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Quando il bullismo tocca da vicino i nostri figli: serve una grande iniezione di autorevolezza

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Quando il bullismo tocca da vicino i nostri figli: serve una grande iniezione di autorevolezza

Va superato un certo lassismo/buonismo serpeggiante in molte famiglie e in molte scuole.

 

 

Palazzo d’Arnolfo. San Giovanni Valdarno

Un gruppo di adolescenti, tutte ragazzine sui 14 anni, colpiscono una coetanea mentre altre filmano: spinte, botte, calci, capelli strappati e strattoni fino a farla cadere per terra. Ed intorno grida di incitamento e risate di scherno: “vogliamo il sangue”. E’ il branco!

I familiari dell’adolescente diffondono il video sui social. Chiedono giustizia e tutela. Il filmato viene però rapidamente rimosso.

«Sono fatti gravissimi» commenta il sindaco Maurizio Viligiardi.

Famiglie, scuola, comunità civile: tutti amareggiati e attoniti per queste ragazze, tutte nate nello splendido terzo millennio.

La verità è che troppe famiglie registrano un fallimento nell’educazione dei propri figli che appaiono (ma non fermiamoci alla superficie) viziati dal troppo benessere.

Personalmente se un figlio mio si fosse reso responsabile di una vicenda del genere, vivrei come genitore un profondo senso di frustrazione, chiedendomi ogni momento in cosa sto sbagliando, interrogandomi sulle enormi facilitazioni esistenziali che gli sto offrendo, ma che non incoraggiano la sua autonomia e la sua crescita equilibrata. 

Quanto sono patetiche certe figure genitoriali iperprotettive. Sempre pronte a giustificare tutto. A minimizzare tutto. Fino a che ci si accorge che è troppo tardi.

Cosa stiamo sbagliando?  

Ogni progetto di crescita implica fatica e dolore ineliminabili. Il messaggio che arriva agli adolescenti è invece del tutto illusorio come se fosse possibile anestetizzare la vita. Da qui traggono origine un senso di onnipotenza ed una certa irresponsabilità. Il disastro educativo nasce da questa pretesa di eliminare la fatica di crescere.

Molto spesso accade che non riuscendo ad emergere attraverso l’impegno nello studio, si cerchi di mettersi in evidenza con atti di bullismo o di vandalismo con la certezza della impunità da un lato e della visibilità che l’evento procura nella società della comunicazione, dall’altro.

Pur di sfuggire alla noia quotidiana, scatta nella chimica del cervello il piacere della ribalta, in presenza poi di sanzioni blande e di un clima permissivo. La trasformazione della violenza in forme sempre più telematiche, più simboliche e sadiche, rispetto alla pura forza fisica, finisce poi per attrarre sempre più ragazze. Che ben presto però, come A S. Giovanni, finiscono per spostare dal piano teorico a quello pratico i loro deliri di onnipotenza.

Il bullismo è un fenomeno complesso che si situa nel gruppo dei pari e che si manifesta con atti di prepotenza e sopraffazione e di tacita accettazione degli stessi. Il bullo individua la vittima con il chiaro obiettivo di danneggiarla facendo del male. Si tratta di prepotenze fisiche e/o verbali oppure di dicerie sul conto della vittima per escluderla dal gruppo

Quando i fatti sono particolarmente gravi è inevitabile il ricorso all’autorità giudiziaria. Certezza e tempestività degli interventi disciplinari sono determinanti per indurre le vittime del bullismo a superare il timore di denunciare i soprusi subiti. Bene quindi la funzione educativa delle sanzioni ma anche tolleranza zero verso ogni forma di prepotenza.

Rimane importante l’educazione fra pari ma determinante è dare l’esempio nel rispetto delle regole da parte degli adulti. E’ ora di prendere coscienza della necessità di applicare le regole con fermezza. I padri e gli insegnanti devono riapparire sulla scena dell’educazione, dopo una assenza troppo prolungata.

Non c’è progetto educativo senza regole e senza l’autorevolezza necessaria a declinarle. Essere adulti implica credibilità, coerenza, buon senso, ma soprattutto autorevolezza. 

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