Prima Pagina | Cronaca | Ricordata stamani la strage del Mulinaccio

Ricordata stamani la strage del Mulinaccio

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Ricordata stamani la strage del Mulinaccio

Erano presenti l'assessore Lucia Tanti per il comune e il consigliere Alessandro Caneschi per la provincia

Tiziana Nocentini, autrice del volume “Mulinaccio, una strage dimenticata”, ricorda gli avvenimenti: “in quel periodo nella zona del Mulinaccio i tedeschi avevano piazzato una batteria antiaerea. I militari che la componevano andavano spesso al Mulinaccio a chiedere viveri. Il casolare era abitato da tre famiglie ma in quel momento erano molti anche gli sfollati: tra le 70 e le 80 persone. Il 6 luglio 1944, verso le due del pomeriggio un tedesco si presentò per avere patate e, probabilmente, anche per verificare la situazione nella zona. La rappresaglia scatterà alle 18 di quello stesso giorno, i tedeschi presero tutti gli uomini, li fecero mettere in fila e camminare verso il Castro che attraversarono al guado del Mulin Vecchio. E passato  il torrente li uccisero a scariche di armi da fuoco: erano 15 civili inermi. La mattina del 7 luglio un tedesco ricomparve al Mulinaccio e diede notizia alle donne che i partigiani erano stati uccisi. Mai le donne avrebbero pensato ai loro uomini dal momento che non erano partigiani. Il tedesco le invitò, assieme ai bambini, ad abbandonare il casolare. Solo dopo sette giorni seppero che i partigiani uccisi erano i loro mariti, i loro figli. Nel luogo da cui avevano sentito provenire gli spari, rintracciarono da soli la fossa e scavarono con le mani; troveranno le salme legate fra loro con un filo di ferro”.

Giunsero i tedeschi, presero tutti gli uomini, li fecero mettere tutti in fila, li fecero camminare verso il Castro che attraversarono al guado del Molin Vecchio. E oltre il torrente li uccisero a scariche di armi da fuoco. Le donne ed i ragazzi rimasti al Mulinaccio non cenarono, quella notte non dormirono.
Siccome gli Alleati erano già vicini all'Olmo e si udivano i rumori degli spari provenienti dal fronte, parve loro che le scariche che avevano ucciso i loro cari fossero spari degli eserciti combattenti. 
Il 7 luglio i tedeschi cacciarono via anche loro, tutti. E soltanto quando poterono ritornare compresero che i loro cari erano stati uccisi.
Scavarono e li trovarono avvinti e legati, come scrisse dieci anni dopo un giornale "dalla morte e da un filo di ferro".
(A. Tafi, Immagine di Arezzo. La città oltre le mura medicee e il territorio comunale, Cortona, 1985)


Le vittime furono Angiolo Bianchi di 42 anni, Domenico Chimenti, 38; Fernando Chimenti, 17; Domenico Pasquini, 33; Pasquale Martini, 31; Giovanni Pelini, 23;  Roggi Angiolo di 62 anni, Alberto di 19, Bruno di 17, Donato di 36, Ferdinando di 21, Nello di 31, Goffredo Romanelli di 35 anni e  Vestrucci Angiolo e Primo rispettivamente di 41 e 16 anni
  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0