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Il Toscana Pride di Arezzo ha aperto in modo pirotecnico la stagione dei Pride italiani.

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Il Toscana Pride di Arezzo ha aperto in modo pirotecnico la stagione dei Pride italiani.

Il PRIDE della gente comune che ha fatto festa per strada in stridente contrasto con l'amministrazione della città. Arezzo città aperta, inclusiva, accogliente, festosa, partecipativa e senza gli orpelli mentali ed oscurantisti, che vogliono farci credere essere parte del sentire comune.

 

Non mancava la tensione tra le forze dell’ordine chiamate a garantire la sicurezza: tutti i cestini dei rifiuti erano stati asportati o sigillati lungo tutto il percorso, i tombini erano stati saldati, poliziotti dall’alto e in strada garantivano il servizio d’ordine, pronti a intervenire o bloccare qualunque tentativo mettesse a rischio la vita dei partecipanti.

La paura del folle  che si fa saltare in aria o del camion che si fionda tra la gente inerme, ha attraversato un po’ tutti.

Ed infatti, tutti coloro che ad una rapida occhiata venivano considerati a rischio, erano immediatamente circondati e controllati.

Un doveroso e riconoscente ringraziamento a chi, in una giornata torrida, ha vegliato sulla incolumità di tutti

Alla fine la sfilata si è conclusa serenamente e senza intoppi, attraversando le vie del centro storico della città, partendo dal Prato intorno alle 16 alle e arrivando in Piazza Sant’Agostino alle 18.30 circa

E’ stata una grande e bellissima festa, che ha realmente coinvolto tanti cittadini, ma anche un’occasione per tenere accesi i riflettori sui rastrellamenti degli omosessuali in Cecenia e il loro trasferimento nei lager.  

Gli organizzatori avevano ottimisticamente stimato una partecipazione di 6/7mila persone: alla fine erano invece piu’ di 10mila. Quando la coda della sfilata doveva ancora lasciare il Prato, la testa era quasi arrivata in piazza della stazione.

Davanti a tutti la band di percussioni al femminile «Bandidas» ad accompagnare il tragitto. Un gruppo di fantastiche ragazze che al suono incessante delle loro percussioni, hanno guidato per oltre due ore e mezzo la manifestazione, suonando e ballando e soprattutto portando al collo i loro enormi tamburi. Grandissime!

Al centro della sfilata i carri musicali allestiti dalle associazioni. Quelli che attirano spesso l’attenzione dei fotografi, quelli che a volte danno una rappresentazione che qualcuno giudica eccessiva e che vengono considerati mediaticamente simbolici. Ad Arezzo tutto si è svolto all’insegna della assoluta sobrietà. Una festa di ritmi e di danze che ha attirato migliaia di curiosi: alla fine una festa veramente bella, fatta di colori e di allegria: una festa solare!

Dietro alla band delle percussioniste, i gonfaloni dei comuni che hanno aderito alla iniziativa, guidati da quello della Regione Toscana. Dietro a loro un folto drappello di uomini e donne che indossavano la fascia tricolore. Sindaci o loro rappresentanti. Le stesse amministrazioni che hanno creato la Rete nazionale Ready, il network delle pubbliche amministrazioni impegnate contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, che sono impegnate a promuoverne l'adesione presso altre pubbliche amministrazioni toscane, facendone in poco tempo raddoppiare il numero e coordinandone le iniziative - ha dichiarato Monica Barni vicepresidente della Regione Toscana.

Rete Ready da cui, come primo atto politico, l'amministrazione Ghinelli è immediatamente uscita pochi mesi dopo il suo insediamento e a cui è seguito poco dopo, il famoso atto di indirizzo per chidere il rogo dei libri che parlavano di attenzione alla diversità e integrazione.  

Per questo è stata scelta Arezzo come apertura nazionale dei gay pride e per questo Arezzo sarà sempre oggetto di amorevoli e speciali attenzioni: per parlare di parità di diritti, di tutela ed autodeterminazione, di equo accesso al lavoro, del riconoscimento di tutti i legami affettivi e genitoriali, anche di educazione alle differenze e della laicità delle istituzioni.

Poi le famiglie arcobaleno, che in mattinata erano state finalmente ricevute dal sindaco, con i loro bimbi.

Nel mezzo la festa fatta di carri, coriandoli, musica e balli, con una nutrita rappresentanza dei nostri consigli comunali e provinciali, dei partiti politici che hanno aderito (anche Massimiliano Dindalini era presente) ed alcuni parlamentari (Marco Baldassarre e Donella Mattesini salvo se altri che non ho visto)

Scegliendo Arezzo, il Comitato Toscana Pride ha scelto di dare un segnale forte a chi pensa che i diritti delle persone lgbtqi e delle famiglie arcobaleno e la lotta all’omotransfobia, non siano una priorità dell’agenda politica - ha dichiarato Veronica Vasarri portavoce del Comitato organizzatore - la città ha partecipato con entusiasmo a tutto il percorso di costruzione del Pride e questo  dimostra che la nostra manifestazione dell’orgoglio LGBTQI è una festa di tutta la città. La grande mobilitazione della società civile di Arezzo è la risposta più efficace a chi sostiene che il Pride sia solo una provocazione. La rivoluzione della felicità è già in atto, il sentimento degli aretini sta cambiando. Il Pride di Arezzo, il primo d’Italia, è stato soprattutto quello della gente comune”. 



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