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GHINELLI, SI FIGURI LEI QUANT’E’ IMBARAZZANTE AVERLA COME SINDACO (Di Felice Cini)

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GHINELLI, SI FIGURI LEI QUANT’E’ IMBARAZZANTE AVERLA COME SINDACO (Di Felice Cini)

 

Senza sposare il punto di vista omosessualista, non è neanche da sposare il ragionamento del sindaco di Arezzo per il quale “La legge 76 equipara l’unione civile al matrimonio, ma non è la stessa cosa. Anche per eliminare una sorta di imbarazzo in una situazione in cui ci si trova davanti due persone dello stesso sesso, abbiamo deciso di omettere questo dono che ha pochissimo valore”.

Il dono in questione è l’omaggio che il Comune consegna a marito e moglie al culmine della celebrazione del loro matrimonio civile. L’officiante dà  un gadget a lui e un gadget a lei. Ma non se sono due lui o due lei.  In questi casi, l’imbarazzo consiste – il ragionamento del sindaco non ammette altra interpretazione  - nello stabilire chi dei due è il partner attivo e chi il passivo. Chi lo sposo e chi la sposa. Si tratta di questo. Di pura e mera  morbosità. Non stiamo a raccontarci,  come ha raccontato Ghinelli in aula,  che si tratta di qualcosa di etico e di morale. Un quid irrisolto dagli Uffici e convogliato dal “concetto di sposa in una coppia eterosessuale”.

Con questa dichiarazione - letta la quale lipperlì chi scrive non ci voleva credere -  il sindaco di Arezzo penetra non tanto nelle profondità della deontologia e della condotta di un’Istituzione locale.

Qua sprofondiamo nella commedia all’italiana, in quel sottogenere di film alla Alvaro Vitali e Bombolo nel quale avrebbe fatto furore il dilemma di come abbinare ad una coppia omosessuale la pergamena concepita come omaggio allo sposo e la chimera pensata invece per lei. Ci avrebbero sghignazzato generazioni di platee cinematografiche, invece di strabuzzare gli occhi davanti alla visione delle cosce di Edwige Fenech. Se il centrodestra comunale è in grado di rinverdire almeno i fasti di questo filone, forza avanti, almeno combina qualcosa.

Limitiamoci a metterla così, se vogliamo essere indulgenti. Altrimenti, bisogna ricorrere ad una differenza abile a darci una spiegazione tra quanto ci corre tra Ghinelli e un’obiezione di coscienza alla legge sulle Unione Civili, scevra da qualunque imbarazzo nei confronti di due persone dello stesso sesso.

C’è la sua differenza tra scrivere Negri di Merda e dire che esiste “una sorta di imbarazzo in una situazione in cui ci si trova davanti due persone dello stesso sesso”. Questa differenza sta nel sistema allocutivo. Chiamasi così il modo in cui ci rivolgiamo alle persone. Chi scrive Negri di Merda, essendo un ignorante si rivolgerà loro con il pronome tu. Il sindaco che avvalora un imbarazzo nei confronti di una coppia di omosessuali, essendo persona civile e ben educata, userà, invece,  il lei, rivolgendosi a costoro. Ma, sistema allocutivo a parte,  non c’è alcun altra differenza tra l’apostrofare razzialmente delle persone come noi che hanno un colore della pelle diverso dal nostro e chi avvalora l’esistenza in seno all’Istituzione comunale di “ una sorta di imbarazzo” nei confronti di persone che hanno una vita sentimentale e sessuale come la nostra ma differisce da quella eterosessuale.

Chi scrive non ha a cuore i diritti gay ma come tanti che osteggiano la Cirinnà non ha alcuna sorta di  imbarazzo nei confronti di due persone dello stesso sesso che si scambiano l’amore.

E dopo la dichiarazione del sindaco Ghinelli, rappresentante un’ obiezione di coscienza che toglie argomenti all’obiezione di coscienza alle nozze gay, la preoccupazione diventa duplice. In quanto, da una parte c’è la preoccupazione che verte sulle conseguenze del primo stadio della Cirinnà, ossia la futura approvazione anche delle adozioni gay, come diritto riconosciuto per legge agli omosessuali ad avere figli, e – dall’altra – la preoccupazione  che l’imbarazzo di  un sindaco come Ghinelli possa estendersi, in un domani non lontano,  anche al bambino avente per genitori due maschi o due donne.

Ma, comportandosi così,  non si protesta contro  una legge giustamente invisa.  Bensì si avvilisce la scelta di vita di persone che non dovrebbero mai essere scambiate per l’ideologia giustamente invisa che si intende contrastare.

Per cui, caro Ghinelli, si figuri lei,  quant’è imbarazzante averla come sindaco un domani che , ad Arezzo, dovesse manifestare contro le adozioni gay , ricominciando ad essere contrari alle Unioni Civili. Ma contro l’ideologia. Non le persone.

 

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