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“L’assessore Sacchetti vuole continuare a privatizzare l’acqua, una scelta sbagliata ”

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“L’assessore Sacchetti vuole continuare a privatizzare l’acqua, una scelta sbagliata ”

Possibile Arezzo apprende con sgomento la volontà dell’attuale amministrazione Ghinelli di allungare, rispetto alla sua scadenza naturale, il contratto di gestione del servizio idrico alla società di diritto privato Nuove Acque spa. Ghinelli sorprende in negativo disattendendo l’impegno preso in campagna elettorale[1], di perseguire decisamente la via della ripubblicizzazione.

 


L’assessore Sacchetti, con delega al ciclo delle acque, ha dichiarato: “Il Comune di Arezzo non solo ha espresso soddisfazione sull’operato della società ma ha anche richiesto all’Autorità idrica toscana, insieme alla quasi totalità dei Comuni dell’ex Ato 4, di attivare le procedure per un allungamento della concessione, allungamento che potrebbe consentire una forte riduzione dell’incremento tariffario rispetto a quanto a oggi previsto e un incremento sostanziale degli investimenti”.[2]


Questo per Possibile Arezzo è inaccettabile, non condivisibile sia nella forma ma, soprattutto, nel merito.  Giova ricordare come l’attribuzione alla gestione privata di un servizio pubblico essenziale e primario, come quello dell’acqua, nasceva nel 1998 con la volontà di aumentare gli investimenti nella rete, renderla più efficiente e ridurre le tariffe.


Non si può essere soddisfatti della gestione di un’azienda pesantemente indebitata con le banche, che vede prossima la fine della concessione, quindi la fine degli introiti, che continua a remunerare munificamente  il socio privato, che, nonostante le tariffe tra le più alte in Italia, ha un basso indice di redditività e nonostante questo continua a distribuire dividendi. 


L’esperienza di questi ultimi venti anni porta Possibile Arezzo a constatare amaramente come nessuno degli obiettivi prefissati sia stato raggiunto. Rispetto al piano di investimenti previsto, nell’affidamento iniziale, Nuove Acque non ha mai pienamente rispettato gli impegni assunti. Viceversa il costo a metro cubo, compresa IVA, nolo contatore, fornitura acqua , scarico in fognatura e depurazione, è passato dalla tariffa media di 1800 lire (0,93 euro) del 1998  agli oltre li 3,00 euro attuali ai quali vanno sommati 52,80 euro di quota fissa. Arezzo rimane stabilmente quindi tra le città italiane dove il servizio idrico integrato è il più caro.[3]


Per quello che riguarda gli investimenti sulla rete quello che è certo è che al momento del passaggio dalla gestione pubblica a quella privata le perdite di acqua accertate dal Comune di Arezzo risultavano essere il 26% della quantità totale immessa nella rete di distribuzione cittadina. Con il passaggio alla gestione di Nuove Acque, quella percentuale è addirittura leggermente peggiorata[4] passando al 27,2%, inoltre Arezzo rimane al 96° posto tra i 104 capoluoghi di provincia italiani per capacità di depurazione “fanalino di coda” in Toscana con un deprimente 71% di utenze servite.


Sotto l’aspetto politico ma, soprattutto, di rispetto della volontà chiaramente espressa dai propri concittadini, Possibile Arezzo ricorda alla giunta Ghinelli come Il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani furono chiamati alle urne per i referendum abrogativi, proposti dal Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, finalizzati ad ottenere che le gestioni del servizio idrico integrato venissero sottratte alle logiche del mercato e del profitto. Entrambi i referendum ottennero il quorum necessario di partecipanti e i SI’ passarono, nel solo comune di Arezzo, con il 95% dei voti.


Ora, francamente, la soddisfazione dell’assessore Sacchetti non ci risulta comprensibile ne lo risultano le metodologie con le quali, prolungando la concessione a Nuove Acque, si dovrebbero raggiungere quegli obiettivi di risparmio ed efficienza mancati negli ultimo venti anni.


Possibile Arezzo conclude la propria analisi ricordando le parole dell’ing. Schiatti, primo presidente dell’AATO 4 e uno dei “protagonisti” della privatizzazione del servizio, che dimettendosi dichiarò “Dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo sbagliato. Il servizio idrico integrato non può essere privatizzato. Né in parte, perchè gli amministratori pubblici non sono pronti a competere con i manager di professione, né del tutto. L'esperienza ha dimostrato che il servizio idrico integrato deve restare pubblico. Onore a chi lo aveva capito prima."


Daniele Farsetti – Portavoce Comitato Possibile Arezzo


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