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Sono stato sospeso da Facebook per questa scritta (senza la foto esplicativa)

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Sono stato sospeso da Facebook per questa scritta (senza la foto esplicativa)

“C’è un n3gro ubriaco in piazza Vasari che tira certe mazzafrustate… Chiamate il sindaco, l’esercito, i marines… “

 

E’ comprensibile che non essendo aretini, i censori di Facebook non potevano cogliere il senso ironico di questa frase, ne tantomeno sapere che il n3gro a cui mi riferisco è l’automa della giostra del Saracino, il fantomatico “re delle indie”.  

Una boutade divertente che aveva come scopo, nemmen troppo velato, quello di stanare i leoni da tastiera, pronti a buttarsi sulla polemica anti migrante, come tori imbufaliti appena vedono un drappo rosso. Pretendere che in Facebook capiscano tutti questi doppi e tripli sensi è veramente pretendere troppo. Oltretutto dopo che al povero prete di Pistoia, avevan censurato le immagini dei suoi migranti che facevano il bagno in una pubblica piscina, non mi sorprendo ormai di nulla.

Tuttavia, pur apprezzando lo sforzo che la compagnia di Mark Zuckerberg sta cercando di fare per rendere la sua creatura appena appena decente, non credo che sia sufficiente un algoritmo che segnala le parolacce e ti caccia dalla comunità del piu’ famoso social come conseguenza del loro uso. Tanto piu’ quando le “parolacce” in questione sono tali solo nella lingua madre zucherberghiana.

Mi sono dilettato a fare una ricerchina (non sono un cultore della università di wikipedia, ma a volte aiuta): nel 1978 un testo scolastico di geografia per la scuola media inferiore italiana edito da Garzanti, in una scheda intitolata "«Negri» e «Indiani» tutto sbagliato" riportava la seguente spiegazione: "Da qualche tempo gli abitanti di colore degli Stati Uniti rifiutano di essere chiamati con il termine «negro» (nigger), che viene quasi sempre usato in tono spregiativo (come in Italia purtroppo si fa spesso con il termine «terrone») e vogliono essere chiamati «neri» (blacks). Da noi [in Italia] il termine «negro» non ha alcun tono di disprezzo, e quindi possiamo continuare a chiamarli così".

Il resto della scheda prosegue descrivendo i problemi dei discendenti degli schiavi sempre usando il termine negro per indicarli.

Nell'uso comune contemporaneo negro è tuttavia generalmente percepito come dispregiativo e razzista, come conseguenza dell'estensione all'italiano dei dettami del politicamente corretto che nella cultura anglosassone hanno portato alla condanna del dispregiativo nigger (utilizzato al posto di black).Sono considerati sostituti accettabili di negro espressioni come persona di colore o semplicemente nero oppure, laddove possibile, denominazioni più specifiche (come africano o afroamericano rispettivamente per riferirsi ai neri africani o statunitensi).Il termine è talvolta recuperato per motivi letterario per tradurre varianti straniere anch'esse considerate dispregiative, come l'inglese nigger molto frequente nel cinema.L'uso del termine senza connotazioni dispregiative ha comunque ancora qualche diffusione, e la magistratura italiana ha giudicato condannabili come incitamenti all'odio razziale solo locuzioni esplicitamente offensive come sporco negro.

Il termine negro continua inoltre a essere usato in frasi idiomatiche con una varietà di significati metaforici, legati soprattutto alla tratta degli schiavi africani; un esempio è la locuzione lavorare/sudare come un negro(ovvero come uno schiavo) o l'uso della parola negro per riferirsi a chi lavora al posto di un altro (per esempio nel campo della letteratura).

Il mio era il campo della satira, ovviamente quello piu’ giustificabile nel suo uso, ma non avvertibile e di questo ne sono cosciente, a prima lettura.

Tuttavia credo che la censura tramite algoritmo abbia limiti a dir poco grossolani. Si permette a siti totalmente farlocchi (provate a cercare chi sia il proprietario o il direttore responsabile di Voxnews o di “tutti i crimini degli immagrati”, e altre perle del genere: vi troverete di fronte ad una pagina di whois totalmente oscurata) che vengono liberamente linkate, solo perché il contenuto è stato liberato dai termini rilevabili dall’algoritmo di ricerca, che grazie a Facebook hanno fatto la loro fortuna, anche economica.

Insomma caro Zuck, come avrebbe detto il mio eroe toscano Gino Bartali: è tutto sbgaliato, è tutto da rifare!    

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