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Il botta e risposta fra le varie anime PD in materia di sanità potrebbe anche divertire... Peccato che di mezzo ci vada il servizio pubblico!

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Il botta e risposta fra le varie anime PD in materia di sanità potrebbe anche divertire... Peccato che di mezzo ci vada il servizio pubblico!

Intanto nel 2016 in Italia 12 milioni di persone hanno rinunciato alle cure sanitarie per motivi economici (Rapporto Censis-RBM).

 

Una cosa comincia ad apparire chiaramente fra gli schizzi di fango che volano fra le parti nella querelle scatenata a mezzo stampa in coda all’evento “Tessere i territori”, interpreti la Asl Toscana sud-est e i rappresentanti dei Comuni della Provincia. Coloro che dovrebbero essere i veri protagonisti, i principali attori, che dovrebbero essere messi in grado di esprimere direttamente i bisogni e restituire i feedback, cioè i cittadini e le cittadine, possono solo limitarsi ad assistere a schermaglie fra dirigenti-manager ammutinati e politici che, a seconda della corrente o dello schieramento del momento, si lanciano messaggi più o meno velati, ma purtroppo scarsamente mirati ad una reale analisi della situazione.

Risulta tristemente divertente leggere dichiarazioni come quella del segretario provinciale dello stesso partito che siede al governo della Regione che ha disegnato l’attuale modello di sanità locale, che afferma con un certo distacco che “il modello lo hanno individuato loro e adesso dimostrino che la scelta è stata giusta”. Oppure leggere il consigliere comunale capogruppo in Consiglio comunale del solito partito, che lamenta l’insufficienza della relazione proposta dal direttore generale, nominato dalla Giunta Regionale espressa dallo stesso partito di cui sopra, e che chiede una reale riforma del sistema sanitario toscano.

Senza dire poi del permaloso direttore generale, noto anchorman quasi quotidianamente nelle tivù locali, che redarguisce piccato il proprio dipendente accusandolo di aver “abbandonato la passione per la medicina” con piglio tipico del datore di lavoro, tale è lo status del dirigente pubblico nei confronti del dipendente pubblico (il consigliere capogruppo protagonista della querelle è anche dipendente dell’Azienda sanitaria diretta dal suddetto).

Purtroppo però, secondo il Circolo di Arezzo di Rifondazione Comunista c’è ben poco da ridere: la sanità, come tutti gli altri servizi pubblici, una volta affidata ai manager, alle aree vaste, alle sole questioni di bilancio, alle cosiddette governance, si è irrimediabilmente allontanata dai reali bisogni dei cittadini; ormai è ridotta ad oggetto di contesa fra le diverse correnti di una stessa maggioranza.

Da notare però che per “maggioranza” non si intende quella che governa pro tempore la Regione o la maggior parte dei Comuni dell’area vasta; per maggioranza si vuole intendere le forze politiche che, sia pure con il gioco dell’alternanza, governano la “cosa pubblica” in nome dei poteri forti, degli interessi privati, del capitale e del “mercato”. Tutti pronti - ed anzi hanno già cominciato - ad abbuffarsi al banchetto dei servizi pubblici, prima con la gestione dell’acqua, poi con i rifiuti, adesso con la sanità, prossimamente con l’istruzione.

Dopodiché, i risultati cominciano ad apparire impietosamente agli occhi di chi vuol vedere. Oggi che sono stati resi noti i dati del Censis, ovvero che 12 milioni di persone in Italia hanno rinunciato a curarsi perché non hanno sufficienti risorse economiche, domandiamo quanti aretini si trovano in queste condizioni e quali politiche concrete la ASL e le istituzioni locali pensano di mettere in campo per arginare questo drammatico fenomeno.

L’invito di Rifondazione Comunista ai cittadini ed alle cittadine, dopo aver sorriso a denti stretti di queste schermaglie, è quello di alzare lo sguardo dal polverone e cominciare a scegliere meglio da chi farsi governare.

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