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L’ex presidente Nicastro ci riporta coi piedi per terra e punta il dito sui veri problemi

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L’ex presidente Nicastro ci riporta coi piedi per terra e punta il dito sui veri problemi

In una conversazione a Radio24, ci invita a smettere di galleggiare sul nulla cosmico su cui si è adagiato il dibattito e cerca di portare l’attenzione sui veri problemi che hanno generato la crisi della 4 banche fallite. Perché se non si affrontano adesso, liberandoli dal peso della demagogia spicciola e dall’uso strumentale, alla fine si ripresenteranno senza scampo.

 

Quasi alla fine del suo mandato da presidente, avendo ormai ceduto quasi tutto ai nuovi proprietari che si sono assunti l’onere di far ripartire le 4 banche fallite, in una conversazione a Radio24:

“Ho sentito parlare tantissimo del caso Boschi, sia nella fase iniziale della risoluzione, sia in questa fase di queste settimane.

Penso che sarebbe molto importante che si parlasse altrettanto di diversi problemi molto concreti che sono stati alla base del dissesto di queste banche e di cui invece si parla poco.

Parliamo ad esempio dei sistemi di GOVERNANCE, del funzionamento di pesi e contrappesi che stanno dietro alla gestione di una banca: la COMPETENZA di un cda, il rapporto tra il consiglio e l’AD, il ruolo del collegio sindacale, il ruolo dei revisori.

Dietro questi dissesti ci sono delle domande che occorre farsi e francamente se non ci poniamo delle domande e non garantiamo che vengano date le soluzioni, poi il rischio di ritrovarci questo problema ce lo troviamo ancora”.

Per noi aretini ormai dibattere finalmente di tutto questo è tardi. Questi temi andavano introdotti 20 anni fa, quando ancora potevamo difendere la nostra banca del territorio. Ma oltre che aretini siamo anche italiani. Ed è un dovere ricordare e far ricordare quanto è successo qui perché non accada ancora.

A qualcuno può dispiacere per la tegola che è caduta sulla testa della Maria Elena Boschi, ritrovatasi suo malgrado a difendersi da responsabilità non sue, ma se non fosse stato per la sua presenza nel consiglio dei ministri e se non si fosse generato un dibattito parossistico intorno a questi fallimenti, del caso Banca Etruria si sarebbe parlato per  due giorni in quarta pagina e tutto sarebbe continuato come prima e del destino di una banchetta di provincia, che fino a ieri gli italiani manco sapevano che esisteva, non sarebbe fregato niente a nessuno.

Invece è il momento di approfittare del can can mediatico per gridare finalmente: “Abbiamo un problema” e un problema grave. Cari governanti è il momento di affrontarlo! 

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