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LA CULTURA DELLA MOLESTIA SESSUALE PUNITIVA: la libertà femminile ha anche questo prezzo

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LA CULTURA DELLA MOLESTIA SESSUALE PUNITIVA: la libertà femminile ha anche questo prezzo

La storia ormai la conosciamo! Parliamo di Asia Argento e della denuncia per molestie sessuali nei confronti di un produttore americano.


Lei è una donna molto bella. È una donna di successo. È una donna che, per scelta o anche per indole, non assomiglia e non aderisce allo stereotipo della donna media italiana. È una donna che ha fatto scelte di campo che possono non renderla piacevole o particolarmente simpatica agli occhi di una gran parte della popolazione con la vocazione di “commentatore da bettola”.

Insomma: ASIA ARGENTO NON COINCIDE CON L’IMMAGINE DELLA VITTIMA così come la immaginano gli haters (quegli esseri con il pollice opponibile che permette loro di vomitare sentenze sui social network). Ma solo per gli ITALIANI. Nel resto del mondo sta ricevendo manifestazioni di sostegno e di ammirazione per aver trovato il coraggio di denunciare. In Italia lei è COLPEVOLE: di “averla data via” – “esserci stata” – “averla data per ottenere una parte”. Aprite un social, uno qualsiasi, e leggetevi le ingiurie, non serve riportarle qui! Serve solo far capire la profonda differenza fra la nostra mentalità e quella del resto del mondo.

E leggete soprattutto le ingiurie che le donne rivolgono ad Asia Argento. Perché sono proprio quelle a colpire di più! Le donne non perdonano alle donne il successo, la sicurezza, la libertà, la scelta, l’alta autostima. Le donne fanno gruppo solo quando devono “starnazzare” contro quelle che non corrispondono al come loro stesse si percepiscono. Le donne non amano le donne che cambiano gli assetti della loro visione del femminile, non apprezzano chi – fra le donne – sceglie strade diverse da quelle che loro stesse sceglierebbero o che pretenderebbero di imporre.

È ormai certo: siamo una cultura che suddivide le donne molestate o violentate in due categorie.

La prima è quella della vittima credibile. Ed è la donna che, nell’immaginario collettivo, viene ritenuta anonima, poco visibile, quella che non emerge mai e che prevalentemente suscita la paternalistica protezione del maschio alfa italiano (anche perché comunemente è quella molestata o violentata da stranieri). È la donna che nel suo dramma viene accolta come vittima perché corrisponde all’idea di vittima, all’idea di preda da difendere, all’idea di donna che si comporta secondo quanto ci si aspetta – appunto – da una femmina: senza ambizioni, senza aspirazioni, senza bisogni sessuali, che non tradisce, che non ottiene successi che la rendono visibile e nota.

La seconda categoria è quella della donna molestata che “se lo è cercato”. Nel caso di Asia Argento se lo è cercato perché:

a)      non si sarebbe dovuta trovare in quella situazione;

b)      poteva dire di no (poteva rifiutarsi, poteva lottare…);

c)      poteva denunciare subito;

d)     …e poi su, ammettiamolo, la sua vita e i suoi comportamenti parlano chiaro (qui in genere, sia per i maschi che per le femmine, c’è un ammiccamento che coinvolge occhi, bocca e spalle).

Certo: se la situazione è rischiosa la colpa è di Asia Argento che ci si è messa! Mai dell’uomo che la rende pericolosa. Ci mancherebbe! È lo schema mentale di chi pensa che tutto sia pericoloso per una donna e che quindi la si debba relegare ad ambienti in cui le variabili del rischio siano tenute sotto stretto controllo. Ma Asia Argento aveva vent’anni quanto è stata molestata. Aveva vent’anni e il sogno di diventare attrice. Era giovane e aveva di fronte a se un uomo molto più grande, molto più forte, violento e con un grande potere di soggezione e sottomissione. Sicuri che avreste saputo dire di NO?

Poteva lottare e rifiutarsi? No: non poteva! La CALMA della donna che subisce uno stupro o una molestia sessuale ha un nome scientifico. Per gli anglosassoni è FRIGHT; indica una paura di cui non si conosce la misura, che non si può misurare perché è mescolata al disgusto, all'umiliazione, al terrore, al senso di morte imminente e alla vergogna. Nel mondo animale si chiama TANATOSI ed è una reazione che induce una immobilità tonica che permette all'animale di "fingersi morto" e quindi di ridurre la possibilità che, nel corso dell'attacco, si possa subire un danno più grave di quello che si sta subendo [QUI]. Non è accettazione: è ORRORE, disgusto che paralizza la mente. E quando sei sola con un uomo che potrebbe farti del male (o con più uomini che potrebbero farti del male) cerchi di ridurre al minimo questa possibilità sperando di uscirne viva (bisognerebbe aver provato, prima di chiacchierare).

Poteva denunciare subito? No, non poteva. Per vari motivi: perché quell’uomo non era un uomo qualsiasi. Era un uomo di grande potere e dopo la denuncia sarebbe rimasta sola a subire. Succede spesso, nella vita di tutti noi. Se denunci qualcuno che ha più potere di te, nella stragrande maggioranza dei casi sei il primo a soccombere. Anche se hai ragione! Perché per ogni uomo di potere violento ci sono molti e molte “Don Abbondio” che guardano al personale status quo non alla giustizia. Perché ogni uomo o donna di potere ha intorno a sé infinite schiere di vigliacchi (anche fra i giornalisti).

In fondo il suo comportamento è discutibile! No, il suo comportamento non è discutibile. È discutibile il vostro cari “odiatori”.

Perché non riuscite ad ipotizzare che anche voi, a vent’anni, non avreste saputo opporvi ad un uomo di potere (né come uomini né come donne).

Perché non riuscite a essere così poco ipocriti da dirvi che in pochi fra voi, a vent’anni (o a 60), avrebbero il coraggio di alzarsi e denunciare sapendo di essere soli a farlo e di rimanere soli facendolo (qualunque sia l’atto da denunciare).

Perché in pochi, fra noi, saprebbero rimanere impassibili di fronte al fango che quotidianamente rovesciate con i vostri commenti, con le vostre risatine, con le vostre maldicenze e con i vostri pettegolezzi.

E se Asia Argento non ha denunciato prima è proprio perché – cari signore e signori – il mondo è pieno di gente come voi!

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