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Caporalato: “Tutti insieme in campo per combattere qualsiasi forma di illegalità in agricoltura”

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Caporalato: “Tutti insieme in campo per combattere qualsiasi forma di illegalità in agricoltura”

Tavola rotonda organizzata da Coldiretti Arezzo sul tema “Lavoro e Caporalato” presso il Fimiav di Arezzo “Necessario dare piena applicazione alla nuova normativa: ora ci sono gli strumenti per pene severe e rigorosi controlli contro lavoro nero e sfruttamento

 

Una forte dimostrazione del grande impegno di Coldiretti per combattere tutte le forme di illegalità in agricoltura e in tutta la filiera agroalimentare è emersa chiaramente stamattina a seguito della tavola rotonda organizzata da Coldiretti Arezzo sul tema “Lavoro e Caporalato”, che sì tenuta presso Sala Fimiav, via Calamandrei 129 ad Arezzo. Dimostrazione forte che nasce anche dal prestigio dei partecipanti ai lavori, lavori introdotti da Mario Rossi, presidente Fimiav Arezzo e dal prefetto di Arezzo,  Clara Vaccaro, che hanno visto gli interventi di Romano Magrini, Capo area gestione del personale, lavoro e relazioni sindacali della Confederazione Nazionale Coldiretti; Giovanni Mininni, membro della segreteria nazionale FLAI CGIL; Patrizio Giorni, segretario regionale Fai Cisl;  Giorgio Carra segretario Uila Nazionale; Luca Sani, presidente Commissione Agricoltura Camera dei deputati  e Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana.

Nella sua introduzione ai lavori, Mario Rossi ha spiegato come “il contratto provinciale degli operai agricoli e florovivaisti per la provincia di Arezzo per le annualità 2016-2019,  vuole essere uno strumento per tutelare il lavoro dipendente, ma anche per qualificare le relazioni a livello provinciale”. 

"In provincia di Arezzo - ha evidenziato Rossi - negli ultimi cinque anni si registra una diminuzione delle aziende agricole iscritte alla Camera di Commercio, a questo corrisponde invece un dato pressoché invariato in merito alle imprese che assumono manodopera. Le imprese agricole aretine che assumono manodopera che sono oltre il 22% delle imprese totali, sviluppano circa 800 mila giornate lavorative annue con un aumento di circa il 15% rispetto al 2012. I settori produttivi  che utilizzano maggiormente la manodopera sia fissa che stagionale sono il vitivinicolo, le piante officinali, il tabacchicolo e l'olivicolo".

Nel concludere Rossi auspica che anche ad Arezzo il Fimiav venga trasformato in un ente bilaterale agricolo al fine di dare vita ad un unico organismo bilaterale attraverso l'ampliamento dei compiti affidati oggi alle casse extra legem.

Romano Magrini nel suo intervento ha spiegato che “una riflessione non può che partire dalla legge 199 del 2016, che ha rivisto due importanti discipline: quella generale sul reato di caporalato e quella, più specifica per l’agricoltura, sulla Rete del lavoro agricolo di qualità.  A distanza di sei mesi dall’approvazione della modifica dell'articolo 603-bis del codice penale è interessante andare a vedere e verificare quali effetti abbia prodotto nel settore agricolo la nuova norma. Come già era prevedibile, è praticamente rimasta congelata in attesa che venga sciolta la riserva in ordine alle modalità di applicazione degli indici di sfruttamento, criticità questa anticipata dalla stessa Coldiretti nel corso dell’iter di approvazione della novella”.

“Il tavolo tecnico interministeriale (agricoltura – giustizia- lavoro) – ha approfondito Magrini - che avrebbe dovuto chiarire come dare corso all’applicazione della norma, non sembra aver prodotto i risultati attesi ed ormai si affacciano all’orizzonte le prime ed inevitabili richieste di emendamenti interpretativi, per rendere finalmente cogente la nuova disciplina. Sinergia palesemente negativa, per il rafforzamento delle politiche di contrasto al lavoro nero ed al caporalato in agricoltura, quella rappresentata poi dalla quasi contestuale abrogazione del voucher in agricoltura”.

“Sul versante della Rete per il lavoro agricolo di qualità – ha spiegato ancora Magrini - che stenta a decollare, ad oggi risultano iscritte poco più di 2.200 imprese. Le motivazioni sono evidentemente legate alla assenza, di fatto, di valore aggiunto che l’iscrizione conferisce all’impresa virtuosa.Per vincere questa battaglia bisogna creare un sistema che premi le aziende virtuose, bisogna stimolare la convenienza ad essere aziende oneste e dare un segnale tangibile di convenienza a percorrere la via della trasparenza e della qualità”.

