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Cronache della città di Arezzo: il travaglio interiore di chi vorrebbe provare a raccontare i fatti con onestà

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Cronache della città di Arezzo: il travaglio interiore di chi vorrebbe provare a raccontare i fatti con onestà

Non nego di sentirmi disorientato. Travolto da una mole imponente di notizie insignificanti, che modificano la realtà o la percezione di questa, orientandola verso il nulla. Non è possibile avere come unico punto di riferimento il numero dei lettori o rischiamo di trasformarci in prostituti della comunicazione.

 

Leggendo la stampa in questo periodo, mi è ritornato in mente quanto scriveva Noam Chomsky sulla comunicazione emotiva.  Professore di Linguistica al MIT, filosofo e teorico della comunicazione, Noam Chomsky è uno dei massimi esperti mondiali di mass media e dei loro utilizzi.

Le 10 strategie della manipolazione fanno parte del bagaglio indispensabile di chiunque voglia comprendere l’impatto della comunicazione di massa sulla formazione della pubblica opinione (e sulla sua manipolazione).

Vale la pena di ricordare, in questo senso, come questa visione del linguaggio come generatore di pensieri, opinioni e azioni, sia assolutamente allineata con l’opinione di George Lakoff, docente di linguistica e Scienze Cognitive all’Università di Berkeley California e di molti altri studiosi.

1-La strategia della distrazione – la de-focalizzazione dell’attenzione del pubblico dagli argomenti essenziali, inondandolo con informazioni di nessuna rilevanza è la prima regola della manipolazione, che agisce proprio sui livelli di attenzione spostandone il focus.

2-Creare problemi e poi offrire le soluzioni – basato sul principio “problema-reazione-soluzione” consiste nel creare (o ingigantire) un problema per poi offrire una pronta soluzione quando l’opinione pubblica chiede a gran voce che il problema stesso sia risolto. Si pensi alla crisi economica o alla violenza urbana per poter imporre misure restrittive dei diritti e delle libertà altrimenti inaccettabili dalla coscienza collettiva.

3- La strategia della gradualità – Applicare col contagocce una misura impopolare o del tutto inaccettabile ma farlo con il contagocce, lavorando per anni a minime variazioni e aggregazioni successive, permette di “far digerire” alla pubblica opinione qualsiasi cosa.

4- La strategia del differire – Paventare una decisione “dolorosa ma necessaria” differendola a un momento futuro non ancora definito, rende l’accettazione più semplice e innesca un processo di rassegnazione, molto utile quando la decisione o la misura sarà effettivamente accettata.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini – Utilizzare un linguaggio semplice, immediato, infantile per interloquire con il pubblico permette di ottenere una risposta altrettanto infantile da parte degli interlocutori, per un processo mentale di mirroring e di ricalco del tutto inconscio.

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione – Utilizzare riflessi emotivi in una trattazione razionale, ingenera un abbassamento della soglia di attenzione critica e apre la strada alla possibilità di instillare nelle menti paure irrazionali, compulsioni, idee che provochino comportamenti previsti e desiderati dal manipolatore.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità – Ovviamente non solo scolastica o culturale ma anche relativa proprio al funzionamento dei processi di comunicazione manipolatoria della pubblica opinione.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità – Spingere il pubblico a ritenere che sia “di moda” essere stupidi o ignoranti e che la cultura sia un peso evitabile.

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza – Indurre nella massa il pensiero collettivo che ciascuno dei componenti è artefice della propria sfortuna, del proprio insuccesso e confrontare continuamente la sua posizione con quella di persone “che ce l’hanno fatta” che sono famose e ricche a dismisura in modo da abbassare la soglia del desiderio di una vera giustizia sociale e sedare sul nascere potenziali istanze di rivolta.

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono – Scienza della mente e del comportamento, ma anche possibilità di controllo sulle persone, sui desideri e le abitudini mettono in condizione i manipolatori di conoscere molto bene i propri interlocutori, probabilmente meglio di quanto si conoscano loro stessi.

Ora fermatevi un istante a pensare a quanta informazione e disinformazione digeriamo ogni giorno attraverso televisione, internet, giornali…

Ormai una bella parte di essa è totalmente “farlocca”, ma nonostante ci siano anche coloro che si bevono ogni sciocchezza come fosse un bicchier d’acqua fresca, le fake news sono facilmente rilevabili e permettono di offrire 2 minuti di vergogna al “bocccalone” di turno che spesso tuttavia (a volte incomprensibilmente) continua imperterrito a bersi ogni sciocchezza.

Ma quando si parte da un fatto vero, lo si declina mescolandolo a un po’ di menzogne, lo si cucina ben bene di condizionali, col pretesto di informare si indugia su particolari raccapriccianti, su dettagli scabrosi, su titoli che servono solo a esprimere sbrigativi giudizi; si intervista gente fuori di testa, si gonfiano le notizie disastrose e spesso ci si abbandona a una cattiva letteratura umorale e catastrofista, allora ogni speranza è perduta.

