carte, ma anche le proprie emozioni, è la chiave del successo.  

 

Adesso possiamo solo aspettare la conferenza stampa e sperare che non si prepari il peggio… 



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