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Lettera aperta alle istituzioni sulla scuola di Matrignano

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Lettera aperta alle istituzioni sulla scuola di Matrignano

Siamo due genitori.

Relativamente giovani: oggi è difficile organizzare una casa e ancora più difficile è mettere al mondo un figlio. La nostra bambina il prossimo anno andrà alla materna. Abbiamo fatto tutte le pratiche, presentate le domande, lette le graduatorie. Lo ammettiamo: quando abbiamo visto il suo nome nella lista della scuola di Matrignano abbiamo tirato un sospiro di sollievo e siano rimasti contenti. Andrà alla materna, ci siamo detti.

Poi ieri sera abbiamo letto altro. Il vice Sindaco ha dichiarato che la scuola non è a norma per le leggi antisismiche e che il Comune non intende spendere i soldi necessari per la ristrutturazione. Punto.

Cioè? Il suo pensiero è chiaro: rimettere le mani sulla scuola, anche se il progetto è già nei piani del Comune, non è più tra le sue priorità.

Domanda: il Comune è suo? Lui può decidere con una dichiarazione alla stampa che spenderà in altro modo i 600mila euro messi a bilancio per la scuola?

E i diritti dei bambini? Quelli delle famiglie?

Noi pensiamo a nostra figlia che si è vista sottrarre da un minuto all’altro quel diritto che le stesse Istituzioni le avevano assegnato. Ma pensiamo anche ai bambini che in questo momento sono a Matrignano. E ci domandiamo: sono al sicuro? Perché oggi si tiene aperta una scuola che non verrà riaperta a settembre? Il pericolo scatta in autunno? In primavera e in estate non ci sono terremoti?

La politica ci interessa poco. Noi guardiamo all’istituzione che ci rappresenta e ci governa. Questa istituzione ha inserito Matrignano tra le scuole utilizzabili, ha aperto e chiuso le iscrizioni, ha fatto una graduatoria. Pensiamo sia suo dovere fare, nella pausa estiva, i lavori necessari e far rientrare i bambini a settembre. Facciamo fatica ad immaginare altre soluzioni che siano rispettose delle famiglie e dei bambini. Come abbiamo scritto all’inizio, essere genitori oggi è veramente difficile. Evitiamo un peso ulteriore: essere presi in giro.

 

 

 

                                                                  

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