“Un elemento interessante – ha concluso lo stesso Magrini - è proprio rappresentato dalla forte polarizzazione geografica delle aziende iscritte che è indice che altri soggetti in quei territori (GDO, Enti Regione e Enti locali) avendo attribuito all’appartenenza alla Rete dell’impresa un concreto valore aggiunto sono anche diventati il vero motore di promozione della Rete.  Ancorché si tratti, soprattutto la GDO, di soggetti che agiscono autonomamente e per interessi specifici, al di fuori quindi da un sistema coordinato e strutturato di politiche di promozione, hanno di fatto tracciato il percorso da seguire: la creazione di un sistema di premialità per il quale essere onesti non voglia dire solo essere carichi di controlli, ispezioni e costi aggiuntivi”.

Giovanni Mininni, segretario nazionale FLAI Cigl ha sottolineato "La Legge 199 del 2016 è una buona legge, prevede finalmente il reato di sfruttamento sul lavoro ma individua anche delle opportunità per le imprese. Bisogna difendere la nostra agricoltura da chi vuole competere nell'illegalità, violando i diritti dei lavoratori e facendo concorrenza sleale alle imprese serie".

Patrizio Giorni, segretario regionale Fai Cisl ha invece spiegato come “l’approvazione della Legge contro il Caporalato avvenuta nello scorso mese di ottobre e la successiva sigla, a Firenze, del Protocollo Regionale costituiscono conquiste importanti che premiano l’azione e la mobilitazione delle organizzazioni sindacali, culminata con la manifestazione nazionale di Bari del 25 giugno 2016”.  “Ad ottobre  - ha insistito - è stata vinta una battaglia importante di civiltà; quanto fatto costituisce un punto di partenza, e non di arrivo, rispetto ad un percorso ancora lungo ed irto di ostacoli”.

Dal canto suo Giorgio Carra, segretario nazionale Uila Uil ha evidenziato che “quando imprese e sindacato lavorano insieme per gli stessi obiettivi, a beneficiarne sono sempre i lavoratori, come nel caso dei contratti provinciali di lavoro che stiamo rinnovando su tutto il territorio nazionale con aumenti salariali che porteranno subito risorse fresche in tasca ai lavoratori agricoli”.

“E’ poi necessario che i controlli vengano concentrati in quelle imprese che denunciano un numero di giornate molto limitato rispetto al reale fabbisogno delle attività produttive agricole, perché è lì che si nasconde il lavoro nero” ha aggiunto Carra illustrando i dati della annuale analisi Uila su elenchi anagrafici Inps dei lavoratori dipendenti.

Luca Sani, presidente Commissione Agricoltura Camera dei deputati ha spiegato come “con 12 articoli la legge  29 ottobre 2016, n. 199  “Disposizioni in materia di contrasto ai  fenomeni  del  lavoro  nero, dello sfruttamento del lavoro  in  agricoltura  e  di  riallineamento retributivo nel settore agricolo”, interviene su una materia la cui precedente normativa era stata definita negli anni sessanta”.

“Il caporalato e più in generale lo sfruttamento dei lavoratori agricoli  - ha detto poi - sono fenomeni diffusi che investono l'intero territorio nazionale. Una piaga che finisce per penalizzare le aziende oneste nei confronti di quelle che utilizzano lo sfruttamento del lavoro per vivere. Non a caso il nuovo impianto normativo è stato definito con il contributo importante delle organizzazioni di settore oltre che dei sindacati. La normativa sul caporalato trova equilibrio con i numerosi interventi che il Governo e Parlamento hanno messo in campo a favore dell’economia agricola del nostro paese: si è voluto pertanto ridare dignità al lavoro nelle campagne. Presto dovremo riprendere anche il tema del lavoro occasionale, considerato che il superamento dei voucher, originariamente pensati per il settore agricolo, rischia di creare un vuoto nelle forme di accesso al lavoro nel settore produttivo".

Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo,  ha rimarcato il ruolo concreto e di alto profilo che Coldiretti sta mostrando contro tutte le illegalità in ambito agricolo e agroalimentare: “Coldiretti sostiene con forza tutte quelle iniziative volte a riaffermare in ogni circostanza i principi di legalità e i diritti dei lavoratori ed è per questo che auspichiamo una efficace  applicazione della legge sul contrasto al caporalato”.

“Servono pene severe e rigorosi controlli che colpiscano il vero lavoro nero e lo sfruttamento, vanno perseguite con decisione e fermezza le forme accertate di sfruttamento dei lavoratori su qualsiasi territorio ed in qualsiasi impresa, agricola e non – ha denunciato Marcelli – esiste sull'esistenza di un caporalato invisibile’ ed è quello che importiamo dall’estero con il cibo presente in modo massiccio sui nostri scaffali: dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana in vendita nei supermercati italiani fino ai fiori del Kenya, quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori – a partire da quella sul caporalato – giustamente vigenti e ultimamente rafforzate nel nostro Paese”.

Secondo Marcelli “è necessaria quindi anche una grande azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per garantire che, dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore”.

 

 

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