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Maria Elena Boschi: un tritacarne mediatico per colpire un avversario politico.

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Maria Elena Boschi: un tritacarne mediatico per colpire un avversario politico.

Riflessioni ad alta voce dedicate a chi ha voglia di pensare. Ma dedicate anche a chi vuol controbattere facendo lavorare i neuroni.

Credo che negli anni passati, ed in particolare nel periodo 2010 – 2014, la situazione di  Banca Etruria sia stata motivo di forti preoccupazione in tante persone che avevano a cuore il destino di questa nostra terra.

Alcuni analisti di bilanci, avevano messo in guardia da tempo che la situazione era pesante, tanto piu’ considerando che raramente i bilanci si fanno parlare in piena verità. E già dopo la prima lettera, con toni già duri e ultimativi di Bankitalia in cui si chiedeva di farsi aggregare rapidamente ad una società di elevato standing, ogni residuo dubbio era svanito.

Credo non ci fosse personalità economica dotata di un certo peso e autorità in materia, che non avesse cominciato a passare in rassegna il mondo bancario alla ricerca di una idea geniale per risolvere il problema.

Di piu’: son certo che la nomina di Pierluigi Boschi come rappresentante dei coltivatori diretti in consiglio di amministrazione, ruolo che sempre è stato presente in Banca Etruria, fosse una nomina “furba”. Si scelse il padre della rampante spalla del sindaco di Firenze, di cui già si intuiva che sarebbe stato l’astro nascente della politica italiana, per cercare di ottenere il risultato migliore possibile, potendo contare o sperare in futuro, su sostanziali aiuti politici. Non si illuda Pierluigi, non fu per suoi meriti che divenne vicepresidente, se non esclusivamente quello di aver generato un ministro.

Tutto questo è assolutamente lecito, almeno dal punto di vista di coloro che dentro la banca, cercavano di salvare il salvabile.

Un po’ meno da quello della ministra, che senza aver rubato nulla, ma anche senza aver chiesto nulla per sé, salvo aver mancato al presunto dovere di costringere (convincere o obbligare anche minacciando) il padre a dimettersi dal ruolo in cui era stato nominato, è infilata in un tritacarne mediatico che non ha precedenti nella storia della repubblica.  

E’ sufficiente far riferimento a lei per vendere libri a gogo’, raddoppiare la tiratura dei giornali, occupare la parte nobile dei telegiornali, impegnare tutti i talk show che sbrodolano al solo pensiero e permettere così a Scanzi di inondarci di “non pensieri”. La vicenda di un suo possibile interessamento, nel tentativo di mettere in contatto il padre con qualche banchiere di elevato standing, come da ordine di Bankitalia, occupa oggi la prima pagina di Repubblica e del Corriere della Sera. Solo per citare i due maggiori quotidiani italiani.   

Ha mentito o non ha mentito quando ha detto che della vicenda non si era mai interessata? Intendeva interesse governativo o anche interesse umano? E la sera dei fine settimana, quando tornava a casa e sedeva a tavola coi genitori, si sarà resa conto che non poteva e non doveva parlare di Banca Etruria? Si sarà resa conto che c’era un conflitto di interesse?

Io ancora no, ma non sono sveglissimo. Infatti non ho capito qual interessi confliggevano nel desiderio di salvare una banca e in quello di essere ministro. Forse che i ministri desiderano che le banche falliscano?

In certe cose sono rimasto un po’ deluso dal precedente governo. A cominciare dalla sua composizione, che sprizzava giovanilismo da tutti i pori, ma che proprio per questo mi faceva un po’ paura. Alla prova dei fatti l’inesperienza si è vista tutta. Aggiungo che non ho mai provato simpatia per Maria Elena, tanto piu’ da quando i giornali locali ci raccontavano come aveva passato la domenica, cosa aveva mangiato per pranzo e se  il pomeriggio era stata in visita parenti. Un ossessione morbosa mi sembrò allora. La stessa ossessione morbosa che oggi la vede al centro di ogni cronaca.

Alla fine di questo lungo pensiero ad alta voce, mi son chiesto però se sarebbe stata la stessa cosa se invece che chiamarsi Maria Elena, si fosse chiamato Mario Eleno. Perdonate le storpiature ridicole, ma servono a ben introdurre dove intendo parare. Io credo che mai un ministro maschio, sia stato al centro di tante morbose attenzioni. Ad un uomo si concede tutta la privacy possibile, ad una donna entriamo in casa di prepotenza (io stesso l’ho fatto con l’amico del Corriere).

Il retropensiero di tanti, e spero che chi è dotato di onestà intellettuale sia ancora capace di guardarsi dentro, è che la ministra “gnocca” occupi quel posto per la lunghezza del suo stacco coscia, prima che per le sue capacità politiche. E tanto piu’ consideriamo vera questa affermazione, tanto piu’ apparirà necessario colpirla, perché vero punto debole dell’avversario politico. L’ordine ad un certo punto diventa imperativo: massacrarla, farla apparire un oca, una incapace e se possibile pure una zoccola.

In una società profondamente maschilista, sarà difficile trovare una voce che si alzi in sua difesa. “Lo faccia da sola se ne è capace”.  

Facile dimostrazione è che per le donne si usano tutti gli aggettivi possibili che nulla hanno a che vedere con la loro attività politica e nemmeno ci poniamo il problema. “Culona inchiavabile” ci fa sorridere, ma non ci farebbe ridere affatto un “moscio vomitevole”.  Anzi, metterebbe a rischio le relazioni diplomatiche.

Difficilmente ci scostiamo dai canoni estetici e così “piu’ bella che intelligente” ci sembra una battuta geniale riferita a Rosy Bindi insieme a quella di Vincenzo De Luca: “impresentabile da tutti i punti di vista” oppure a quelle di Storace: “lo sapete perché il PPI rimane così piccolo? Perché c’è l’ha in mano Rosy Bindi”.

Perché al maschile nessuno le utilizzerebbe mai? L’unica che lo ha fatto, onore al merito, è stata Ilona Staller.

Perché scandalizzarsi allora delle parole dell’on Massimo De Rosa (M5S) “Siete qui solo perché siete brave a fare pompini”? E come non ricordare la Nilde Iotti, quando i suoi stessi compagni di partito la definivano “procace”, “ridente e popputa” e donna con un “enorme deretano” e in molti malignavano che i suoi discorsi in realtà non fossero opera sua. Povera donna quanto dolore e quanto si sbagliavano i suoi irridenti detrattori. 

Sembra passata una era geologica da allora. Invece ho il vago sospetto che siamo ancora fermi là.

I miei sono solo pensieri ad alta voce. Spero che servano almeno a far riflettere per trovare argomenti sensati a darmi torto. 

PS, scriverei le stesse cose per una ministra di AN o di RC. 

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