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IL 118: “86 ANNI E FEBBRE ALTA. L’AMBULANZA? DOTTORESSA, NON SA GESTIRE UN PICCO FEBBRILE?” ERA UNA BRUTTA INFEZIONE

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IL 118: “86 ANNI E FEBBRE ALTA. L’AMBULANZA? DOTTORESSA, NON SA GESTIRE UN PICCO FEBBRILE?” ERA UNA BRUTTA INFEZIONE

"La paziente ha 86 anni, sì, capisco perfettamente. Ha febbre, un picco improvviso?, 39° gradi e mezzo, dice lei. D’accordo, ma come mai richiede un'ambulanza? Dottoressa, dica, non sa gestire una febbre?".

Con queste parole, di non sottinteso biasimo, un operatore del 118, con un tono scontroso fin dall’inizio e, poi, anche apertamente beffardo, ha sindacato una dottoressa della guardia medica nell’esercizio della sua professione.

La sanitaria era intervenuta a domicilio, per accertare le condizioni di salute di un’anziana e, una volta convintasi che fosse il caso di mandarla al Pronto Soccorso, dinanzi all’impossibilità di effettuare una diagnosi escludente qualcosa di grave, trattabile con l’aspirina, aveva chiamato il centralino referente per le emergenze sanitarie di ogni tipo. Anche in caso di codice non critico ma indifferibile. Come nel caso in questione in cui il fattore di indifferibilità era doppio: la paziente (in Alzheimer e altre patologie) e la data sul calendario.

L’episodio, infatti, avviene nella nottata ante ferragosto.  Una data in cui l’aspettativa di ottenere una visita senza andare in Pronto Soccorso dell’ospedale San Donato - una anamnesi basata su accertamenti diagnostici, altrimenti impossibili da effettuarsi a domicilio - sarebbe stata differita di 24 ore. Esattamente, da lunedì 14 a mercoledì 16. Primo giorno utile per contattare il medico condotto.  Benché il dottore di famiglia si sarebbe trovato nella stessa necessità della guardia medica: disporre di analisi.  Di conseguenza e sempre per non ricorrere al Pronto Soccorso, ciò avrebbe comportato di attivare il   servizio infermieristico territoriale. Cosicché sarebbe trascorso un altro paio di giorni. Dopodiché, prima di orientare la cura del caso, altri sette giorni, almeno, prima del risultato delle analisi. Quella notte, la dottoressa della guardia medica ragionò in questi termini. L’operatore del 118, neanche per sogno. Aveva un’altra priorità in testa.

“Ma lo sa lei che stasera attiviamo l’ambulanza soltanto per casi di febbre?”, le ribatte chi le risponde dalla centrale operativa del 118, finito che la dottoressa ha di esporre lo stato dell’anziana.

Comincia così un breve ma sconcertante braccio di ferro.  Spiazzante, soprattutto per il tono che giunge attraverso il microfono del cellulare. Sgradevole anche per chi ascolta il dialogo in vivavoce.  Dialogo che dall’altro capo del filo non sembra neanche a voler essere comprensivi un dialogo impostato sull’obiettivo di raccogliere le informazioni necessarie alla valutazione della gravità del caso.

È un braccio di ferro quanto meno scorbutico e sarà siglato da una intimazione finale, che è di per sé inattesa. Chi risponde dal centralino, infatti, prima mette in discussione la richiesta pervenuta dalla dottoressa, poi si permette di ironizzarci sopra, “vabbè e così sia, vorrà dire che le manderemo l’ambulanza…per una febbre”, infine, si rivale sul medico, con un dispetto.

La dottoressa, intanto, fa valere la propria competenza, ribadendo alle obiezioni espresse da chi la biasima, che è il caso di portare in ospedale questa anziana, e quando ottiene la concessione della sua richiesta, si sente ingiungere, in tono piccatamene provocatorio “però qualcuno dovrà farsi trovare lungo la via e indicare il recapito a cui giungere". Questo è il dispetto! Oppure, bisogna pensare che il 118 considera il navigatore una tecnologia satellitare del futuro e un quartiere - via Alfieri, tra la Meridiana e Tortala -, che dalla sala operativa dista 500 metri in linea d’aria, una remota zona di campagna, in cui giungere grazie a staffette disseminate lungo il tragitto. Vuoi che un operatore zelante - scrupoloso non ai fini della salute di una paziente ma al fine dei costi aziendali -  non valutasse suo dovere non disperdere un’ambulanza in una sconosciuta landa?

Chi scrive non commenta. Gli preme elogiare la ferma competenza della dottoressa in servizio di guardia medica di quella sera. Ma domanda a chi legge: vi sembra normale? Aggiungendo soltanto un piccolo dettaglio: quel picco febbrile, improvviso e altissimo, è stato dovuto da una brutta infezione. Alle vie urinarie. A 86 anni c’è chi non può dire quanto le faceva dolore.

Felice Cini

 

 

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