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Il questore: non confondiamo il degrado e la perdita di decoro con la repressione del crimine

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Il questore: non confondiamo il degrado e la perdita di decoro con la repressione del crimine

Dura presa di posizione del questore, che bolla come inaccettabili le definizioni usate per descrivere alcune zone della città.

 

Argomento della conferenza stampa di questa mattina, la situazione del quartiere Saione, al centro di una bufera mediatica a seguito dei famosi manifestini [complimenti all’ideatore, se voleva suscitare un inutile vespaio c’è riuscito benissimo - ndr].

Ma le autorità di PS non possono pensare di perseguire la “percezione” di insicurezza generata da reati immaginati. I reati o ci sono o non ci sono, e le statistiche relative ai primi sei mesi del 2017, indicano un calo dei reati relativamente alla zona, nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente, del 9.75%.

Se poi i cittadini si sentono infastiditi dalla presenza di uomini di colore che "cazzeggiano" senza aver nulla da fare, ciò non significa che si possa giustificare l’uso di terminologie inappropriate, paragonando un area della città ad una polveriera, al Bronx criminale ante Giuliani o alla casbah di Algeri.

Il vociare fastidioso, la gente che la pipì per strada, che mangia e cucina ammorbando l’aria, non è e non può essere oggetto di repressione poliziesca. La cura contro il degrado, ha carattere amministrativo e non penale, unico ambito di azione possibile per le forze dell’ordine.

Il rispetto dei regolamenti comunali, in materia di decoro, passa attraverso soluzioni che non prevedono, né possono prevedere, l’uso delle forze dell’ordine, né tantomeno dell’esercito, che viene dislocato esclusivamente in difesa di obiettivi sensibili, o di gravi emergenze civili.

Nello stesso periodo di osservazione, in tutta l’area del comune di Arezzo, non è avvenuta una sola rapina in banca. Il censimento dei reati denunciati, indica un netto calo, mentre gli arresti, segno di un impegno decisamente rafforzato nel contrasto al crimine, hanno visto un aumento del 25%.

Poche altre zone del paese possono vantare statistiche simili e l’uso che i media stanno facendo di terminologie apocalittiche, infiamma inutilmente gli animi piu’ deboli. Arezzo è e resta una delle città piu’ tranquille d’Italia, almeno dal punto di vista della microcriminalità, che è quella che genera allarme sociale diffuso. Il fatto che i cittadini percepiscano insicurezza, è in parte responsabilità dei media, dato che le percezioni, non sono mai statisticamente accertabili, penalmente perseguibili e oggettivamente risolvibili.

Sono utili – aggiungo io - negli orientamenti degli elettori. «Spostano» i voti degli incerti. Rendono incerti molti cittadini certi: possiamo ben dire che il tema della sicurezza non è politicamente «neutrale».

In poche parole, pur senza dirlo apertamente, il questore rinvia al sindaco, che può contare sulla Polizia Municipale, la determinazione delle scelte in grado di intervenire sul degrado e ristabilire il decoro. In nessun caso questo è compito, se non marginalmente, delle forze della Polizia di Stato, il cui compito resta quello di reprimere e prevenire il crimine. Per questo polizia e carabinieri, hanno intensificato (e aumenteranno ancora) l’attenzione al piccolo spaccio nelle zone interessate.

Il rispetto dei regolamenti comunali in materia di apertura e chiusura degli esercizi pubblici, della vendita o meno di prodotti regolamentati (il vetro), della gestione della serenità dei cittadini e della loro convivenza con le etnie attualmente presenti, passa attraverso un lavoro di educazione sociale alla convivenza e al rispetto delle reciproche culture, che non può coinvolgere, se non marginalmente, le forze di polizia, che non possono essere distolte dal loro principale lavoro di repressione e prevenzione della criminalità.  

Velatamente ma non troppo, il questore mette sotto accusa anche i media, che alla ricerca di facili lettori e scoop freschi di giornata, offrono smisurato rilievo a fatti che se fossero commessi (e sono anche commessi) da figli di aretini, non riceverebbero neppur l’onore della cronaca.

Ciò suggerisce, ma questa è una riflessione assolutamente personale, che i cicli dell’insicurezza percepita, siano favoriti dal circuito fra media e politica.

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