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Una pagina di storia aretina: il Viva Maria

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Una pagina di storia aretina: il Viva Maria

Dopo due decenni di ricerche d’archivio, d’indagini, di ricostruzioni per chiarire le vicende del Viva Maria di Arezzo, siamo ancora al punto di partenza, con personaggi che si ostinano a non “vedere”, per motivazioni che non mi interessano.

 

Che gli Aretini (ma anche i Toscani, gli Italiani, gli Europei) del 1799 non avessero conosciuto gli alti Ideali della Rivoluzione francese, ma solo violenze e rapine, lo hanno scritto studiosi al di sopra di ogni sospetto: “l'esercito francese si comporta con prepotenza, da occupante, qual è, e, dimentico dei principi di libertà, eguaglianza e fratellanza di cui si dice portatore, calpesta senza riguardo i sentimenti religiosi della popolazione e, con la sua politica di sequestri, requisizioni, imposizioni di balzelli, infierisce, sprovvedutamente, su una popolazione già duramente provata e ne provoca la reazione”. (Roberto G. Salvadori). Scriveva il prof. Ivan Tognarini: “viene da chiedersi se non sia necessario ripensare e rivedere interpretazioni, giudizi, conclusioni finora dati per scontati. Se non si debba prendere atto di ciò che hanno rappresentato ... per le collettività locali le spese di guerra provocate dall’andare e venire di eserciti, dalle imposizioni, angherie, soprusi di cui gli occupanti erano sempre e comunque portatori”.

Gli Aretini insorsero contro un forte esercito straniero che aveva occupato un libero stato (la Toscana) per di più neutrale e smilitarizzato. Si trattò di “generosa insurgenza della sua fedele città di Arezzo … la prima con quasiche unanime sentimento dei suoi concittadini, insorse a favore della legittima autorità, e della Sovranità”. (Ferdinando III di Toscana). Una generosità pagata a caro prezzo nel 1800, con il saccheggio di Arezzo, distruzioni e decine di morti da parte dei francesi.

Solo un cattedratico con la “puzza sotto il naso” può definire “armata di straccioni” l’armata aretina. Infatti, in un qualsiasi sommovimento popolare di un’epoca in cui la stragrande maggioranza della popolazione era povera, non poteva non esserci una grande componente di indigenti. Chi avrà mai assalito la Bastiglia o il Palazzo d’Inverno, gente incravattata? E comunque, proprio nel caso del Viva Maria di Arezzo, tutti gli storici riconoscono che vi fu un’incredibile adesione traversale, che vide aristocratici, sacerdoti, commercianti, artigiani, professionisti, contadini, proletari, marciare insieme contro gli invasori napoleonici. Soltanto nel 1944, con la Resistenza ad altro invasore, si riavrà una simile unità.

Per denigrare l’Insorgenza aretina, si continua a tirare in ballo i drammatici fatti di Monte San Savino e di Siena. Nonostante sia ormai ampiamente assodato che furono pregresse situazioni interne ai due centri a provocare quelle tragiche vicende, si insiste - furbescamente - ad attribuirle agli aretini del Viva Maria. Poi però, nessuno riesce a spiegare il perché ad Arezzo (insurrezione del 6 maggio) e a Cortona, dove gli aretini arrivarono il 9 giugno, città in cui erano presenti famiglie di ebrei, anche facoltosi, non fu ucciso alcun israelita.

Un’ultima annotazione. Non è assolutamente vero che “tutti o quasi” gli storici condannano il Viva Maria, ma lo fanno solo quelli di un certo “orientamento”. Infatti, tanti altri storici, una decina di anni fa firmarono un appello per mantenere il nome “del Viva Maria” alla piazzetta aretina: Franco Cardini, Jean Pierre Delumeau, Virgilio Ilàri, Massimo Viglione, Anna Maria Rosadoni, Giulio Dante Guerra, Claudio Santori, Rino Cammilleri, Antonio Bacci, Francesco Maria Agnoli, Massimo De Leonardis, Roberto De Mattei …

“Occorre affermare dignitosamente, e con poche parole, che il Viva Maria fu una insurrezione popolare che fa parte dell'eredità storica aretina, e di una memoria storica e civile aretina”. (Jean Pierre Delumeau).

Non vedo perché non si possa ricordare questa pagina di storia aretina.


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