Prima Pagina | L'opinione | I problemi di Saione vengono da lontano, ma la militarizzazione non li risolverà

I problemi di Saione vengono da lontano, ma la militarizzazione non li risolverà

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
I problemi di Saione vengono da lontano, ma la militarizzazione non li risolverà

 

Saione è un quartiere nato dopo la guerra in forma assai spontanea. Strade e stradine senza una grande logica urbanistica, casette basse e palazzoni altissimi, accostati gli uni alle altre, entrambi molto spesso alzati in gran velocità senza quella cura e quella attenzione costruttiva che abbiamo conosciuto solo molti anni dopo.

C’è stato un tempo in cui Saione brulicava di vita: fabbriche di scarpe, aziende orafe, mobilifici, negozi e attività artigianali di ogni genere si alternavano alle abitazioni. La stessa Unoaerre aveva qui il suo stabilimento, ma anche scuole medie, scuole superiori, uffici pubblici e centri direzionali di ogni tipo.

La sostanziale chiusura al traffico veicolare di via Trasimeno, ha invece decretato la fine commerciale di tutto il lato Sud del quartiere (che si è riversato su Via Arno dopo il collegamento). C’è stato un tempo in cui anche questa via era densa di attività commerciali. Poi il sottopasso dedicato solo alla mobilità leggera, ha di fatto interrotto il flusso commerciale, relegando questa via a traversa interna. E piano piano si è spenta.

Quando il comune propose, molti anni fa, di aprire il sottopasso alla circolazione dei veicoli, furono i residenti ad opporsi vivacemente. Ma il rovescio della medaglia ad una acquistata tranquillità, è la stessa trasformazione della strada in cimitero commerciale urbano, che lentamente ma inesorabilmente si è svuotato, trasformandosi in dormitorio. Prima ad uso dei vecchi residenti, poi delle nuove classi di immigrati. Ma i problemi qui sono noti da tempo. Non è una novità degli ultimi anni.

I migranti arrivati coi barconi, che sono stati sistemati nella nostra provincia, non sono mai stati alloggiati qui, proprio perchè coscienti che la zona era già satura. Al momento sono solo 13 in tutto, appoggiati in una casa famiglia, ma dare la colpa a questi 13 del disagio sociale che qui si vive, parrebbe veramente strumentale oltrechè infantile.

Il problema reale è che la zona è stata progressivamente abbandonata dagli antichi residenti, i quali, per cercare di massimizzare la resa, hanno preferito affittare i loro appartamenti vuoti, in cui evidentemente gli italiani non desideravano piu’ abitare, a immigrati di ogni colore, giunti non sui barconi, ma su assai piu' comodi 747. 

La differenza sostanziale, è che mentre in altre zone della città si tendeva a realizzare una sorta di razzismo edilizio (provate a rispondere ad un annuncio AFFITTASI esposto in via XXV Aprile, utilizzando un timbro di voce tipico da immigrato, vi riattaccano in faccia) qui la reale difficoltà nel trovare l’inquilino disposto a pagare le somme richieste, ha abbassato molto la pretesa selezione, realizzando una sorta di concentrazione multietnica di cui gli antichi residenti si lamentano. Un giorno forse anche qui come a N.Y. avremo il nostro East Village (sobborgo situato nella Lower East Side) che deve li suo sviluppo alle ondate migratorie che hanno interessato la città alla fine dell’Ottocentoe a cui si deve la nascita di molti locali di musica sperimentale. E’ chiaramente visibile dall’architettura come il quartiere sia stato influenzato dalle culture dei gruppi etnici che qui si sono stabiliti 

A Saione vivono oggi gran parte delle badanti che accudiscono i nostri vecchi, ma anche muratori, manovali, operai agricoli. Se è vero che la presenza di immigrati reca anche vantaggi, oltre che svantaggi, il problema è che i vantaggi e gli svantaggi si abbattono su persone diverse. I vantaggi su chi affitta al  nero, su chi sfrutta il lavoro sempre al nero, sul sistema pensionistico, sulle aziende che altrimenti chiuderebbero, sulle famiglie che non saprebbero come fare con gli anziani (beninteso, tutti costoro magari ingrossano le file degli xenofobi, perché guardare al di là del proprio naso è una fatica.....)

Gli svantaggi invece, si abbattono sui vari sfigati di casa nostra, che magari non accetterebbero mai di pulire il culo ai vecchietti ma si incazzano se altri lo fanno al posto loro. E hanno anche qualche ragione, questo va detto, perché senza immigrati (anzi, in questo caso senza immigrate), l'assistenza agli anziani forse sarebbe pagata a peso d'oro. Una concorrenza al ribasso esiste, è inutile che lo neghiamo! Se continuiamo a dire che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, siamo ipocriti, perché gli italiani non vogliono più fare quei lavori alle condizioni a cui li fanno gli immigrati, ma d'altra parte senza immigrati, senza cioè l'offerta di manodopera, le condizioni sarebbero tutt'altre!

