Prima Pagina | Arte e cultura | ANTONIO COCCO È IL VINCITORE DEL XXXIII PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO

ANTONIO COCCO È IL VINCITORE DEL XXXIII PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
ANTONIO COCCO È IL VINCITORE DEL XXXIII PREMIO PIEVE SAVERIO TUTINO

L’incredibile storia del giovane legionario pentito

 

 

L’incredibile testimonianza di Antonio Cocco, studente italiano arruolato nella Legione straniera francese e morto nel 1954 in combattimento a Dien Bien Puh, in Vietnam, nel corso della guerra d’Indocina, vince la 33° edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso per scritture autobiografiche inedite organizzato dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano. La decisione della giuria del Premio, annunciata nel corso della tradizionale manifestazione “Memorie in piazza” che si è svolta domenica pomeriggio nelle piazze affollate del borgo toscano, è stata dettata dalla singolarità di una traiettoria di vita narrata attraverso le lettere scambiate tra Cocco e i familiari. 

 

La motivazione della giuria nazionale del Premio Pieve

La Giuria assegna la trentatreesima edizione del Premio Pieve Saverio Tutino a "Ridotta Isabelle", l’epistolario di Antonio Cocco. A 18 anni, dopo un litigio con un professore, Antonio scappa di casa ed espatria illegalmente in Francia. Assetato di libertà e di avventure, si arruola nella Legione Straniera. Non immagina neanche lontanamente che la sua scelta sarà irreversibile. Gli restano poco più di due anni di vita. Le lettere che invia al padre, alla madre, ai suoi numerosi fratelli, prima dal deserto dell’Algeria poi dagli avamposti del Vietnam, raccontano con freschezza, innocenza e ferocia il durissimo addestramento e la realtà della guerra sulle montagne e nella foresta tropicale. Disegnano così la storia di una imprevedibile maturazione che fa del giamburrasca ragazzino un uomo e un soldato.

Scritte tra una marcia e un massacro, in un italiano ribelle sempre più contaminato dalle lingue parlate nel plotone, colpiscono per la novità dell’ambientazione nel mondo a parte della Legione Straniera, per l’ambiguità del narratore (tanto affascinato dal coraggio dei nemici quanto incapace di riconoscere in loro altro che dei “selvaggi”; tanto cameratesco con il padre quanto reticente con la madre), per lo stupore delle descrizioni della natura che lo circonda, ma soprattutto per le verità disadorne del suo racconto dall’interno di una guerra molto seguita dalla stampa e dalla cinematografia, ma pressoché inedita nella scrittura italiana.

 

 

Scheda “Ridotta Isabelle”, di Antonio Cocco testimonianza vincitrice del 33° Premio Pieve

 

Ridotta Isabelle 

epistolario 1952-1954

Antonio Cocco nato a Padova nel 1933 morto nel 1954

 

In un giorno di aprile o maggio del 1954, il ventenne Antonio Cocco nato a Padova e cresciuto a Venezia, muore difendendo la Ridotta Isabelle a Dien Bien Puh, in Vietnam, combattendo sotto la bandiera della Legione Straniera francese la guerra d'Indocina. D. B. P. 14-3- 54 Carissimo papà. Ultime notizie... e posso dirti che non sono troppo belle. Continuano piovere colpi di mortai 81 e cannone 75 e 105 da tutte le parti del nostro posto, tutta la notte in allerta, in vari punti i Viet hanno cercato di far saltare il filo spinato. Naturalmente i feriti sono molti e pure i morti cominciano ad aumentare. Sai che vuol dire oltre 400 mortai 81 ed un centinaio di cannoni... bazzecole se cominciano a tirare assieme non si resta nemmeno uno. Il bello è poi che loro sono tra la boscaglia, ben nascosti e noi siamo nella valle a fare da bersaglio. Ma me la caverò anche questa volta ne sono certo pur ammettendo che se Dio non avrà misericordia di noi, sarà un vero massacro. Forse quando riceverai questa mia il pericolo sarà passato oppure... meglio non pensarci. T'abbraccio con affetto. Toni. Meglio non pensarci Toni, meglio non pensare a come sei capitato in quell'incubo in cui hai perso la vita. Fa rabbia la storia che raccontano 165 lettere spedite alla famiglia in due anni. Anelli di una catena ininterrotta di episodi soffocanti e incontrovertibili. Maleficio che non si spezza. Il 24 maggio 1952 Antonio è ancora seduto sui banchi di scuola, terzo anno di ragioneria, a un passo dagli affetti di casa. Un'interrogazione andata male, la minaccia di una bocciatura, un gesto di ribellione punito con il rinvio a ottobre in tutte le materie. E una scelta impulsiva, enorme. Scappare in Francia in compagnia di un amico. Sidi-Bel- Abbes [Algeria] 18-6-1952 Caro papà non so nemmeno come cominciare questa lettera e se avrò il coraggio di spedirla perché mi sento tremendamente vigliacco. Avrei voluto scriverti sin dal primo [momento] che entrai in Francia clandestinamente ma non potei se non al porto di Marsiglia e di nascosto. In mezzo, l'arresto. La prima cittadina in cui ho alloggiato con i ferri ai polsi, in Francia è Modane. Non ti dico quel che ho dovuto subire per passare il confine clandestinamente. 28 ore di marcia, tra cui 6 in un nevaio di notte con le scarpe da ballo e vestitino estivo, braccati dalla finanza che ci sparava dietro e con la fifa dei lupi. Da Modane ci hanno sbattuti a Chambery, poi a Lione. E la minaccia. Appena fui preso il tenente mi disse queste testuali parole: "Hai due vie... o ti iscrivi alla Legione Straniera e rimani in Francia o ti rimpatriamo e ti dovrai fare 2 o 3 mesi di prigione" fece una bella pausa significativa e aggiunse "E credi poi che tuo padre ti riaccetterà a casa?" Comprendi bene che dinnanzi a questo non avevo molto da scegliere e accettai la Legione. L'addestramento feroce, le punizioni e le violenze faranno rimpiangere ad Antonio, ogni giorno, la scelta compiuta. Ma tornare indietro è impresa impossibile, c'è un contratto firmato con quel diavolo di governo francese che ha una guerra in corso, e non vuole saperne di congedare carne da cannone. Il padre smuove consoli, ambasciatori, autorità politiche italiane e francesi, religiosi, militari, avvocati. Un tentativo di fuga via mare viene scoperto e impedito. Niente da fare. Antonio va in prima linea nell'ottobre del 1952. Carissimi, domani parto per l'Indocina e sono in tale stato che non so cosa scrivere. Non so scrivere altro se non quello di ringraziarvi tutti col cuore per quello che avete fato per me, specialmente Babbo e Mamma. Se non sono tornato a casa, vuol dire che era proprio destino fissato che dovessi partire. Vi ringrazio ancora con tutto il cuore e vi chiedo ancora perdono.

