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La crisi della rappresentanza tra scarsa consapevolezza e povertà di pensiero

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La crisi della rappresentanza tra scarsa consapevolezza e povertà di pensiero

Se proviamo a voltarci indietro, anche solo per un istante, rischiamo di rimanere allibiti.


Nel ‘900 la sfida al fascismo, al nazismo e al comunismo, partiva da basi ideologiche e culturali profonde: anche un semplice consigliere comunale, aveva nel suo personale bagaglio il pensiero di uomini come Salvemini, Calamandrei, Ernesto  Rossi, Gobetti e i fratelli Rosselli, ma anche Marx, Gramsci, Croce o i grandi pensatori della destra storica italiana.

Ahimè che nostalgia di un epoca che non c’è piu’.

Oggi siamo ormai in balia del NON pensiero, di slogan fritti e rifritti, di argomenti sempre piu’ corti e quel che è peggio, di nessuna prospettiva.

Si discute di sciocchezze attraverso argomentazioni sempre piu’ banali, senza alcun approfondimento culturale, ma quel che è peggio, senza alcuna reale conoscenza dei problemi che si stanno affrontando. Il nostro è ormai solo il mondo del copia/incolla.

Dietro alle divertenti gag tra Beppone e Don Camillo, si intravedevano benissimo i pensieri dei grandi filosofi che stavano modellando la società contemporanea. Oggi non si riesce a intravedere piu’ nulla, perché il livello culturale della nostra rappresentanza politica è sceso al livello della casalinga disperata di Voghera, che illudendosi di portare alla ribaltà della politica i bisogni della gente comune, porta solo in piazza i panni sporchi del suo condominio.

L’occidente è emerso vittorioso dalle sfide del ‘900, proprio perché, quando ha affrontato un pericolo esistenziale, pensava che valesse la pena combattere e se necessario morire, per conservare la propria cultura e le proprie idee.

Ma se vengono a mancare cultura ed idee (o anche ideologie perché no) per cosa varrebbe la pena di morire oggi, ombra pallida di ciò che era la politica solo mezzo secolo fa?

Grande la responsabilità dei partiti, storici od emergenti, che ormai non sono più in grado di rappresentare gli interessi degli elettori, perchè più forte si è fatta la presenza al loro interno, di gruppi di interesse. La pressione di questi è cresciuta enormemente, facendo sì che gli interessi di natura socioeconomica prendessero il sopravvento su quelli di natura sociale (diritti delle categorie sociali più svantaggiate, diritti umani, diritti dei consumatori, attenzione allo sviluppo del territorio, ecc.).

Resta l’amarezza che deriva dalla mancanza di consapevolezza: su quei banchi un tempo sedevano uomini del calibro di Antonio Curina, Ivo Barbini, Santi Galimberti, Aldo Ducci e Cornelio Vinay.  

Ogni tanto farebbe bene a tutti ricordarsene!

 

 

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