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Il Ministro Poletti e la beata ignoranza

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Il Ministro Poletti e la beata ignoranza
Ascoltavo la radio in macchina quando mi è capitato di sentire l'intervento del Ministro Poletti all'Assemblea nazionale del PD. Poco dopo sulla stessa rete presentavano il nuovo film “ Beata Ignoranza”. Mi è venuto istintivo collegare i due eventi, anche perché ho capito che le cosiddette gaffe del ministro quando parla di giovani e di lavoro non sono incidenti di percorso, ma espressioni della sua reale “cultura”. In sintesi Poletti, con una foga degna di miglior causa, ha ribadito che l'alternanza scuola/lavoro è la soluzione dei mali italiani, l'unico modo per avviare al lavoro, e basta con la cultura generica e astratta che non prepara al lavoro.. Seguendo fino in fondo il suo ragionamento si potrebbe dire che bisogna abolire la riforma della scuola media unica e tornare all'avviamento professionale, magari anche alle elementari cominciare già ad insegnare qualche lavoretto! Poi si capisce perché il PD non è più considerato un partito di sinistra, visto che la riforma Gentile era già più avanzata. Io sarò un po' all'antica di quelli che, direbbe il mio omonimo Renzi, mettono il gettone nell'iphone, ma qualche modesta riflessione vorrei sottoporla al nostro caro Ministro, al quale sembra sfuggire la semplice distinzione tra istruzione e Formazione professionale, tendendo a fare della formazione professionale l'unico percorso formativo valido. E' noto, invece, che hanno due finalità diverse. . L'istruzione dovrebbe formare il cittadino, anzi, l'uomo, la sua capacità critica, di elaborazione autonoma del pensiero. La formazione professionale ha il compito di tradurre tutto questo in inserimento nel mondo del lavoro, in “professione”. Pensare che ogni tipo di studio abbia come suo obbiettivo immediato l'inserimento nel mondo del lavoro non è solo un errore concettuale, ma anche un errore pratico proprio nella attuale fase di sviluppo economico e tecnologico. Intanto bisognerebbe dire al Ministro che per generalizzare l'alternanza scuola/lavoro in Italia non ci sono nemmeno le condizioni pratiche. E' impossibile trovare imprese che ospitino gli alunni e spesso lo fanno per fare un favore, senza nessun impegno ad una reale esperienza lavorativa. Chiedetelo agli stagisti! Ma l'errore concettuale più grande è dovuto proprio alla non comprensione della attuale situazione della organizzazione del lavoro e dei suoi cambiamenti. L'evoluzione scientifica e tecnologia comporta una continua trasformazione degli stessi mestieri (termine antico) o professioni.. Se negli anni '60, per esempio, un perito meccanico continuava a fare il suo lavoro nello stesso modo per tutta la vita, oggi no, perché meccanica vuol, dire elettronica, informatica, robotica ecc. In un mondo in così rapida evoluzione quale è il modo migliore di aiutare i giovani ad avere la necessaria flessibilità mentale (non contrattuale) per seguire o meglio guidare l'evoluzione scientifico/tecnologica? Mi sembra che solo una forte cultura di base, di carattere generale , con una notevole capacità di elaborazione personale metta in grado un giovane di adattarsi a questa rapida evoluzione. Insomma tutto il contrario di quanto sostiene Poletti il quale sembra davvero attardarsi nella esaltazione di una beata ignoranza, che renderà, sì, i giovani flessibili, ma nel senso di precari e predisposti alla sotto occupazione e allo sfruttamento.. Basta guardare ai corsi, ai master, organizzati dalle più importanti istituzioni scientifiche ed economiche nazionali ed internazionali per rendersi conto di tutto ciò. Mi permetto di citare il motto di una di queste istituzioni, che mi sembra riassuma bene il problema: “Un modo per non estinguersi è quello di far crescere le persone a livello culturale. La cultura non è la ciliegina sulla torta: E' LA TORTA! “ Per fortuna i nostri giovani sono migliori di tanti politici. Non sarà un caso se aumentano le iscrizioni al liceo classico. La beata ignoranza lasciamola a ministri.
 
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