Prima Pagina | L'opinione | Intitolazioni e toponomastica: tra mistificazioni storiche e inopportunità politiche

Intitolazioni e toponomastica: tra mistificazioni storiche e inopportunità politiche

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Intitolazioni e toponomastica: tra mistificazioni storiche e inopportunità politiche

Rischia di diventare un caso politico la richiesta di intitolare nuovamente qualcosa ai fatti del 1799 meglio noti come Viva Maria o insorgenza aretina.

 

L’unico aspetto positivo di questa vicenda che ciclicamente ritorna, è lo stimolo alla ricerca storica e all’interesse intorno a fatti che parevano caduti nell’oblio. Va fatta però una premessa: quando questi eventi sono stati fatti riemergere dal dimenticatoio, su di essi si è anche realizzata un opera di mistificazione storiografica, compiuta da una elite culturale Toscana con forti connotazioni "bolsceviche". C'è un po' di scanzonatura in questa parola, ma non del tutto. 

Provando a fare una ricerca sul web, quasi tutti gli articoli rintracciabili (a parte quelli di Informarezzo) fanno sempre e solo riferimento alla lapide fatta apporre dal sindaco Pierluigi Piccini (Pci-Pds) sulla facciata della Sinagoga di Siena nel  1999: una fonte di rilevanza assoluta direi. Nemmeno in Corea del Nord gli storici saprebbero fare di meglio.  

Nelle 19 puntate pubblicate da questa testata, si è cercato di ricostruire nel dettaglio gli eventi di quel 1799, certamente non fermandosi ad ammirare una lapide, o riferendo leggende metropolitane dell’epoca, ma andando a cercare negli archivi di stato e nelle biblioteche polverose finanche in quella della sinagoga di Siena.

Santino Gallorini, di professione ferroviere e non certo docente universitario, ben sapendo che non erano i titoli accademici a rendere giustizia del suo lavoro, ha riportato alla luce e doviziosamente fotografato, manoscritti, verbali, lettere, corrispondenze, sentenze e memoriali, documenti originali dell'epoca dei fatti, che la storiografia ufficiale, tronfia del suo sapere si è ben guardata dal consultare. Una storiografia che fino ad oggi si era limitata a citare se stessa in un vortice autoreferenziale, come un Budda che ammira il proprio ombelico. Per concludere sempre e immancabilmente con l’immancabile citazione della lapide nordcoreana… pardon comunale!   

Detto questo, citate le fonti che vi invito ad andare a rileggere, va fatta una seconda premessa: durante l’insorgenza aretina, anche se non per responsabilità diretta degli insorgenti, furono liquidati i conti con una parte della comunità ebraica, sia senese che savinese. A Siena fu una strage.

Inutile spiegare che probabilmente non di strage razziale si trattò e neppure di discriminazione religiosa, ma di vil pecunia: di venalissima cupidigia che mosse l’interesse di alcuni, spingendoli a sopprimere i creditori ebrei. Che poi con lo scorrer dei lustri, come è stato costume di una parte della cultura senese ottocentesca, si sia cercato di far sparire sentenze e processi per addossare agli aretini la responsabilità dell’orrendo misfatto, non cambia la sostanza dei fatti: ci fu una strage. Una strage di ebrei.

Nel ‘900 quei fatti cominciarono a riemergere dalla memoria storica delle nostre città e subito gli fu data una connotazione politica controrivoluzionaria: il viziaccio di una certa sinistra, di piegare la storia mistificandola alla bisogna, per fini educativi o rieducativi. Speriamo sia finalmente un ricordo del passato. Ed ecco che nei resoconti appaiono misteriose carrozze che di notte incitano il popolo ignorante alla rivolta, tenebrose apparizioni notturne, sobillatori di masse e arcani prelati. Ci si potrebbe adattare una bella sceneggiatura noir con l’apparizione finale di Nosferatu.  

La realtà, per chi si ricorda un briciolo di storia, è che la Toscana granducale era in quel finire del ‘700, una delle nazioni politicamente e legislativamente piu’ avanzate del mondo. Ben prima che i francesi assaltassero la Bastiglia, qui si stava cercando faticosamente di riformare il sistema penale e primi al mondo, si facevano i primi veri tentativi di abrogare la pena capitale. Nazione laica la Toscana, prima nazione cattolica di occidente ad esautorare del tutto il potere temporale, chiudendo per decreto i tribunali dell’inquisizione e ordinando la demolizione fisica delle relative carceri. E mentre tutto questo avveniva in un granducato in piena riforma sociale ed economica, in Francia regnavano ancora Luigi e Maria Antonietta.  

E’ in questa terra che alla fine di quel secolo, arrivarono le truppe di occupazione napoleoniche: a portarci il verbo della libertà e della uguaglianza.  Ma sempre di truppe di occupazione militare si trattava. Ma i toscanacci si sa,  le riforme probabilmente avrebbero voluto farsele da soli.

Il resto è storia nota. Chi volesse approfondire basta che digiti su google il titolo dei 19 articoli che son serviti a raccontarla «Eviva Maria intorno all’albero della libertà»  per avere un quadro completo di quegli eventi.

La conclusione però è che a fare le spese di quella insurrezione armata furono veramente gli ebrei. Fu questo il vero primo pogrom (per usare un termine russo) antisemita in terra Toscana. Ed oggi gli ebrei han tutti i diritti di non veder ricordato quello che può essere considerato il primo dei tanti atti che portarono alla tragedia del ‘900.  

Inutile e ridondante tentare opere di mistificazione: basta la verità dei fatti. Quei fatti che così bene ci ha raccontato Santino Gallorini e che da soli dovrebbero farci comprendere che celebrare con una intitolazione toponomastica, quello che per il popolo di Israele è comunque il primo segnale di quell’olocausto che sarebbe arrivato un secolo e mezzo dopo, sia cosa politicamente sbagliata, culturalmente inopportuna, civicamente erronea.

Bellissimo sarebbe invece finanziare un’opera di ricerca storica ancor piu’ approfondita, condivisa con l’istituto di cultura ebraica e con gli atenei della regione, perché... è solo nella verità dei fatti che si ricuce la memoria di un popolo.  E la comunità ebraica è parte integrante e a pieno titolo, della nazione e del popolo italiano. 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0