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La nuova ordinanza per sognare una città "analcolica"

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La nuova ordinanza per sognare una città "analcolica"

Abbiamo tentato di riassumere le norme comunali e nazionali, offrendo la fonte giuridica dei provvedimenti








Presentata questa mattina la nuova ordinanza antialcol

Partiamo dal divieto di somministrazione all'interno dei locali. Era fissato alle 01.00 di notte, ma da ora in avanti si potranno consumare bevande alcoliche fino alle 02.00, accogliendo le richieste avanzate dalle associazioni di categoria.

Decade ogni tipo di divieto per la somministrazione nelle discoteche, ove però continua ovviamente a valere la legge nazionale che fissa alle 03.00 di notte il termine per servire alcol.

Portato all’intero arco della giornata, 24 ore su 24, il divieto di consumare alcol all’esterno dei locali.

Non si potrà mai bere una bottiglia di birra su una panchina o sui gradini (divieto dalle 00.00 alle 24.00), in quel caso scatterebbero pesanti sanzioni per i trasgressori.

Il discorso non vale ovviamente per i tavolini all’aperto di bar e ristoranti. Rispetto al passato cresce la severità, finora il divieto cominciava a partire dalle 19.00.

Rimane lo stop all’asporto di bevande alcoliche, birra compresa, dalle 21.00 in poi.

Infine accordo per la stesura da parte delle associazioni a un codice etico che impegna gli esercenti a rispettare le leggi dello stato, che peraltro hanno rilevanza penale e sono severissime (perdonatemi la battuta, ma un codice etico per rispettare quello penale mi fa scompisciare) evitando cioè ogni comportamento scorretto, riferibile soprattutto alla somministrazione di alcol ai minorenni.

(Tabella riassuntiva della fusione tra le norme nazionali e locali)

La base normativa del provvedimento è la nuova formulazione del potere di ordinanza dei sindaci contenuta nel decreto Minniti

Il decreto sicurezza modifica infatti l’art. 50 del Testo unico degli enti locali ampliando non poco tale potere. Questo decreto consente al Sindaco quale ufficiale di Governo e adesso nella nuova veste di sceriffo, di emanare delle ordinanze contingenti ed urgenti per eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. In particolare l’articolo 8 provvede a specificare meglio la portata di tali provvedimenti che “sono diretti a prevenire e contrastare le situazioni che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l’accattonaggio con impiego di minori e disabili, fenomeni di abusivismo, quale l’illecita occupazione di spazi pubblici, o di violenza, anche legati all’abuso di alcool o all’uso di sostanze stupefacenti”.

Vista la gravità dei reati indicati, il tutto assume l'aria di una presa d'atto del fallimento dello stato nella repressione del crimine (vi ricordate le grida citate da Azzeccagarbugli?). Ma tant'è! 

Viene anche previsto che “Il Sindaco, al fine di assicurare le esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti in determinate aree delle città interessate da afflusso di persone di particolare rilevanza, anche in relazione allo svolgimento di specifici eventi, può disporre, per un periodo comunque non superiore a sessanta giorni (dal testo di legge non si capisce se vanno intesi consecutivi, all'anno o per mandato, quindi ognuno interpreta come vuole: evviva)  con ordinanza non contingibile e urgente, limitazioni in materia di orari di vendita, anche per asporto, e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche”.

Per capire come questo strumento è concretamente usato dai sindaci, conviene guardare alle prime conseguenze del decreto sicurezza. Finora i sindaci potevano adottare ordinanze solo per “emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale”. Il decreto aggiunge che possono farlo anche “in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti”.

Dunque, le ordinanze che stanno moltiplicandosi da parte dei sindaci, partendo dal nuovo potere di ordinanza, aggiungono spesso il divieto di “bivacco in tutto il centro abitato”. Con il termine "bivacco" secondo il vocabolario della lingua italiana (anche denominato baito) si intende l'accampamento notturno all'aperto. Nelle Alpi con il termine "bivacco" ci si riferisce anche a una struttura incustodita a uso degli alpinisti per rifugio e pernottamento. Secondo la Treccani: "Sosta all’aperto, di breve durata e per lo più notturna, di truppe in movimento, o di gruppi di persone in viaggio, durante una lunga marcia". 

Tipica delle società basate sul nomadismo e sulla pastorizia, la pratica del bivacco è stata utilizzata storicamente nelle campagne militari e nell'alpinismo. Ovviamente l'uso improprio di termini della lingua italiana, rende la loro interpretazione estensiva o restrittiva a piacimento dell'utilizzatore, fino ad arrivare ad incidere su diritti costituzionalmente garantiti. Staremo a vedere!  