Brano tratto da “Ridotta Isabelle”, di Antonio Cocco, testimonianza vincitrice del 33° Premio Pieve

 

Dien Bien Phu 14-3-54

Carissimo papà.

Ultime notizie… e posso dirti che non sono troppo belle. 

Continuano a apivere [= piovere] colpi di mortai 81 e cannone 75 e 105 da tutte le parti del nostro posto, tutta la notte in allerta, in vari punti i Viet hanno cercato di far saltare il filo spinato. (Impossibile di ripararlo tutto perché il bombardamento continua) è interessante lavorare col casco in testa ed ad ogni sibilo di [obice] che si sente buttarti a terra. Naturalmente i feriti sono molti e pure i morti cominciano ad aumentare. In una giornata è stato bruciato a colpi d’artiglieria un quadrimotore, due bimotori dakota tre caccia e una cicogna. La pista è piena di buche per impedire il decollo ai caccia bombardieri e l’atterraggio degli aerei. Ieri notte hanno attaccato un posto prendendolo distruggendo 3 compagnie dei nostri (Colonello e comandante compreso) e due batterie di cannoni. Il morale mio nonostante tutto è alto. Certo che si aspetta anche noi l’attacco la loro tattica è di far più feriti e morti possibile, far saltare il filo spinato e poi dare l’attacco… allora si darà dentro te l’assicuro e farà molto caldo. Posso dire che questo è il periodo più critico che ho passato da che sono in Indo Cina. Mai visto tanto putiferio Mai sentito tanti “obus” d’artiglieria e mortaio cadermi sotto la testa. Peggio di Na-San, molto peggio papà. Sono contate 4 divisioni Viet tra le quali la 308 e una cinese – ed una divisione completa d’armi pesanti… sai che vuol dire oltre 400 mortai 81 ed un centinaio di cannoni… bazzecole se cominciano a tirare assieme non si resta nemmeno uno. Il bello è poi che loro sono tra la boscaglia, ben nascosti e noi siamo nella valle a fare da bersaglio. Ma me la caverò anche questa volta ne sono certo pur ammettendo che se Dio non avrà misericordia di noi, sarà un vero massacro.

Forse quando riceverai questa mia il pericolo sarà passato oppure… meglio non pensarci.

Ti accludo dentro una fotografia, l’ultima che m’ho, spero le altre arriveranno.

Su col morale va papà tanto è lo stesso. Io ti terrò continuamente informato. Solo che temo che molte lettere vadino perse… con tutti questi aerei che bruciano.

T’abbraccio con affetto.

Toni

 

Segnalazioni della giuria nazionale

La Giuria Nazionale del Premio Pieve Saverio Tutino 33esima edizione intende segnalare all'attenzione del pubblico due testi, in cui la memoria compie un viaggio di ritorno all'infanzia e restituisce due immagini di padri coraggiosi, due uomini liberi.

 

I due testi sono:

9 Luglio 1944 di Pietro Poponcini

per la volontà, con lo scritto, di ricordare, dopo aver voluto, per tanti anni, rimuovere, nascondere, cancellare (sono le parole del testo, Ndr) ogni traccia del momento che aveva sconvolto la vita dell'Autore, quando, all'età di 9 anni, aveva assistito impotente all'arresto del padre Aldo da parte dei tedeschi. La memoria ritrova, in una successione inarrestabile, altre immagini di straordinaria intensità. La scrittura, come una coscienza, interviene a esaminare il passato e ferma sul foglio le sue tracce.

Il secondo testo è

Via Bicchieraia di Giuseppina Porri

per aver restituito vividamente con la scrittura la figura di un uomo semplice e coraggioso, il fornaio Angiolo -suo padre- perseguitato dai fascisti solo per aver chiesto quello che gli spettava. Le conseguenze di un gesto normale segnano la vita di una famiglia, determinando la malattia di Angiolo e la sua precoce scomparsa. Anche la giovinezza dell'Autrice termina precocemente: nel ricordare a ritroso babbo Angiolo, Giuseppina riesce a ritrovarne un profumo, come di pane.

La Giuria segnala ancora un terzo testo, che restituisce la forza d'animo d'una donna piegata e mai vinta dalla malattia.

Lo strappo di Paola Nepi

per la resilienza, la capacità di non arrestarsi dinanzi a una condizione che la vorrebbe abbattuta e vinta. La forza di una donna che non si fa invadere dal buio del male, e trova per tutta la vita una ragione per cui battersi, fino alla battaglia per il diritto di scegliere la propria fine.

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0