La crisi economica, che è passata come un rullo compressore sul nostro paese a partire dal 2008, ha reso infine difficile la sopravvivenza a tanti, a partire ovviamente dalle fasce piu’ deboli, dalla base della piramide sociale rappresentata proprio da questa categoria di cittadini. E da quel momento è stato un proliferare di illegalità diffusa: piccolo spaccio, furti di biciclette, furti nelle auto, reati realmente poco denunciati (io stesso non ho mai denunciato il furto di due bici, mi sono limitato ad andare a piedi) e che per questo sfuggono al controllo statistico, ma di cui invece i residenti soffrono. I dati forniti dal Questore putroppo offorno una fotografia parziale della situazione: non sono diminuiti i reati ma le denunce, visto che la non certezza della pena e i processi lunghissimi fanno sì che i cittadini specie per i reati minori, pensino che recarsi in questura o dai carabinieri, sia una perdita di tempo.

Negli ultimi 15 anni Saione è divenuto un’amalgama di culture, di negozi etnici, attività commerciali gestite dai nuovi immigrati, in cui però gli italiani non disdegnano affatto di entrare. Sono gli immigrati piu' intraprendenti, quelli che cercano in ogni modo di sopravvivere senza lasciarsi irretire dalle chimere dei guadagni facili.  

Le difficoltà linguistiche dei nuovi abitanti della vecchia città hanno infine reso difficile stabilire legami di appartenenza, una difficoltà che è aggravata dal progressivo venir meno dell’attenzione pubblica sul bene casa, consegnato al mercato, e dal contemporaneo disinvestimento su progetti e desideri della componente più giovane della comunità, ridotta oggi a moltitudine precaria e priva di casa.

Immaginare “non soluzioni” analoghe a quelle delle periferie militarizzate delle metropoli ad alta densità, in cui la non speranza dei giovani nel futuro arriva a rappresentarsi con azioni di guerriglia urbana di autodifesa o di disperata demarcazione autistica del proprio territorio, può solo esasperare i problemi senza offrire alcuna soluzione. Ma non possiamo subire passivamente i problemi senza cercare di cavalcarli. Come l’esperienza francese ci insegna, il disagio si diffonde nella seconda generazione di immigrati. La criminalità nasce nella fase di adattamento e si manifesta tra i giovani che hanno già assimilato la cultura del paese ospitante, mentre non si manifesta negli immigrati di prima generazione ancora osservanti un diverso codice morale ed estranei alla cultura del paese ospitante.

Ma sempre pescando nell’esperienza francese, non è militarizzando che si possono risolvere i problemi, ma cercando di produrre le migliori condizioni di vita per le persone che qui vivono, con grande attenzione all’ambiente e all’architettura tradizionale del luogo, partendo dalla costatazione che il modello convenzionale di pianificazione urbana diffusa, applicato nel secondo dopoguerra, è inadatto alla società contemporanea e produce sempre più spesso realtà degradate con conseguente aumento del disagio sociale e della criminalità. 

Possiamo aggiungere che molti degli stranieri non ce la faranno ad inserirsi in modo più o meno accettabile, si sbanderanno e tenderanno a delinquere. E anche che, a prescindere, le differenze di culture, di stili di vita, di mentalità, potranno creare frizioni ed incomprensioni anche nei casi migliori. Infine, in tutte le ondate migratorie da che mondo è mondo, c'è una percentuale di chi già delinqueva a casa propria e pensa di farlo più facilmente dove c'è più ricchezza.

E voilà, la miscela esplosiva è servita.

Come se ne esce ? Per ogni problema complesso c'è sempre una risposta facile. Peccato che spesso sia sbagliata.

Noi proviamo almeno ad evitare le risposte sbagliate.

E’ il momento di studiare soluzioni che riportino i cittadini a vivere la città, attraverso la rinascita del commercio e dell'artigianato locale e soprattutto della vita di quartiere. Per ottenere risultati duraturi occorre un vero piano di riqualificazione urbana, del verde, della illuminazione cittadina ed un potenziamento delle telecamere. Il plauso alle Forze di Polizia resta comunque doveroso per quanto fanno sul territorio. La città deve tornare ad essere ordinata, pulita e serena capace di far vivere la quotidianità delle proprie piazze, parchi e strade a chi è in pensione, offrendo anche attività aggregative e di socializzazione, mentre il comune deve essere percepito come un amico del cittadino che lavora, per tutelarlo e non solo per succhiargli il sangue.


  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00