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Forza Italia incontra Saione

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Forza Italia incontra Saione

Il gruppo consiliare e il coordinamento comunale di Forza Italia si sono riuniti il 31 di luglio presso la sede per incontrare i residenti di Saione e ascoltare le loro problematiche.

 

 

 

All’ombra di una gigantografia di Silvio Berlusconi, si sono ritrovate circa 20 persone, tutte italiane, 5 ragazzi tra i 20 e i 30 anni, e 6 donne. A presidiare la discussione erano presenti Lucia Tanti, Scapecchi Federico e Jacopo Apa.

L’incontro si è aperto immediatamente all’insegna dell’ascolto dei presenti che si sono succeduti per parlare delle problematiche che incontrano giorno per giorno. Le tematiche principali affrontate sono state la sicurezza delle strade e il loro basso stato di mantenimento, lo spaccio di droga, la quasi totale mancanza di risposta da parte delle forze dell’ordine alle richieste di aiuto e l’assenza di interesse dell’amministrazione nell’organizzare iniziative che rivitalizzino le strade del quartiere.

Il tema della sicurezza per le strade è stato uno dei più discussi alcuni del pubblico hanno detto: “Noi come cittadini non ci sentiamo sicuri. Quando chiamiamo la polizia arriva dopo 40 minuti o addirittura non viene. In via Monte Grappa per esempio è sempre la solita storia. Noi come cittadini facciamo le segnalazioni, ma non possiamo passare il nostro tempo libero a sorvegliare le strade. Paghiamo le tasse e per questo ci aspettiamo un servizio da parte dello stato. La polizia deve fare il suo lavoro”.

Altri si sono lamentati di problematiche simili per Campo di Marte: “Noi abitiamo sopra l’A&O e la situazione è diventata invivibile. Abbiamo fatto moltissime segnalazioni ma nessuno sembra fare niente. Abbiamo anche filmato gli spacci e segnalato la situazione alle forze dell’ordine. Questa cosa ci fa paura perché c’è totale trascuratezza e mancanza di considerazione delle richieste del cittadino. In più tutti questi luoghi sono diventati dei gabinetti a cielo aperto, con persone che bevono birra a non finire e che poi fanno i loro bisogni per strada”.

Altri dal pubblico hanno poi additato i negozi etnici come una delle cause del problema: “Noi italiani siamo quelli che la prendono nel didietro. Ci vuole un incremento della sicurezza, un maggior controllo delle regole nei negozi e anche delle abitazioni. Poi queste persone usano i nostri soldi per comprarsi vagonate di birra. Un'altra cosa che non capisco è per quale motivo non vengono i controlli anche nei negozi che non sono italiani. Basta sbirciare una volta dentro ad uno di questi per capire che le condizioni igieniche non sono nemmeno lontanamente vicine agli standard che invece vengono richiesti a quelli italiani. Nelle macellerie ci sono le mosche. I frigoriferi sono rotti, perdono acqua e non congelano adeguatamente. Questo non è giusto, soprattutto nei confronti degli italiani che sono costretti a seguire tutte le regole pedissequamente. Qualche mese fa è stato aperto un negozio di un giovane italiano e dopo solo una settimana sono arrivati tutti i controlli. Non è giusto in questo modo”.

Altri poi hanno parlato del lato commerciale del quartiere: “Molti giornalisti hanno fatto un vero e proprio terrorismo additando Saione come il Bronx. Associando continuamente la parola degrado a Saione e questo è sbagliato. È vero però che i turisti che arrivano ad Arezzo e vedono questa roba non ci tornano. Un’altra cosa che non capisco è che nel centro storico si fanno tutte le attività e però tutto il resto viene lasciato fuori allo sbaraglio. Non capisco perché l’amministrazione faccia delle politiche di questo tipo. Ci vorrebbero delle iniziative anche nel quartiere di Saione”.

Federico Scapecchi ha risposto ad alcune affermazioni del pubblico riguardo alla sicurezza: “Per quanto riguarda il consumo di alcolici per strada, abbiamo allo studio una regolamentazione ben precisa. Possiamo vietare il consumo di alcool per strada e limitarlo solamente agli spazi appositi, per esempio nelle parti in cui i commercianti pagano l’occupazione di suolo pubblico. Si deve incrementare l’accortezza per il rispetto delle regole. Tutto qui. Questo è quello che il comune deve fare. Per quanto riguarda il negozio Favour From God, il problema non è l’attività, ma quanto le persone che vi gravitano attorno. Le istituzioni non possono fare niente se si sente il vocio di notte e se c’è confusione. Le istituzioni possono però intervenire nel caso in cui ci sia criminalità. Infatti, per la revoca del permesso commerciale e per la chiusura di queste attività, la procedura non è facile. Per quanto riguarda la chiusura del Bar Italia, ci sono voluti 6 mesi e un ingente investimento di uomini e risorse da parte delle forze dell’ordine. Ci sono delle regole e degli accertamenti che devono essere fatti, e questo richiede tempo”.

