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Licio Gelli come le chiacchiere da bar: non passano mai di moda. Il Sole24ore non fa eccezione!

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Licio Gelli come le chiacchiere da bar: non passano mai di moda. Il Sole24ore non fa eccezione!

Pubblicato il giorno 3 luglio dal quotidiano di Confindustria, un frullato di luoghi comuni su Arezzo, chiacchiere da bar sul Gelli, dati sconnessi e scollegati, tanto che alla fine della lettura potrebbe sorgere dal cuore una domanda… Ma chi vi paga?




Peccato che da un quotidiano come il Sole24ore (qui l'articolo del 3 luglio) forse ci si aspetti qualcosa di piu’ che un "raccogliticcio" di leggende metropolitane e pettegolezzi da veglia nella stalla senza né capo né coda.

Per esperienza abbiamo ormai imparato che ogni qualvolta un articolo si apre con i riferimenti al venerabile, è facilissimo immaginare che ci si stia preparando ad attaccare qualcuno o qualcosa: il riferimento al discutibile personaggio (aretino d'adozione), va sempre bene per rendere l'articolo fascinoso, o per aumentare il carico accusatorio, ma mai per amore di verità. 

Il FQ a suo tempo cercò di accostarlo a Matteo Renzi (ancora si odono rimbombare le risate provenienti da Villa Vanda), adesso il Sole24ore vorrebbe immaginare un fantomatico Licio Gelli dietro al successo di quella che per decenni è stata la piu’ grande azienda orafa d’Europa se non del mondo e che dette il via ad una florida imprenditoria indotta. Mai citata nell'articolo, ma imprescindibile dalla storia di Arezzo: la UnoAErre.

Peccato che ci siano svarioni spazio temporali piuttosto ridicoli: la UnoAErre è stata fondata il 15 marzo 1926 ad Arezzo da Carlo Zucchi e Leopoldo Gori quando Gelli aveva nemmeno 7 anni. La numerazione obbligatoria da imprimere su tutti i prodotti, di un'azienda orafa della provincia di Arezzo, 1AR, viene attribuito alla società il 2 aprile del 1934. Tale sigla, scritta per esteso, diverrà a tutti gli effetti il marchio e la denominazione della società.

I due fondatori ebbero l'intuizione, rivelatasi di successo, di portare i metodi di produzione industriali nel settore orafo, permettendo una riduzione del costo della manifattura sul prodotto finito.

Il periodo di maggior produzione e sviluppo si ebbe a cavallo degli anni '50 e '60, quando l'azienda arrivò ad impiegare fino a 1.500 operai. 

Nel dopoguerra mentre si voleva che l'oro misterioso arrivasse qui per far nascere ciò che esisteva da 20 anni, Gelli era in Sardegna tentando di rifarsi una vita dalle rovine della guerra, dandosi alla rappresentanza commerciale e dove il 13 settembre del ’45 è arrestato dai Carabinieri di La Maddalena e tradotto a Sassari.

Il 25 ottobre, lo troviamo nelle carceri di Cagliari mentre scrive una lettera ai Carabinieri della Caserma Stampace, chiedendo loro di inviargli un funzionario perché deve fare rivelazioni «della massima importanza nazionale». Nonostante il suo zelo, comunque, Gelli rimane in carcere: è tradotto dapprima a Pistoia poi, nel gennaio 1946, alle Murate di Firenze.

Sarcerato, un fascicolo della Prefettura di Pistoia a lui intestato lo definisce, nel dicembre 1946, «nullatenente» e «dedito al piccolo commercio» (da Giustiniani apprendiamo che aiutava il suocero che aveva una bancarella al mercato di Pistoia).

Nel 1947 o 1948, grazie all'interessamento di Orfeo Sellani, dirigente del MSI e già federale di Pistoia, gli viene rilasciato il passaporto, che gli serve per alcuni viaggi in paesi dell'Europa occidentale quale rappresentante della ditta di ricami "Nadino Coppini".

Per la rivista brasiliana "Isto è" Gelli arrivò in Sudamerica nel 1946-1948, dedicandosi all'attività di mediatore nel trasferimento dall'Europa dei capitali dei gerarchi fascisti. Nel 1949 Licio Gelli decide di mettersi in proprio e il 1° ottobre apre la "Casa del Libro", in corso Gramsci 52 a Pistoia: socio e sponsor è il prof. Emo Romiti, un parente di Gelli, che accetta di aiutarlo dietro le insistenze della famiglia. In realtà l'intraprendente piazzista aveva già tentato la strada dell'imprenditoria. Aveva infatti cominciato a costruire, nel 1946-1947, una fabbrica di trafilati di rame e di ferro: anche in questo caso si era trovato un socio ricco, tal Danilo Niccolai. I lavori si erano però ben presto arenati e la fabbrica non aprì mai i battenti. Le cose non paiono andare meglio anche con la libreria, stando almeno al prof. Danesi. Questi riesce finalmente a porre in liquidazione la "Casa del Libro" il 1° gennaio 1953.

Ma undici giorni dopo l'irrefrenabile Licio è di nuovo sulla breccia: ha assunto la rappresentanza per Pistoia e provincia della "Remington Rand Italiana" (macchine da scrivere). Nonostante qualche passo falso (nel 1955 solo un'amnistia lo salva da una condanna per incauto acquisto), sarà questa la sua attività fino a quando, nello stesso 1955, entrerà alla Permaflex come direttore amministrativo e propagandista dello stabilimento di Capostrada, in provincia di Pistoia.

Il 28 marzo 1965 è all'inaugurazione del nuovo stabilimento Permaflex di Frosinone, frutto dei suoi sforzi. La località non è scelta a caso: oltre ad essere tra quelle destinatarie degli aiuti della Cassa per il Mezzogiorno, ha il pregio di essere il cuore del feudo di Giulio Andreotti.

Il quale è per l'appunto chiamato ad inaugurare lo stabilimento, che ha inoltre la ventura di essere benedetto dal cardinale Alfredo Ottaviani, leader della destra vaticana.

Finalmente arriva ad Arezzo.

Quando nel 1965-1966 acquista per 100 milioni dai Lebole una lussuosa villa, che battezzerà villa Wanda dal nome della moglie in previsione del passaggio a fianco dei Lebole, la UnoAErre sta inaugurando lo stabilimento di Via Fiorentina, in cui lavoreranno migliaia di operai.

In quel periodo, se vi sambrano tanti i 165 kg d'oro trovati nei vasi di villa Vanda, ad Arezzo si trasformava già almeno mezza tonnellata di oro ogni giorno.

Il passaggio definitivo da pistoia ad Arezzo avviene solo nel 1968-1969, quando volta le spalle a Giovanni Pofferi, proprietario della Permaflex ed inventore del materasso a molle, nonché suo pigmalione, e passa ad una società concorrente, la Dormire (del gruppo Lebole), di cui diviene anche comproprietario.


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