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Domine non sum dignus

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Domine non sum dignus

Faccio seguito ad un divertente editoriale su di me. Premesso che nessuno mi ha levato il permesso di posteggiare gratis (in qualche posto), mi dispiace invece che quando il dito indica la luna, si guardi il dito!

 

Premetto che da quando esiste Informarezzo, ovvero da circa 8 anni, ho usufruito del libero accesso alla ZTL per meno di 26 mesi totali. Segno che non lo considero così necessario. Ho letto un piacevole e divertente articolo sull’Ortica che parla di me (ma non sono degno di tanto onore), giocando però tutto il testo sul permesso revocato. Mi dispiace ma non è così: il permesso è stato regolarmente fatto transitare da una targa all’altra senza alcuna difficoltà (la famosa Stilo dell’inversione a U è stata finalmente rottamata dopo 15 anni di onorevolissimo servizio e 360mila km senza mai una esitazione).

E’ stata questa l’occasione invece in cui sono venuto a conoscenza del cambio di regime in tema di permessi stampa. Aggiungo anche che non avrei nemmeno in futuro alcun problema a chiedere che il mio venga ulteriormente rinnovato, né vedo alcun motivo perché la mia domanda non potrà essere accolta.  

Dunque non ne faccio affatto una questione personale. Potrei anche farne a meno, visto che ne ho fatto a meno per ben 6 anni su 8. Abito felicemente nella mia Caprera (virtuale) in mezzo a campi di grano maturo e distese di girasoli, vengo in città giusto per partecipare alle conferenze stampa piu’ importanti e me ne riparto. Parlando di posteggi gratuiti, specifico che dove si fanno conferenze stampa non vi sono posti a pagamento. Parcheggio dunque alla meglio, per non dire a “membro di segugio” e per questo lascio anche un obolo (piu’ o meno con frequenza mensile) di poco meno di 30 euro, nelle casse del comune.

Se però quando il dito indica la luna, (lo stolto) guarda il dito, può anche significare che il dito ha dato indicazioni sbagliate e che chi guarda non sia necessariamente uno stolto.

Per questo è bene che cerchi di spiegarmi meglio. Ciò che mi ha fatto sobbalzare, è stata la sequenza: prima si da potere ad una commissione “politica” di valutare il lavoro dei giornalisti, poi leggendo il celebrato art. 33.2 si specifica che “La commissione valuterà positivamente le richieste presentate da testate giornalistiche od emittenti televisive […] in particolare coloro che di norma presenziano alle conferenze stampa convocate dagli amministratori [comunali ndr]”.

Caro Felice, prova ad immaginare se una norma del genere l’avesse emanata Silvio o Renzi invece che nel microcosmo del nostro francobollo di città: tutte le grandi firme si sarebbero stracciate le vesti gridando allo scandalo, al bavaglio ovvero al controllato che vuol controllare il controllore. Avrebbero aggiunto che non tutti devono partecipare alle conferenze stampa del presidente per far il loro lavoro, che invece (lui) è un egocentrico che si crede Dio… e via col liscio.

Non è difficile immaginare che si è giunti a queste determinazioni per l’abuso (abusino) che forse è stato fatto di questi permessi. Non si capisce infatti a cosa possa servire l’accesso alla ZTL di Arezzo, alla rivista sportiva del GOLF. Tutto vero. Ma non si può mettere una toppa troppo peggiore del buco che si intende coprire, rinviando ad una commissione politica il compito di valutare se l’operato della stampa è stato meritevole di così grande magnanimità. Solo questo pensiero mi fa infuriare. Meglio allora negare tutto a tutti.

Anzi potrebbe essere una ottima soluzione: il sindaco e la giunta (ma anche la Provincia e il Vescovo) scendono dalla torre d’avorio, vengono a fare conferenze stampa (magari solo quando servono) presso la ex Cadorna i primi, e presso le altre sedi i secondi, così facciamo a meno di esser convocati in area ZTL.

Possiamo anche spostare tutti gli incontri pubblici, facendoli uscire dal centro storico: almeno questo celebrato centro storico potremo finalmente sigillarlo e dopo averlo desertificato per bene, mettere i tornelli e far pagare anche il biglietto ai quattro gatti vestiti da turisti che vengono a visitare l’antica città abbandonata!  

Caro Felice hai ragione su una cosa: sono giovanissimo come giornalista. Ho iniziato come un apprendista stregone solo 8 anni fa. Non so cosa accadeva prima, durante il regno di Lucherini Primo e Lucherini Secondo, e neppure in quello di Ricci (prima di allora non ricordo se c’era una ZTL). In quell’epoca facevo l’imprenditore e lavoravo dall’alba al tramonto e forse anche molto dopo. Posso però osservare da cittadino, che in questi anni il mondo dell’informazione è radicalmente cambiato.

Enzo Forcella ne scrive nel suo Millecinquecento lettori. Parla ovviamente di giornalisti nazionali e non locali, ma fatte le debite proporzioni il succo resta inalterato: «Un giornalista politico, nel nostro paese, può contare su circa millecinquecento lettori: i ministri e i sottosegretari (tutti), i parlamentari (parte), i dirigenti di partito, sindacalisti, alti prelati e qualche industriale che vuole mostrarsi informato. Il resto non conta, anche se il giornale vende trecentomila copie. Prima di tutto non è accertato che i lettori comuni leggano le prime pagine dei giornali, e in ogni caso la loro influenza è minima. Tutto il sistema è organizzato sul rapporto tra il giornalista politico e quel gruppo di lettori privilegiati. Trascurando questo elemento, ci si esclude la comprensione dell’aspetto più caratteristico del nostro giornalismo politico, forse della intera politica italiana: è l’atmosfera delle recite in famiglia, con protagonisti che si conoscono sin dall’infanzia, si offrono a vicenda le battute, parlano una lingua allusiva e, anche quando si detestano, si vogliono bene. Si recita soltanto per il proprio piacere, beninteso, dal momento che non esiste pubblico pagante».

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