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L’ORDINANZA ANTI ETILICA? NON E’ PROIBIZIONISMO MA SHARIA. (Di Felice Cini)

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L’ORDINANZA ANTI ETILICA? NON E’ PROIBIZIONISMO MA SHARIA. (Di Felice Cini)

PERCHE’ "LA MOVIDA" NON ORGANIZZA UNA BELLA E SIGNIFICATIVA SERRATA?

Arezzo ha un sindaco e un centrodestra bravi a darci il dispiacere di non affrontare mai le questioni prioritarie ma a spostare i termini di ogni problema. Come, ad esempio l’ordinanza anti etilica, disloca l’attenzione - nata non per un pregiudizio latente o da una maligna percezione fratturata dalla realtà altrimenti serena -  dalla china del degrado in certi quartieri, vedi Saione, alla movida, concentrata invece dentro le mura.  In un giro di locali in maggioranza identificati da gestori responsabili, ma d’ora in poi tutti indifferentemente penalizzati da ciò che non è un conato di proibizionismo ma una autentica sharia.

Quella emessa, con tanto di finto e risibile dibattito interno alla maggioranza, esibito con la finalità di dimostrare che non l’hanno tirata fuori a cuor leggero, ha lo stampo di un eccesso di moralizzazione  senza possedere alcunché della misura di prevenzione. Tantomeno se dettata a preservare il corretto stile di vita delle nuove generazioni. Bensì  consacra ad idolo ed a feticcio un primato del decoro urbano, oltretutto malinteso,  l’ordine categorico di non dare da bere, a partire ed entro certe ore, anche in quei luoghi in cui la bevanda alcolica viene somministrata con il raziocinio di rispettare le normative già vigenti, che vietano il consumo ai minori, e con l’acume di applicare un listino ideale a ridurre al verde chi intenda ubriacarsi a quei prezzi.

Un caso di coma etilico, a seguito di cui finì in ospedale una minorenne, ma ai tempi dell’amministrazione Fanfani, PD; poi, una perniciosa sottovalutazione (durata per anni)  del fenomeno esistente anche da noi,  ma non di dimensione tale da giustificare un’ordinanza tale; infine, l’incapacità di affrontare il contesto, avulso dalla movida,  in cui è rinata l’istanza di un’ordinanza anti etilica, che altrimenti non sarebbe mai stata emessa, non in questi termini perlomeno, nonostante l’amministrazione fosse da tempo ma inutilmente spronata in tal senso, anche da realtà associative giovanile, ascoltate in teoria ma ignorate nella pratica (ne cito una, si chiama Futuro Aretino), ecco da cosa è scaturito il tanto annunciato giro di vite.

Non è venuto fuori come reazione  alle cause della deriva in risse, atti di teppismo e comportamenti aggravati da ubriachezza ma come intenzione di distrarre l’attenzione su ciò che non rappresenta un’emergenza in città: la movida.

Il Comune è andato a colpire la tendenza non appartenente agli ambienti a cui, semmai,   dovrebbe essere finalizzata ma in maniera mirata un’ordinanza come questa, nata peraltro già gravida di un elemento di opportunismo, che aggrava la penalizzazione cui sottopone la totalità degli esercenti corretti e la maggioranza dei fruitori della movida. Vale a dire le previste deroghe in occasione delle cene propiziatorie nei quartieri della Giostra. Strano a dirsi ma ancora di più a capirsi: un coma etilico è meno grave se il giorno dopo c’è la sfida al Buratto? I conati di vomito non sono indecorosi se allagano le strade alla vigilia del torneo cavalleresco medievale? Il bicchiere in più, che sarà possibile bere in quei contesti conviviali che attrarranno anche quanti poi si danno poi a comportamenti da correggere, va bene se a fare movida sono i Quartieri che altrimenti non fanno cassa?

Mi domando cosa trattenga i gestori dei locali colpiti da questa insensata sharia e i loro clienti a non organizzare una serrata di protesta contro un giro di vite somigliante a certe alzate di ingegno degne di quella amministrazione di sinistra che pur di mettere le piste ciclabili nelle vie Roma e Crispi usò grossi bulloni e un criterio talmente grossolano da destare insofferenza anche in chi ama andare in bicicletta. Come oggi sindaco e centrodestra in chi è astemio.

 

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