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Per ricordare il giovanissimo partigiano bibbienese Alberto Fatucchi

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Per ricordare il giovanissimo partigiano bibbienese Alberto Fatucchi

28 agosto: Liberazione di Bibbiena. Quest'anno dedichiamola ad Alberto Fatucchi

 

 

Mi è capitato più volte di incontrare il prof. Alberto Fatucchi. In particolare nel periodo in cui mi sono trovare a svolgere il ruolo di assessore alla Cultura della provincia di Arezzo.

Ricordo con simpatia il suo sorriso discreto, la sua gentilezza, il modo non invadente di promuovere le sue istituzioni culturali, la “sua” Accademia Petrarca o la “sua” Brigata dei monumenti. Grande studioso di “storia locale”, forse ha pagato lo scotto del significato riduttivo che a questa espressione davano i “grandi storici”, i docenti universitari, che spesso hanno guardato con sufficienza gli appassionati “storici locali”, dimenticando che molte volte è stata proprio la microstoria a costringere a rivedere le interpretazioni dei grandi processi storici.

La Toscana, ma in particolare Arezzo ed il Casentino sono stati oggetto delle sue molteplici ricerche e pubblicazioni.

Ma oggi vorrei ricordarlo per un altro aspetto, spesso ignorato, forse per uno dei tanti equivoci che hanno contraddistinto la storia della guerra e della resistenza.

Fatucchi è stato un partigiano, un giovanissimo partigiano che ha dedicato due anni della sua esistenza alla liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Mi piacerebbe che questo aspetto, un po' dimenticato ed oscurato, fosse ricordato, soprattutto in occasione dell'anniversario della Liberazione di Bibbiena, che, come è noto, ricorrerà il 28 agosto. Fatucchi era un bibbienese, un partinino per la precisione, ed alla sua Partina ha dedicato anche specifiche ricerche.

Credo che il Sindaco e l'amministrazione comunale di Bibbiena farebbero una scelta opportuna, e doverosa, se quest'anno, uscendo dalla routine celebrativa, dedicassero l'anniversario ad Alberto Fatucchi, un nostro concittadino che alla resistenza ha partecipato in modo attivo ancora giovanissimo.

Nell'era in cui i suoi coetanei di oggi si trastullano sui social network, o, peggio ancora, si fanno attrarre dai rigurgiti neofascisti,, ricordare un giovane che, rischiando la propria vita, ha saputo scegliere da che parte stare, può essere il miglior modo non solo di ricordare, ma di educare, richiamando al dovere della memoria e della storia.


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