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A Roma Giovanni Battista Piranesi e la sua “Fabbrica dell’Utopia” . Un’importante mostra dedicata al grande artista veneziano

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A Roma Giovanni Battista Piranesi e la sua “Fabbrica dell’Utopia” . Un’importante mostra dedicata al grande artista veneziano

 

L’utopia di Giovan Battista Piranesi ancora affascina; notevole successo sta infatti riscuotendo la mostra - visitabile fino al 15 ottobre a Roma, Palazzo Braschi-, delle oltre cento opere del celebre incisore- architetto (Mogliano Veneto, 1720 – Roma, 1778) in un percorso espositivo incentrato sulle grandi “vedute di Roma” , sui famosi “Capricci” e sulle affascinanti tavole delle “Carceri”, dove la magnificenza e la grandiosità degli apparati architettonici magistralmente tradotti con la tecnica incisoria, sembra aprire a certi effetti di quella poetica tipica dell’età dell’Illuminismo che, proprio a partire dalla metà del XVIII secolo, e in relazione alla nascita di una nuova disciplina inerente l’arte, l’estetica, produrrà una profonda frattura nella tradizione artistica, con l’apertura di una pagina nuova nella storia della cultura e l’inizio di un nuovo ciclo storico, quello dell’arte moderna o contemporanea. E’ il momento in cui, come scriveva Giulio Carlo Argan “L’arte non viene più riferita ai grandi ideali conoscitivi, religiosi, morali, ma ad un ideale specificamente estetico … la natura non è più la rivelazione dell’ordine certo e immutabile della creazione, ma semplicemente l’ambiente dell’esistenza umana, individuale e sociale”.

E proprio in questo contesto che va vista la straordinaria produzione di Giovan Battista Piranesi, dove, certamente l’ “ambiente dell’esistenza umana” per dirla con il grande critico d’arte scomparso, si mostra del tutto particolare, con quegli agglomerati giganteschi, quegli ambienti dalle dimensioni ciclopiche, quegli archi acuti o a tutto sesto e quelle impervie infinite scalinate, quasi avvolte in una sorta di avvolgimenti e spirali, che seppure ne esaltano l’incredibile maestria compositiva, allo stesso tempo traducono un’idea di terribilità, molto prossima all’estetica del “sublime”, che finisce per far apparire singolare e strana ai nostri occhi anche la Tomba di Cecilia Metella, per fare solo un esempio, quasi fosse un mostro fatto di marmo.

Victor Hugo riteneva questi lavori come partoriti da un “cervello nero”, quello di Piranesi per l’appunto, ma in epoca romantica c’era anche chi, dopo aver visto quelle incisioni, dichiarava di aver perso il desiderio di osservare dal vivo i monumenti, per non perdere “l’incanto” che le stampe di Piranesi gli avevano trasmesso.

Un incanto, va detto, che ancora in vita avrebbe procurato all’artista una grande fama e uno straordinario successo, da Parigi a Londra a San Pietroburgo e nel resto d’Europa, anche in ragione dello svilupparsi del fenomeno detto del Grand Tour, vale a dire il viaggio per le principali città d’arte, considerato obbligatorio, specie per i rampolli delle grandi famiglie nobili europee, che porto nel Bel Paese migliaia di viaggiatori, affascinati proprio da quelle vedute che le stampe tramandavano oltre le Alpi. La meta fondamentale era ovviamente Roma dove nel frattempo Piranesi era divenuto un promotore della rinascita delle attività culturali ed artistiche che proiettavano di nuovo la Città eterna al centro dell’attenzione internazionale.

E’ un incanto questo trasmesso dai lavori di Piranesi, che, dobbiamo dire, sussiste ancora oggi.

 

 

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