Prima Pagina | L'opinione | Per il GUP non ci fu ostacolo alla vigilanza. Non è solo una assoluzione, ma è soprattutto un primo rinvio di responsabilità al controllante

Per il GUP non ci fu ostacolo alla vigilanza. Non è solo una assoluzione, ma è soprattutto un primo rinvio di responsabilità al controllante

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Per il GUP non ci fu ostacolo alla vigilanza. Non è solo una assoluzione, ma è soprattutto un primo rinvio di responsabilità al controllante

Le motivazioni della sentenza depositate ieri, tolgono i puntelli alle fondamenta del castello di accuse che portò la banca al commissariamento, addossando invece implicitamente ma sostanzialmente, a via Nazionale la responsabilità di una visione erronea della situazione attraverso i suoi ispettori.

La Banca D’Italia si è sempre difesa, nel caso Banca Etruria, dicendo che il management aveva nascosto la verità e presentandosi così come parte civile al processo per ostacolo alla vigilanza.

La sentenza del 30 novembre scorso, di cui solo ieri si sono avute le motivazioni, mette invece seriamente in discussione questa tesi. Anzi fa molto di piu’: sancisce in modo inequivocabile l’errore di valutazione relativamente al bilancio della stessa BE, allorchè gli ispettori di via Nazionale, ritennero l’operazione "Palazzo della Fontefittizia e ordinandone il congelamento sul bilancio che divenne così catastrofico. 

Il giudice Lo Prete, che a fine aprile ha lasciato l’ufficio Gip per tasferirsi al civile, ha come ultimo atto depositato la sentenza, venerdì scorso. 

Il bilancio, secondo il giudice, era dunque valido e la vendita non fu fittizia, allo scopo di taroccarne i saldi, ma reale ed oltretutto non implicava per Etruria il mantenimento del ruolo di controllo sul consorzio (autopilot). «Non vi è riscontro alcuno di un’informazione decettiva a Banca d’Italia a carico dei dirigenti di Banca Etruria incriminati, non sussiste neppure la ragion d’essere o la motivazione remota della presunta condotta di ostacolo...nessuna falsa informazione è stata resa a Banca Italia circa l’adeguatezza delle proprie condizioni patrimoniali in esito allo spin off».

E’ evidente che questa sentenza è destinata ad essere impugnata in appello, perché a causa di questa rischiano di giocarsi le luminose carriere molti burocrati.    

Siamo veramente solo agli inizi di una lunga vicenda giudiziaria, che vedrà a questo punto scendere in campo i grossi calibri forensi di Bankitalia a cui spetta il compito, non solo di contrattaccare, ma di smontare punto per punto la sentenza di primo grado.  

E la giostra va... 

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