Prima Pagina | L'opinione | DA SAIONE UN GIUDIZIO SU SICUREZZA E COMUNE: SCARSO E PESSIMO. L’INTEGRAZIONE? UN FANTASMA

DA SAIONE UN GIUDIZIO SU SICUREZZA E COMUNE: SCARSO E PESSIMO. L’INTEGRAZIONE? UN FANTASMA

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
DA SAIONE UN GIUDIZIO SU SICUREZZA E COMUNE: SCARSO E PESSIMO. L’INTEGRAZIONE? UN FANTASMA

 

L’ordinanza restrittiva sul consumo di alcol per strada o somministrato nei locali? Soltanto una sparuta minoranza ci crede mentre la maggioranza vuole più vigili urbani a piedi o “per meglio dire, i poliziotti di quartiere” e videosorveglianza. E non ripone l’aspettativa di un miglioramento della qualità della vita in una singola misura draconiana. In realtà conta sulla rivitalizzazione della sfera sociale ed economica della realtà in cui la percezione del livello di sicurezza è, oggi come oggi, “tendente verso lo scarso e il pessimo”.

Indovinate un po’ da quale quartiere di Arezzo giunge questo orientamento? Da Saione. Come dire, non il Bronx ma il perimetro urbano  in cui ad Arezzo i lati che si chiama sicurezza e coesione sociale, immigrazione ed integrazione, decoro urbano e cura dell’ambiente rappresentano angoli spigolosi.

E’ quanto emerge dal questionario curato dal gruppo informale di residenti e commercianti del quartiere - un comitato facente capo allo sportello virtuale “Ascoltiamo Saione”, aperto su Facebook – che l’ha distribuito, in 300 copie tradotte in tre lingue,  ad un target rappresentativo  dei residenti, degli operatori di attività economiche e delle comunità straniere. Le quali sono le prime, specialmente quanti le rappresentano a livello associativo, a non uscire bene da questo sondaggio per quanto concerne il livello di integrazione, tenuto conto che si tratta di nazionalità e di culture non di recente immigrazione nella realtà locale.

A giudizio della percezione del quartiere il livello di incorporazione è “marcatamente tendente verso il negativo”, segno evidente che il crogiolo rappresentato da Saione (diversamente enfatizzato a secondo di come la pensa chi ne parla) è un melting pop di separati in casa, in cui all’assenza dei fondamentali della conoscenza di lingua e cultura italiana che contraddistingue tanti immigrati corrisponde l’idea (pregiudizio o realtà che sia) secondo cui “c’è presenza di criminalità da parte degli stranieri”, “c’è tensione ed assenza di comprensione tra italiani e stranieri”.

Il sondaggio su questo specifico punto propone le soluzioni indicate dal target, tra le quali spicca un processo di socializzazione basato (ovviamente) su progetti di multiculturalità e di mediazione linguistica. Sui quali, come no essere d’accordo purché vi sia un contrappeso. Quale? Le associazioni legate al mondo dell’immigrazione devono partire anche da questi dati per cominciare a farsi l’esame di coscienza su come creare i presupposti della benedetta integrazione, all’inseguimento della quale bisogna che siano le prime a dare una mano in una sfera sociale che non può essere esclusivamente una sfera di interessi economici in contraccambio di prestazioni. Bisogna che questi signori che amministrano le associazioni comprendano che non guasterebbe se si mettessero a disposizione di  un po’ di volontariato gratuito per insegnare a parlare, scrivere e leggere in italiano ai nuovi venuti insediati a Saione da anni senza che ancora spiccichino una sillaba nella lingua del paese in cui sono venuti a vivere.

Più in generale, dalle 247 risposte pervenute,  esce un quadro non idilliaco, come c’era da attendersi dopo la brutta serie di avvenimenti di questa estate in via Piave, Campo di Marte e al Pionta. E non a caso in cima alla lista delle aree in cui la percezione di sicurezza è alle stalle. Ma ciò che colpisce negativamente è che il sentimento di insicurezza non è l’unica percezione lontana anni luce dalle stelle da Saione. Tende verso lo scarso e il pessimo anche il rapporto con l’amministrazione comunale.

Proprio così: nel quartiere in cui quanti ci vivono e altrettanti che ci lavorano vedono circolare “individui aggressivi e poco rispettosi del decoro urbano”, avvertono “la presenza di attività criminali quale lo spaccio degli stupefacenti”, hanno un certo batticuore “a camminare di notte lungo le strade” in quanto ritengono “scarso il livello di sicurezza prodotto dalle forze dell’ordine” e, per questo insieme di motivi, ripongono in una maggiore visibilità di divise l’aspettativa di una più accurata sorveglianza della zona, unitamente all’installazione di sistemi di video sicurezza come deterrente, il ceto medio, in special modo  i professionisti e gli impiegati tra i 30 e i 60 anni, punta l’indice anche sulla diffusa percezione nel quartiere di “essere dimenticato dall’amministrazione cittadina”. Il Comune è avaro di iniziative, non compie alcun sforzo per venire incontro alle esigenze del quartiere, neppure a livello di dialogo e di confronto.

E’ questo il punto saliente dei risultati del questionario basato sulle stesse problematiche trattate nel 2008 dall’agenzia specializzata che 9 anni fa collaborò con Comune e Circoscrizione al progetto partecipativo finalizzato alla riqualificazione di Piazza Zucchi. Alla luce del recente decreto Minniti sulla Sicurezza Urbana e sulla base dei risultati di questo questionario, è fondato dire che la gente normale che vive in prima persona simili criticità ha le idee molto più chiare dei partiti che l’hanno amministrata dal 2008 ad oggi. E infatti, se ricapitolassimo le azioni poste in essere dal PD che riqualificò una piazza ma tolse le divise dal quartiere e quelle dell’amministrazione di centrodestra, che governa dal 2005 nella più completata inanità di azioni concrete, tanto in materia di sicurezza quanto in tema di riqualificazione della zona, e capace di cogliere esclusivamente un elemento – l’ordinanza anti etilica - nella filosofia sulla sicurezza urbana introdotta dal recente decreto varato dal governo, la conclusione è una e una soltanto: Saione, e tutta Arezzo, scontano da anni due classi dirigenti, nominalmente alternative, ma equipollenti e isomorfe nel lasciare le cose a metà e a trascurare tutto il resto.

Chi non ha la testa fasciata in una appartenza partitica e coglie nell’alcol e nell’immigrazione gli aspetti di una problematica che li comprende ma non si esaurisce in essa, scansa gli sproloqui tipo “mano ferma” e/o “giri di vite”, nella consapevolezza che la mano è ferma anche quando le braccia sono conserte e la vite  non può essere stretta più di tanto, mentre la strada da intraprendere dovrebbe essere sì un securitarismo,  non xenofobo ma neanche amorfo rispetto alle problematicità che stanno affliggendo questo quartiere, un securitarismo affiancato da stimolazioni sociali ed economiche. Altrimenti sai quanti Saione ci aspettano in futuro.    

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0