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Una domanda a chi di dovere sulle iniziative in favore di Arezzo.

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Una domanda a chi di dovere sulle iniziative in favore di Arezzo.

Qualche giorno fa, all'Accademia Petrarca, istituzione che ricordo agli aretini per la sua offerta di conferenze, ossia per una attività culturale che è unica in città, si è tenuta una presentazione di Valentina Casi ad oggetto “i gioielli scientifici”.

 

Valentina, oltre ad essere un giovane socio dell'accademia (aretini associatevi!), è molto attiva nel “Museo dei mezzi di comunicazione” creato dal padre Fausto anni orsono. Quel museo -che potrei definire casalingo in quanto il fulcro iniziale degli oggetti esposti viene da proprio da Fausto- è adesso una realtà da ben oltre 10.000 visitatori all'anno. Nato con l'aiuto iniziale del Comune sotto Lucherini, propone mostre (la cabina radio del Titanic, tanto per dire, o la storia dei mezzi di registrazione della voce) che si innestano sulla esposizione permanente.
Valentina ha parlato della ricerca che ha svolto in preparazione alla sua tesi di PhD, a tema i gioielli scientifici. Per intendersi quegli oggetti che dal 1600 sino ad adesso svolgono una doppia funzione, accessorio di abbigliamento (anello, bracciale, ciondolo) o utilità (ventaglio) unito ad uno strumento (in passato orologio, bussola, telescopio, adesso contapassi, cardiofrequenzimetro o altimetro).
Ci ha spiegato come gli esemplari antichi siano rari o, forse meglio, che i musei strutturati ne hanno uno o due pezzi e che neanche li espongono poiché insufficienti a formare un sottinsieme organico.
La mia domanda, sviluppatasi da commenti degli astanti:
- visto che molti di questi oggetti sono in materiali preziosi, da gioielleria;
- considerato la vocazione aretina;
- i più che probabili rapporti fra aretini di quel settore e maison attive nel passato ;
- la presenza attuale del Museo dell'oro che la camera di commercio ha dato in concessione alla Fraternita;
potrebbe qualcuno pensare di trarre spunto dai contatti sorti nello sforzo di Valentina, dalle conoscenze di Fausto, dalle relazioni di qualche aretino che bazzica La Chaux-de-Fonds, Place Vendome, Valenza o simili al fine di costruire un museo (una esposizione a rotazione) che -in sinergia con l'esistente- procuri alla città una esclusiva fonte di attrazione e studio?
In attesa,
porgo umili ossequi e mi genufletto.
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