Prima Pagina | L'opinione | Alcune riflessioni intorno alla vicenda umana di Margherita Scarpellini

Alcune riflessioni intorno alla vicenda umana di Margherita Scarpellini

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Alcune riflessioni intorno alla vicenda umana di Margherita Scarpellini

La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo rapidamente la lettera di Francesca, è quella di una ragazza in crisi adolescenziale. Solo dopo ho ricollegato le prime righe: “Ho 32 anni…” una età in cui le decisioni si prendono se si vogliono prendere, da soli, con il coraggio delle proprie scelte.

Il problema è che ancora si ha una gran paura a tagliare i cordoni ombelicali che ci legano alla famiglia di origine, soprattutto quando si sa già che l’amore tanto agognato, non può garantire al momento alcun futuro: uno stipendio abbastanza precario lei, nessuno stipendio lui per chissà quanto tempo ancora. Due cuori e manco una capanna!

Ecco che cercare di restare attaccati alla famiglia di origine, diventa allora vitale. Ma la famiglia di origine, anche se non fosse razzista, anche se non vedesse alcun ostacolo ideologico alla loro unione, ne vede molti sotto tanti altri punti di vista. Soprassediamo a quelli culturali, soprassediamo a quelli linguistici, facciamo finta che non esistano quelli religiosi, ma per metter su famiglia oggi, seppur due cuori son tanto romantici, almeno una capanna diventa indispensabile.  

Io non mi considero razzista, sono stato educato in modo ferreo a guardare oltre le apparenze, siano esse il colore della pelle, l’estrazione sociale o il livello culturale. Ma il giorno in cui mia figlia porterà casa il fidanzatino, difficilmente potrei resistere alla tentazione di fargli “le radiografie”.

Vorrei il meglio, e non in senso economico: vorrei per lei un ragazzo serio, onesto, mai violento, coscienzioso e se possibile lavoratore, uno che tra 5 anni non correrà dietro alla prima gonna che gli svolazzerà davanti, abbandonando la poveretta tra pannolini da smerdare e figli da tirare su. E’ razzismo questo? Non credo, perché non avrebbe alcuna importanza il colore della pelle. Ma certamente ne avrebbero moltissime altre cose. Onestamente mi preoccuperei moltissimo anche se si fidanzasse con uno dei fascitelli che qualche sera fa sputacchiavano il loro odio contro i vecchietti che uscivano dalla ex Bastanzetti. Che futuro potrebbe offrirgli una persona che riesce solo ad incarnare e vomitare il suo odio contro il mondo? Quanto tempo passerà prima che questo odio trovi uno sfogo ben piu' facile e riservato? E' lecito tremare per i propri figli? E' razzismo politico questo?

Quello che mi ha stupito è stato il bisogno di comunicare al mondo che la sua famiglia non approva il suo amore. A 32 anni suonati, ricercare così tanto l’approvazione della mamma, è sintomatico di una personalità che tutto sommato non è ancora pronta ad affrontare da sola il cammino della vita. Questa deve essere stata la prima e vera grande preoccupazione della donna.

Chi invece la butta in caciara tanto per fare chiasso, probabilmente non ha ancora provato quanto si trema a lasciare andare i figli da soli in mare aperto. E quanto si trema quando si vedono salire su barche sconosciute verso destinazioni ignote. E’ razzismo questo? Forse, ma anche forse no.

Non mi è chiaro invece cosa sperasse di ottenere Francesca scrivendo la lettera a Repubblica e pubblicando il video su youtube e dandogli un titolo decisamente pomposo: “Il razzismo spiegato a mia madre”. Conosco quanto basta Margherita Scarpellini per sapere che non è razzismo quello che agita i suoi sonni, ma la paura che la figlia si infili in qualche guaio piu’ grosso di lei, senza avere in futuro la forza fisica, economica e morale per poterla aiutare. E’ razzismo sperare che i propri figli possano avere una vita serena senza crucciarsi ogni giorno di quel che resta da vivere?

Vomitevole è la richiesta vista stamani, che qualcuno confermi i dialoghi avvenuti in famiglia, tra le mura domestiche. Ciò che una madre può dire ad una figlia, è cosa che non può e non deve riguardare il mondo: fa parte di quell’intimità che non può essere nè turbata, nè bucata. Anche se è stata la figlia a render pubblico un dialogo intimo, forse per forzare la volontà altrui a dare sostegno incondizionato, già dimostrando così di ben sapere, che senza robusti aiuti esterni ben difficilmente riuscirà a coronare il suo sogno d’amore.   

La Margherita che conosco io è prima di tutto una donna intellettualmente onesta, prestata alla politica senza esserne mai entrata veramente a far parte. Che come donna e come sindaco, desidera veramente aiutare chi arriva a cercare aiuto e fortuna nella sognata Europa, ma che desidera anche una vita felice per i suoi figli, senza che scontino la partenza piu’ difficile che si possa immaginare, per poter sognare per loro un futuro finalmente slegato dalla tettarella materna.

E’ razzismo questo? Allora sono razzista anche io. 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0