Vietando di “consumare bevande alcoliche, al di fuori delle aree pertinenziali dei pubblici esercizi regolarmente autorizzati”, il passo successivo troverà la sua naturale conseguenza, sulla norma del decreto Minniti che introduce il daspo urbano: chi viola i divieti imposti dall’ordinanza può anche essere allontanato. Nel primo caso, si applica il nuovo e più ampio potere di ordinanza, nel secondo caso, il nuovo potere di allontanamento provvisorio (il daspo urbano).

Io continuo a ritenere che il nuovo potere di ordinanza dovrà ancora fare i conti con la giurisprudenza della Corte costituzionale che aveva già precisato che tale potere deve essere circoscritto e rispettare il principio di legalità sostanziale (sent. 115/2011). In quel caso la Corte aveva accolto la questione perché le ordinanze incidevano sulla libertà delle persone: “incidono, per la natura delle loro finalità (incolumità pubblica e sicurezza urbana) e per i loro destinatari (le persone presenti in un dato territorio), sulla sfera generale di libertà dei singoli e delle comunità amministrate, ponendo prescrizioni di comportamento, divieti, obblighi di fare e di non fare, che, pur indirizzati alla tutela di beni pubblici importanti, impongono comunque, in maggiore o minore misura, restrizioni ai soggetti considerati.”

Si è così deciso di trasformare i sindaci in sceriffi, secondo me violando i principi fondanti della nostra costituzione e dando materia alla Corte Costituzionale che già nel 2011 rilevava che questa estensione di potere, lede il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, giacché gli stessi comportamenti potrebbero essere ritenuti variamente leciti o illeciti, a seconda delle numerose frazioni del territorio nazionale rappresentate dagli ambiti di competenza dei sindaci. Tale disparità di trattamento, se manca un punto di riferimento normativo per valutarne la ragionevolezza, integra la violazione dell’art. 3, primo comma, Cost., in quanto consente all’autorità amministrativa – nella specie rappresentata dai sindaci – restrizioni diverse e variegate, frutto di valutazioni molteplici, non riconducibili ad una matrice legislativa unitaria.

Il rischio è che anche questa nuova formulazione del potere di ordinanza, collegato a generiche finalità (decoro, vivibilità urbana, incuria, degrado del territorio) possa portare a limitazioni della libertà delle persone. Rischio amplificato quando al potere di ordinanza si somma il potere di allontanare le persone da certi luoghi urbani. Piu’ questo potere sarà utilizzato e diffuso in Italia, senza che venga ricondotto ad una disciplina unitaria di regole valide indipendentemente dal luogo di applicazione e piu’ è probabile che la ghigliottina di palazzo della Consulta sarà netta e categorica. Gli effetti di una dichiarazione di incostituzionalità, che avrebbe effetti ab origine, finirebbe così col generare altrettanto contenzioso amministrativo e costi iperbolici per la gestione ordinaria dei comuni, che ricadranno come sempre sulle spalle di tutti.

Si ricorda infine che la legge nazionale già prevede dei limiti di orario per la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche, che prescindono dagli orari di apertura degli esercizi e di cui si riporta una tabella riassuntiva qui sotto, per la cui violazione sono previste delle specifiche sanzioni amministrative che si riportano di seguito.

Le sanzioni di legge per le violazioni delle norme che disciplinano i limiti di orario in oggetto variano a seconda della fattispecie:

·         Per i pubblici esercizi, i circoli e coloro che somministrano in spazi o aree pubblici, che non rispettano il divieto di somministrazione di alcolici dalle ore 3 alle 6, e per gli esercizi di vicinato che non rispettano il divieto di vendita dalle ore 24 alle 6 è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 20.000. Inoltre, qualora siano state contestate due distinte violazioni nel corso del biennio è disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività ovvero dell’esercizio dell’attività medesima per un periodo da 7 fino a 30 giorni, secondo la valutazione dell’autorità competente

·         Per le violazioni concernenti i distributori automatici del divieto di somministrare e vendere
alcolici dalle ore 24 alle 7 si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 30.000 euro ed è disposta anche la confisca della merce e delle attrezzature utilizzate;

·         Per le aree di servizio sulle autostrade e strade di tipo A, è prevista la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 7.000 euro in caso di violazione del divieto di vendere superalcolici dalle ore 22 alle 6, è invece punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 3.500 a 10.500 euro la violazione dei divieti di somministrazione di superalcolici e di somministrazione di alcolici dalle ore 2 alle 6. Inoltre, qualora nell’arco di un biennio sia reiterata una delle violazione sopra descritte, il prefetto territorialmente competente in relazione al luogo della commessa violazione dispone la sospensione della licenza relativa alla vendita e somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche per un periodo di trenta giorni.

È prevista inoltre una sanzione amministrativa pecuniaria da 300 a 1.200 euro per coloro che non osservano le disposizioni concernenti gli apparecchi di rilevazione del tasso alcolemico e l’obbligo di esporre nel locale le relative tabelle.

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