E Japo Apa ha poi aggiunto: “La situazione che vediamo adesso ad Arezzo è il risultato di politiche nazionali scellerate. Le cose sono ad un livello di complessità a livello burocratico che vanno nella maggior parte oltre i confini della delle competenze del comune. Quello che noi vi possiamo dire è di continuare a chiamare la polizia. La polizia deve venire e deve fare il suo lavoro. I cittadini non possono perdere sfiducia nelle istituzioni. In aggiunta i cittadini devono continuare a fare le denunce, altrimenti poi alle istituzioni risulta un calo di criminalità che può addirittura portare ad un ulteriore riduzione delle già scarse forze di polizia”.

Lucia Tanti chiude l’incontro cercando di rispondere ad alcune delle principali osservazioni fatte dai presenti: “C’è un piano di assunzione della Polizia Municipale. Adesso siamo a 83 vigili. L’idea è arrivare a 95 persone in tutto e speriamo di potercela fare. Il problema adesso sta nel cercare di tenere la situazione sotto controllo. Non possiamo infatti permetterci che avvengano episodi di violenza, allo stesso tempo però anche il negare ascolto ai cittadini che fanno richiesta di aiuto è una violenza. Ognuno deve fare la sua parte. Il nostro piano di azione si articola su due fronti: dare forza alla polizia municipale e creare dei presidi fissi sul territorio e sollecitare il prefetto per continuare a portare la voce a Roma che ad Arezzo c’è un problema. Siamo però tutti consapevoli che i problemi non si risolvono velocemente”.

“Per quanto riguarda la situazione dei negozi problematici di Saione, possiamo dire che ci sono dei controlli della polizia in borghese. Più di questo non posso dire. Ma le operazioni di sorveglianza continuano. Richiedono del tempo e ci vuole molta pazienza perché devono essere fatte tutte le verifiche del caso. Nel frattempo stiamo considerando di investire una buona fetta dei nostri fondi in telecamere. In aggiunta ci sono i Lions che stanno pensando di attivare a settembre dei progetti proprio su Saione”.

“Per quanto riguarda il volontariato delle persone rifugiate abbiamo deciso di bloccarlo. In molti dicono che se queste persone di colore non devono stare a bighellonare e che sarebbe bene che facessero qualcosa. Ma noi per ora abbiamo deciso di bloccare l’opportunità di volontariato. La persona di colore cambia sempre. Ogni 6 mesi c’è n’è una diversa. È vero che il bighellonaggio è brutto, ma il costo per questi progetti è alto. Quindi ogni 6 mesi cambia, il comune spende troppo con costi che vanno dall’assicurazione, alla tutela della persona, all’insegnamento di quello che fa, che a noi è parso un atteggiamento che non va bene. Il comune investe in questo tipo di cose se le persone sono sempre le stesse. Altrimenti diventa un modo per prendere in giro la gente. Si spende più che a lasciarli fare. Abbiamo fatto la scelta di investire di più nella polizia municipale che nel fare progetti di volontariato. In aggiunta c’è bisogno che le cooperative rendano maggiore conto della giornata dei loro ospiti. Da circa 15 giorni la possibilità di fare Daspo Urbano, ossia di allontanare le persone dalla città nel caso in cui creino dei problemi. E ne abbiamo già fatti due, e vi posso garantire che che questi non sono italiani”.

In conclusione, per quanto riguarda Saione, abbiamo parlato con Ascom e lavoreremo con loro per migliorare il degrado urbano. In aggiunta non approviamo il lavoro di certi giornalisti che hanno fatto passare Saione come il Bronx. Il problema però è che se ripetiamo una cosa cento volte, anche se questa è falsa, poi le persone credono che sia vera. È stato un gravissimo errore. Saione non è un paradiso ma non è nemmeno il Bronx. Per risolvere la situazione del quartiere e ritornare ad una Arezzo sicura e coesa, incrementeremo i controlli e i presidi e daremo vita a delle iniziative che riportino attività per le strade”.

 

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