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Primarie del partito democratico e conti pubblici.

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Primarie del partito democratico e conti pubblici.

Democrazia, dabbenaggine e furberie.

 

Quanto accade dentro il partito democratico è materia da ospedale psichiatrico, tuttavia un paio di milioni di persone che vanno esprimere una loro preferenza mettendosi in fila sarebbero segno di democrazia, in forma molto diversa da quella che viene vantata da un movimento politico nazionale che vede il toccasana d'ogni male nella rete web, ma evita di menzionare come solo poche migliaia di persone la esercitino al suo interno, pigiando un tasto del pc.

Ha vinto colui che NON avrebbe più fatto di politica qualora il referendum proposto dal suo governo fosse stato bocciato dagli italiani. Molti ricorderanno tali dichiarazioni di Renzi.

Non solo egli continua a fare politica, anzi intende farla al più alto livello, ma numerose centinaia di migliaia di italiani hanno fatto finta -con lui- che quelle frasi non fossero mai state pronunciate.

Il parallelo per quanto è successo in Italia poco meno di un secolo fa quando una grande maggioranza votò per il listone del partito fascista per poi dimenticarsene neanche 20 anni dopo, diviene sociologicamente interessante e preoccupante.

Pare che ad una percentuale altissima di italiani faccia piacere essere presi in giro: basta vedere il tema della revisione della spesa pubblica nel corso degli ultimi anni.

Secondo Business Insider, citando Eurostat: dal 1995 al 2015 la spesa statale complessiva, con interessi passivi, è aumentata da 510 a 827 miliardi di euro. Le tasse, dirette e indirette, sono cresciute da 258 a 493 miliardi, Negli ultimi 20 anni le tasse sono calate solo tre volte, nelle altre 17 sono salite. Nel 1995 la spesa per interessi era pari a 109 miliardi di euro, nel 2000 grazie all’avvento dell’euro che ha tenuto sotto controllo i tassi d’interesse è crollata a 75 miliardi di euro: da allora è rimasta sostanzialmente stabile. Sono una quarantina di miliardi di minori spese all’anno: un tesoretto che poteva essere usato efficacemente ogni anno. Nello stesso periodo la spesa primaria, al netto degli interessi, è cresciuta da 401 a 760 miliardi di euro e secondo la Ragioneria generale dello Stato arriverà a quota 793 miliardi nel 2019. Il governo Renzi raccontava di aver ridotto le uscite dello Stato di 25 miliardi di euro, solo che poi ometteva di averle aumentate dello stesso importo sotto una diversa voce.

Cottarelli, commissario alla riduzione dei costi (spending review), voleva tra l'altro chiudere 2 mila partecipate. Ovviamente non se ne fece nulla e Cottarelli tornò a Washington.

Le partecipate, poi si dice che colla politica non si mangia, vengono mantenute in vita.

Ad Arezzo vale la pena ricordare i cugini Dindalini, entrambi da stirpe ex sindaci Pci-Ds-Pd Civitella: l'uno, ora ad ArezzoCasa, non si è scomposto più di tanto quando la sua (come definirla altrimenti dopo lustri che ne è presidente) azienda è andata a sollecitare pagamenti da chi non deve pagare; ha ricevuto per anni 34.000€ di emolumento annuo, ora è calato a 27.000€, guida una partecipata con 5 consiglieri di amministrazione e 3+2 sindaci revisori, un esercito di capi e capetti per neanche 30 dipendenti (un nominato ogni 3 dipendenti probabilmente assunti con procedura interna di selezione). Non fanno neanche le cose a modo! Ma resta in piedi.

L'altro Dindalini, (detto Dindalini terzo) cui al termine delle due consiliature provinciali avevano affidato presidenze di partecipate (Tiemme e LFI, da non confondersi con l' ex sindaco PD di Lucignano. attuale presidente da 35.000€) venne ridimensionato al “solo” incarico di consigliere d'amministrazione Tiemme (“solo” 24.000€ di gettone), ha presentato in pompa magna in piazza del Comune di Arezzo i 18 nuovi bus che -peccato- non passano nel sottopasso di Via V. Veneto. Silenzio, neanche una parola di imbarazzo, i nuovi bus non circolano ad Arezzo: deve essere stato un qualche gufo a mettere lì quel sottopasso così bastardo! O forse hanno gufato al Dindalini quando ha fatto la comparsata da controllore, fatto accaduto il 14-02-2017 presente il fotografo. Anche qui non fanno le cose a modo! E non si scompongono...

Dindalini III, è anche federale provinciale del pd, pur avendo sostenuto un rivale (perdente) di Renzi ha detto che lui può continuare a fare il segretario della federazione: pare la sconfitta riguardi i cittadini comuni. A conferma che esiste un doppio livello, loro e il resto.

Visto che anche Ceccarelli, il pezzoda90 casentinese, l'assessore regionale, l'indiscusso (sinora) capo del partito in provincia, ha scelto il cavallo sbagliato alle primarie, aspetto la sua interpretazione dello scivolone. In una azienda privata, avrebbe già imboccato la porta!

Quindi se il voto espresso alle primarie confermasse il ruolo e la presenza di questi signori, significherebbe che forse l'esperienza democratica italiana (delle primarie) è al capolinea.

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