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Confesercenti convoca i commercianti di Saione

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Confesercenti convoca i commercianti di Saione

Davanti al Bar Magi di Via Vittorio Veneto, si sono raggruppati i commercianti del quartiere di Saione invitati dalla Confesercenti. L’evento è stato organizzato da Valeria Alfisi, la responsabile dell’area aretina di Confesercenti, Mario Landini, il Vice-presidente, e Massimo Boncompagni. La riunione si è poi spostata in un fondo in Via Ticino.

Valeria Alfisi ha aperto l’incontro dicendo: “Negli ultimi giorni è scoppiato il finimondo a Saione. Ci sono dei problemi evidenti e non c’è dubbio che essi vengano aggravati anche dalle dichiarazioni e dalle prese di posizione opposte che si sono succedute in questo giorni tra Prefetto e Amministrazione Comunale. C’è da dire che i problemi che sono davanti agli occhi di tutti, non sono nati nelle ultime settimane ma vengono da lontano.

In questi ultimi giorni ci sono state dichiarazioni sul calo della criminalità ad Arezzo. In parte questo è dovuto al calo di denunce che sono state fatte a Saione. Questo però non significa che c’è stato un calo dei crimini. È anche inutile continuare a dire che ci sono solamente 13 persone richiedenti asilo che vivono a Saione. Quando si crea un punto di aggregazione, le persone possono venire da ogni parte della città e non da un solo luogo.

Come molti hanno poi notato, negli ultimi anni sono andate scomparendo moltissime attività considerate ‘storiche’ del quartiere di Saione e ci sono moltissimi negozi di stranieri. Da un certo punto di vista, il problema non è questo. Il punto è che quando questi luoghi diventano punti di aggregazione si creano dei problemi che non hanno niente a che vedere con il commercio ma con la condotta dei frequentatori. Più negozi di questo tipo ci sono, più ovviamente aumentano anche le probabilità che ci siano attività illecite.

Confesercenti ha quindi ritenuto fondamentale venire a parlare con voi commercianti, perché è chiaro che un problema esiste e voi siete per strada, quindi vivete la situazione direttamente.”

Ha preso poi la parola Angelo Rossi, sia investe di Consigliere Comunale, ma anche e soprattutto, come persona che lavora in una delle strade al centro delle polemiche di questi ultimi giorni, ossia via Piave:

“Noi commercianti siamo tra l’incudine e il martello. Il dibattito di questi giorni tra prefetto e Sindaco è una questione di dibattito tra Competenze e Visioni differenti.

Il prefetto ha parlato di degrado strutturale, l’amministrazione invece parla di degrado comportamentale. La diffusione del degrado comportamentale è un problema. L’idea è quella di usare le forze dell’ordine per dissuadere alcune persone dal tenere comportamenti non civili. È uno scontro filosofico. Non è tappando la buca per strada che si risolve il problema dello spaccio a Saione.

È ovvio poi che a lungo termine è comunque necessario interagire con le persone anche straniere per lavorare e portare avanti dei progetti per il quartiere, ma adesso la questione è un’altra. A Saione ci sono gruppi etnici che da 20 anni sono qui e nessuno ha mai avuto niente da ridire. Altre persone invece, venute negli ultimi 2 o 3 anni, stanno causando moltissimi problemi. Ripeto, non si parla di degrado strutturale.

C’è anche un altro problema che deve essere messo in conto. Il comune è a corto di risorse. A Ghinelli è venuto a mancare l’appoggio da parte della Polizia di Stato e dei Carabinieri.

È necessario istituire dei presidi stabili nel quartiere per portare ordine. Tamponata questa situazione, si deve poi potenziare il lavoro con le comunità. Il problema però è anche che i vigili adesso sono sotto organico di almeno 25 unità”.

Mario Landini ha poi chiuso la prima parte dell’incontro: “Il problema è che per molti anni si è dato per scontato che ad Arezzo si stesse bene, sottovalutando una situazione che invece stava gradualmente diventando esplosiva.

