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Ordinanze anti alcol. Da Ghinelli la proposta di un codice di autoregolamentazione degli operatori.

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Ordinanze anti alcol. Da Ghinelli la proposta di un codice di autoregolamentazione degli operatori.

Comune l'obiettivo: stroncare i comportamenti sbagliati, quali ad esempio l'abuso di alcol e la somministrazione ai minori.

 

 

 

 

 


Francamente mi pare evidente che non ci sia gran che da autoregolamentare, mentre molto ci sia ancora da fare per far rispettare le leggi dello stato. 

L'articolo 689 del codice penale, già dal 1931 vietava la "Somministrazione di bevande alcoliche a minori o infermi di mente"

Con l’art. 12, comma 2, D.L. 20.2.2017, n. 14 – il legislatore ha apportato modifiche sostanziali sia al regime di vendita che di somministrazione di bevande alcoliche in particolare rivolto ai minori elevando il limite da 16 a 18 anni.

Dallo scorso 20 febbraio, si è infatti stabilito che sia per chi vende che per chi somministra:

1. Chiunque vende bevande alcoliche ha l’obbligo di chiedere all’acquirente, all’atto dell’acquisto, l’esibizione di un documento di identità, tranne che nei casi in cui la maggiore età dell’acquirente sia manifesta.

2. Salvo che il fatto non costituisca reato, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 250 a 1.000 euro a chiunque vende o somministra bevande alcoliche ai minori di anni diciotto. Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 euro con la sospensione dell’attività per tre mesi.

Il ministero dell'Interno ha chiarito, nel solco della dottrina, che il divieto riguarda anche la vendita per asporto, ragion per cui le bevande alcoliche non possono essere consegnate nemmeno in confezione a chi ha meno di 18 anni, oltreché, di conseguenza, nemmeno distribuite con distributori automatici.

Sempre con il medesimo decreto, per la tutela della tranquillità e del riposo dei residenti in determinate aree urbane interessate da notevole afflusso di persone, (farebbe questo ritenere che un provvedimento erga omnes non sia prevedibile) anche in relazione allo svolgimento di specifici eventi, il sindaco può disporre con ordinanza non contingibile e urgente e per un periodo comunque non superiore a 60 giorni, limitazioni in materia di orari di vendita e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche;

Sul rispetto integrale delle norme che vietano di vendere alcol ai minori, si dovrebbe invece agire severamente. Ripeto: non è una questione da autoregolamentare, ma di leggi da rispettare! 

Peraltro, in ordine all'accertamento dell'età del cliente, la Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza, ha stabilito che, in caso di incertezza sull'età del ragazzo, sia necessario richiedere un documento d'identità.

La condanna comporta, nel caso dei pubblici esercizi, la perdita dei requisiti di onorabilità del colpevole (art. 92 del testo unico di pubblica sicurezza), alla quale segue la revoca delle licenza se si tratta del titolare, nonché la sospensione dell'esercizio fino ad un massimo di due anni anche se il reato è commesso da un dipendente, mentre se si tratta di cessioni effettuate dalle altre categorie commerciali la pena accessoria è la sospensione dell'esercizio  fino a due anni".

Il barman, quindi, sarà chiamato a stare molto attento a quanti cocktail serve alla stessa persona, poiché, qualora questa abbia già chiari ed evidenti sintomi di ubriachezza, ad andarci di mezzo sarà il locale.

La sospensione dell’attività ha una durata minima di 15 giorni e una massima di due anni. È una misura che può avere forti ripercussioni su una attività commerciale, costretta  a rimanere inattiva ed avendo spesso, come risultato, la definitiva chiusura del locale.

Questo divieto si rivolge sia ai negozianti (che svolgono attività di vendita) che alle attività come pub, bar, ristoranti e discoteche (che invece svolgono attività di somministrazione). Lo ha precisato il Ministero dello Sviluppo Economico con una specifica risoluzione.

Il Ministero ha chiarito che rimane sempre fermo il generale divieto di mettere a disposizione dei minori degli anni 18 bevande alcoliche. Ragion per cui non ha rilevanza che l’adolescente consumi sul posto (ad esempio in discoteca o in un bar) oppure possa comprare per poi consumare altrove (ciò che succede per un acquisto in negozio).

È possibile riepilogare la materia nel seguente modo:

– è vietato vendere e somministrare sul posto bevande alcoliche a minori degli anni 18;

– nel caso di vendita di bevande alcoliche a minori degli anni 18, è prevista una sanzione pecuniaria da 250 a 1.000 euro;

– la somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 16 è punita con la sanzione dell’arresto fino a un anno;

– la somministrazione di bevande alcoliche a minori degli anni 18, ma maggiori degli anni 16, è punita con la sanzione pecuniaria da 250 a 1.000 euro.

Anche in questi casi è prevista la sospensione dell’attività.

Ma non basta: l'articolo 691 del C.P. recita: "Chiunque somministra bevande alcoliche a una persona in stato di manifesta ubriachezza, è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno. Qualora il colpevole sia esercente un'osteria o un altro pubblico spaccio di cibi o bevande, la condanna importa la sospensione dall'esercizio". Si tratta di una norma che mira a prevenire l'alcoolismo ed i delitti commessi in stato di ubriachezza.

La norma non vieta il bere sano ma l'insano bere.

E’ importante sottolineare che, in conseguenza alla condanna per il reato previsto dall'art. 691, ai sensi dell’art. 4, 2° comma, lett. c) della legge 25.8.1991, n. 287, si ha la revoca dell’iscrizione al REC (condizione essenziale per avere l’autorizzazione amministrativa per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande), e che, ai sensi dell’art. 92 TULPS, non è possibile il rilascio di una licenza di polizia.

Ordinanze che ribadiscano quanto già esistente nel codice avrebbero pertanto il retrogusto del banale e non farebbe altro che scimmiottare quello che già esiste da oltre 70 anni. Né si può giustificarle come strumento di sensibilizzazione su un problema sociale reale. Oltretutto non apparirebbe neppure legittimo un provvedimento amministrativo con cui si arriva perseguire una condotta già colpita con una sanzione penale o che, comunque, viene ad incidere su una fattispecie disciplinata da una norma penale.

Ugualmente, sussisterebbero motivati dubbi sulla legittimità di ordinanze che elevassero il divieto di vendere e somministrare bevande alcoliche, dato che è lo stesso codice penale a riconoscere a chi è maggiore di anni 18 il diritto di acquistarle e di consumarle. I sindaci non possono fare o modificare leggi.

 

 

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