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Il turismo non è una panacea: la città è sempre piu’ povera di idee e di progetti

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Il turismo non è una panacea: la città è sempre piu’ povera di idee e di progetti

 

 

 

Notizie di questi giorni ci segnalano un gran fermento di nuove start up industriali nel profondo Sud della nostra provincia.

Vengono da quella Valdichiana che come vocazione naturale tutti abbiamo sempre immaginato essere quella agricolo/naturalistica e che invece ci sta dimostrando che si può, accanto agli stereotipi tanto amati (anche in regione), accanto alle cartoline illustrate con distese di grano maturo, coltivare ambizioni di sviluppo e di crescita occupazionale.

Mentre in città discettiamo di intitolazioni, di visite in fortezza e di mascherate medievali, non riusciamo a far di meglio che pensare di trasformare la nostra principale area a destinazione industriale, la ex Lebole, in un insulso centro commerciale fallito ancor prima di partire. Altrove intanto, si impiantano nuove imprese e si cerca un rilancio che non sia fatto solo coi bei panorami.  

Abbiamo lasciato che in mezzo ai girasoli della Valdichiana si creasse un campo economico/gravitazionale, un buco nero dotato di forte attrazione, talmente forte che sta attirando interi pezzi della economia del capoluogo. La verifica di questa banalissima osservazione, è che il casello A1 in Valdichiana che un tempo era la metà sia oggi il doppio rispetto a quello del capoluogo, sia come flusso veicolare, sia come dimensioni.  

In pochi anni lo sviluppo di questa area è stato tale, che in mezzo a quelle che un tempo erano solo distese di grano maturo, sta crescendo un tessuto economico e presto anche industriale, che farà impallidire i ricordi degli aretini.

A questo punto occorre uno sforzo di coraggio e di fantasia. Occorre riuscire a rendersi ancora attrattivi. Abbiamo il principale asse veicolare del paese che scorre a pochi minuti, abbiamo una serie di padiglioni fieristici che in Italia pochi altri possono vantare, abbiamo la rete ferroviaria lenta che scorre nei pressi, quella veloce che pur non fermandosi gli si sovrappone e tra breve speriamo che sia completato anche il collegamento orizzontale Est/Ovest. E se anche non è completo, è pur sempre spendile in prospettiva. Se non riusciamo a metter a frutto nulla di tanta grazia ricevuta nei decenni passati, allora è giusto tirare giu’ il bandone e dichiarare la nostra incapacità. Siamo ormai una città di vecchi che riposa sugli allori? Cosa ci manca? Creatività? Fantasia? Volontà?

Questa maggioranza si è presentata agli aretini, ponendosi in forte discontinuità con il passato. Un passato a volte ostaggio di eccessive ideologizzazioni, ma anche di cambiali economiche da pagare ai furbetti del quartierino. Non è una novità che politicamente non fossi allineato, eppure ho sperato in un guizzo di novità, in una rinnovata freschezza di intenti, in una volontà di trovare soluzioni nuove a problemi vecchi. E i problemi non sono solo le buche sull'asfalto e gli erboloni da tagliare insieme ai nastri dei monumenti da inaugurare. 

A distanza di due anni, mi ritrovo immerso in insulsi rinfaccini col passato, come bambini sciocchi che misurano chi ce l’ha piu’ lungo. Forse è arrivato il momento di remare tutti nella medesima direzione, ad una sola condizione: che sappiamo quale sia. 

E mentre ci balocchiamo discutendo del nulla, il mondo attorno a noi va avanti. 

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