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Perché proprio ad Arezzo?

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Perché proprio ad Arezzo?

Due gruppi di migranti si sono affrontati in piazza. Non disponendo per fortuna delle armi occidentali, lo hanno fatto con quelle che meglio conoscono: lance e bastoni.

Attualmente (al 15 luglio 2017) sono 12.763 i migranti ospitati in Toscana nell’ambito di 864 strutture a cui vanno aggiunti gli oltre 900 accolti nei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Le strutture hanno una media di 14 migranti ospitati. Circa il 10% di questi sono ospiti della nostra provincia e circa un terzo di quel 10% è nel nostro comune.

Ho cercato attraverso il web, di capire quale fosse la situazione nelle altre città della nostra regione. Leggendo le cronache dei quotidiani, la città piu’ fortunata sembrerebbe Siena, che pur ospitando un paio di centinaio di migranti in meno di Arezzo, pare non essersi molto accorta della loro presenza, fin quando un folle già cacciato dal centro di accoglienza, ha accoltellato un autista Tiemme.

Qualche attrito in piu’ a Grosseto (c’è stata una lite tra migranti in cui uno è finito al pronto soccorso). Allarme a Cascina per il vizio/protesta di salire sulle arcate di un ponte. Qui malumori vari e attriti poi ricomposti.

Poco da segnalare anche a Livorno (in cui il sindaco guida però la protesta antimigranti), Pisa e Lucca.

Pistoia invece si è guadagnata gli onori delle cronache con il sindaco in manifestazione sotto alla prefettura e un quartiere in rivolta preventiva (i migranti ci saranno ma non ancora).

Firenze ovviamente fa la parte del leone sia nella ospitalità che nei fatti rilevanti che ruotano attorno al problema. Ma nè qui, né altrove, è mai successo ciò che è accaduto ad Arezzo l’antivigilia di ferragosto.

Se non c’è alcun dubbio che fatti del genere non possono essere tollerati, oltre alla repressione serve comunque una minima conoscenza dei problemi.

Non possiamo (o almeno vale per me) accontentarsi di spiegazioni semplicistiche, tipo il controllo del piccolo spaccio da parte di bande rivali. Questa gente viene dalle piu’ disparate zone del mondo,e per organizzare una gang non bastano pochi mesi, servono anni.

La spiegazione effettivamente piu’ sensata ed anche la piu’ dolorosa, è quella del conflitto interetnico.

L’accumulo di esseri umani smistati come pacchi postali senza alcuna conoscenza delle dinamiche che portano con sé, offre il risultato che è sotto gli occhi di tutti. A questo punto abbiamo solo l’alternativa della forza: imporre ordine e disciplina con il braccio armato della legge.

Ciò non toglie che come cittadino sia desideroso di conoscere. Saperne di piu’ è un diritto ed anche un dovere per quando sarò chiamato a scegliere. Non posso accontentarmi delle spiegazioni che si scambiano quattro amici al barrino dietro l’angolo.

Resta la domanda a cui per adesso non sono riuscito a dare alcuna risposta: perché proprio ad Arezzo?   

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