Scrive Marina Valcarenghi (psicanalista) “Si vuole prima di tutto che i lettori non pensino e poi che reagiscano in base a quello che leggono: scatenare emozioni forti di odio, indignazione, disgusto, panico e disperazione abbassa la soglia della riflessione critica e del pensiero razionale; si forma – in altre parole – un corto circuito mentale che impedisce non solo di considerare la complessità delle situazioni e di costruirsi un’opinione personale, ma anche solo di voler conoscere ed esaminare i fatti. Il lettore crede di pensare e invece reagisce. L’uso del registro emotivo, inoltre, intercetta l’inconscio generando insicurezza, depressione, ansia e violenza e anche queste reazioni potranno poi essere politicamente utilizzate. La manipolazione si completa così agendo sulla coscienza e sull’inconscio dei lettori”.

Un certo tipo di comunicazione acritica e alla continua ricerca del numero dei lettori, si sta rafforzando e mettendo alla prova i fondamenti giornalistici di obiettività, onestà ed equilibrio. Le libertà fondamentali di cui godono i cittadini delle società democratiche potrebbero essere per questo seriamente a repentaglio. 

I giornalisti dovrebbero essere onesti con gli editori di riferimento, con il soggetto di cui si riferisce, ma anche con i destinatari dei loro contenuti. Il dovere di trattare in modo onesto la comunicazione, significa non permettere che rappresentazioni errate, esagerazioni, falsità e menzogne vengano disseminate senza freno. Quando si presenta un conflitto tra l’obbligo d’onestà verso coloro su cui si riferisce e il pubblico, il dovere verso lettori, spettatori e ascoltatori dovrebbe prevalere.

Non è la prima volta che le società devono affrontare questa sfida: il populismo, infatti, ha avuto vari picchi e depressioni nel corso della storia, e si è solitamente dimostrato più forte durante i periodi di disordine economico e sociale. Il fenomeno è basato sui sentimenti individuali e collettivi di insicurezza, disaffezione, frustrazione, scontento e ira e l’ideologia che generano è associabile sia alla politica di sinistra che a quella di destra, perché persuade i cittadini basandosi sulle paure più comuni del genere umano: minacce da parte dei migranti, perdita di identità, riduzione dell’autonomia e del controllo della propria vita, perdita di comfort materiali e un generale timore nei confronti dell’ignoto. Queste paure sono reali e non possono essere ignorate facilmente.

Alcune ricerche hanno dimostrato come alti livelli di incertezza, sensazione di minaccia e ansia producano cambiamenti sia psicologici che fisiologici e reazioni di paura più intense. Più sono forti la sensazione di pericolo e di paura, ad esempio, più aumenta la probabilità che le persone sostengano soluzioni estreme.

Soluzioni che sono caratterizzate da un insieme di elementi: insoddisfazione verso i governi, ira contro le condizioni economiche e lavorative, paura e scontento verso l’immigrazione e predisposizione ad adottare soluzioni e spiegazioni semplicistiche. La democrazia rappresentativa, in questa prospettiva, viene percepita come controllata da élite corrotte che devono essere eliminate e la divisione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario è vista come indesiderata, come qualcosa che riduce e limita l’efficacia del governo e che ostacola l’agenda populista. Si immagina così che i governi possano cambiare le condizioni economiche e sociali in modo facile e veloce, e la loro visione del mondo contiene elementi d’aggressivo nazionalismo e isolazionismo. Per promuovere le loro visioni, i leader estremi fanno ricorso, quasi ovunque, a iperboli, affermazioni inesatte e demagogia, mostrando tratti narcisisti e disprezzo per gli altri. I loro strumenti retorici non inducono reazioni negative tra i sostenitori, ma li rafforzano e ne reclutano dei nuovi e, non da ultimo, offrono straordinarie storie e prime pagine ai giornalisti e alle organizzazioni mediatiche. (nota)

E’ qui che si manifesta tutta la fragilità del giornalismo, proprio con questo approccio alla selezione delle notizie. Pubblicizzando le dichiarazioni stravaganti e gli stratagemmi comunicativi e trattandoli in modo imparziale, riportando accuratamente i contenuti di discorsi o proclami, i giornalisti finiscono inevitabilmente per farsi strumentalizzare in modi che stravolgono o nascondono la verità. Così facendo, idee malvagie, antitetiche alla democrazia, alla dignità umana e alla conoscenza, vengono diffuse regolarmente senza alcuna correzione o critica, mettendo a rischio i valori fondamentali su cui si basano le pratiche giornalistiche. E' l’inerzia di fronte alla manipolazione.

Quando i giornalisti riportano in modo accurato quanto viene detto, senza però illustrare in modo completo il quadro della situazione ai lettori, agli spettatori e agli ascoltatori, quando determinati articoli contengono affermazioni basate su menzogne e disinformazione, che non vengono messe in discussione dai giornalisti o non contengono obiezioni di altri partiti, una parte del pubblico le prenderà per vere e accertate, mentre un giornalismo di qualità, dovrebbe identificare le affermazioni dubbie per evitare di ingannare il pubblico.

Ma ciò che vale per i populismi in genere, si deve applicare anche ai fatti di cronaca, la cui eccessiva esaltazione o viceversa la sordina preventiva, contribuisce a fornire un quadro distorto della realtà che stiamo vivendo. 

 

 

Nota: riflessioni in parte elaborate da keynote di Robert G. Picard “Journalism, Populism and the Future of Democracy” tenuto al 40th Anniversary Symposium dell’Institut für Journalistik della Technische Universität Dortmund, il 28 ottobre 2016

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