Le nostre attività potrebbero essere dei punti di contatto con il territorio. Pochi giorni fa siamo stati a Livorno. Abbiamo fatto un incontro con la Confesercenti del posto che da qualche tempo ha iniziato a collaborare con delle cooperative del posto per risolvere un problema molto grave che stava prendendo piede in Piazza Garibaldi. I risultati sono stati incredibili. Nella piazza era tutto chiuso e addirittura erano arrivati a dover rimuovere le cabine per farsi le fototessere perché la gente andava a consumarci la droga. In poco tempo invece, grazie a questa collaborazione, sono state riaperte 13 attività”.

Le persone del pubblico, tutti commercianti, hanno poi iniziato ad esprimere la loro opinione su quello che era stato detto e su quale sia la loro percezione delle problematiche del quartiere.

I principali punti di criticità sono stati espressi nel rapporto con le forze dell’ordine. C’è chi ha detto: “Si deve denunciare tutto quello che si vede, sempre. Non si deve mai rinunciare a chiamare le autorità. Il problema però è che a volte la Polizia, i Carabinieri e le altre forze dell’ordine, in fanno il rimpallo delle responsabilità. Alcune volte nemmeno rispondono al telefono”.

Si alza un mormorio nella stanza e la maggior parte delle persone sembrano essere d’accordo sulla questione.

I commercianti poi tengono a precisare che, non ostante ci sia un reale problema di sicurezza nel quartiere, la stampa non ha aiutato. Il costante lavoro di alcuni giornalisti nell’associare la parola “degrado” a Saione, ha reso le cose ancora più difficili: “la stampa crea panico e confusione. Si parla di degrado, si associa questa parola sempre a Saione. Ci sono dei giornalisti che stanno sbagliando. Questo ha anche delle ripercussioni gravissime per le persone che ci vivono e lavorano. Questo è terrorismo. Ha effetti disastrosi sul prezzo delle case e soprattutto sulle frequentazioni del quartiere. In questo modo si danneggiano le attività commerciali che a lungo andare sono costrette a chiudere”.

Tra le altre cose dette, viene anche menzionata la necessità di riattivare il tessuto sociale locale per la creazione di eventi che attraggano di nuovo le persone al quartiere. “Qualche anno fa si pensava che costruendo il boulevard si potessero risolvere i problemi del quartiere…” Nella sala si sollevano delle risate sonore. “Non ripetiamo gli errori che sono stati fatti in passato. Sono 3 o 4 anni che non si fanno eventi nel quartiere, inevitabilmente le attività commerciali muoiono e gli spazi vuoti vengono riempiti dalle persone che stanno adesso causando problemi. Se riusciamo a far ripartire una serie di eventi possiamo risolvere la situazione. Qualche anno fa, Via Vittorio Veneto ne faceva addirittura 6 di eventi all’anno. Eravamo un modello per tutti. Questa cosa poi è scomparsa”.

I commercianti si sono scambiati il numero di telefono e l’incontro si è chiuso. Alcuni se ne sono andati con scetticismo, dicendo che incontri di questo tipo non portano mai a niente, altri invece con rinnovato entusiasmo nel vedere che comunque qualcosa si sta smuovendo. Una cosa importante da dire è che nella stanza erano presenti solamente commercianti italiani. Non è chiaro se sia stata fatta un’opera di diffusione capillare di questo evento, ma è importante precisare che se si deve interpellare il quartiere e i suoi esercizi commerciali, lo sforzo deve essere fatto per raggiungere più persone possibili. Valeria Alfisi ha più volte detto di aver fatto porta a porta e aver contattato anche i non italiani, senza però grandi risultati.

Sembra sempre più evidente che solamente con un’opera di concerto tra le parti, coinvolgendo tutti, si possono risolvere delle problematiche sia a breve che a lungo termine. Anche la politica ha mostrato il suo interesse. Si può solo sperare adesso che si innescheranno processi collaborativi a lungo termine, anche quando la luce dei riflettori dei media si saranno spenti.

 

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