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Le proteste per il mercatino delle pulci. Quando la difesa corporativa non riesce ad inseguire un mondo che corre

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Le proteste per il mercatino delle pulci. Quando la difesa corporativa non riesce ad inseguire un mondo che corre

Se siete tanto bravi da riuscire a fermare il vento con le mani o a raccogliere l’acqua del mare con un colino, allora siete pronti per invocare ancora nuove regole nel tentativo di fermare una concorrenza che sarà destinata invece a travolgere l’ultima difesa corporativa

 

In un prossimo futuro, nemmeno troppo lontano (per me che sono quasi sessantenne e che invece credo di poter vedere) i taxi saranno guidati da computer e non da tassisti, il commercio, compreso la spesa giornaliera, si farà integralmente dal proprio pc e il giornale sarà leggibile solo sul proprio tablet (gli alberi tireranno un sospiro di sollievo).

Un giorno che io invece non vedrò, ma credo che potranno vederlo i miei nipoti, l’energia sarà prodotta da un piccolo generatore ad acqua posizionato sotto al lavello (che provvederà al caldo, al freddo e alla cottura), facendo fallire ENEL e produttori di pannelli solari, il metano resterà al suo posto sottoterra in attesa di riconquistarsi (come è accaduto nel nostro pianeta vicino) quella atmosfera che per un miliardo di anni abbondante è stato il suo regno, ma facendo chiudere ESTRA, ENI e tutto il resto della compagnia, il mondo sarà interamente interconnesso, i rifiuti saranno smaterializzati e non piu' inceneriti, le auto saranno precaricate di energia al momento della vendita e una volta esaurite saranno riciclate, con gran lamento dei distributori di benzina, a cui verrà concessa la trasformazione in aree di edilizia residenziale con indice quattro. 

Finirà così: tutti naturalmente chiedendo alla stato contributi per la crisi "inaspettata".

La difesa delle corporazioni, dei commercianti, degli artigiani e dei tassisti (oggi solo perchè son riusciti a far parlare di sé), si concluderà abbarbicandosi moribondi allo sgabello del registratore di cassa semivuoto, davanti ad un mondo che cambia a rotta di collo, convinti di poter restare a far la guardia al negozio ereditato dal nonno, che vendeva tessuti alle sartine di provincia.

E’ l’orizzonte limitato di chi ha smarrito le chiavi di casa e le cerca solo sotto l’unico lampione in cui c’è un po’ di luce, ignorando il mondo oscuro tutto attorno. Invece che pensare a cavalcare il futuro, si invocano regole per cercare di fermarlo. Si è preferito per questo far spostare un outlet in mezzo al nulla a 40 km da qui, rinunciando per sempre ai 9 milioni di clienti e visitatori che ogni anno, da tutto il centro Italia, si affollano qui per gli acquisti. Facendo finta di non sapere che di questi, almeno una parte, avrebbe potuto facilmente trasformarsi  in un flusso turistico senza eguali. Come se la concorrenza a 40 km da qui non si sentisse. Anzi peggio: se ne sentono gli aspetti negativi e non quelli positivi. Non è un caso che molti tra coloro che si opposero fieramente a questa ipotesi, vincendo la partita, abbiano comunque nel tempo tirato giu’ i bandoni: alcuni mestamente, altri travolti da fallimenti epocali!

I commercianti sono una corporazione potente, alleata spesso dei Comuni, che li vedono come un serbatoio elettorale e anche un veicolo di propagazione politica. Inoltre sono spesso alleati dei servizi pubblici, anch’essi sottoposti alla concorrenza spietata di questa liberalizzazione tecnologica. La soluzione probabilmente sta nel mezzo, nel pretendere il rispetto delle normative che devono valere per tutti, ma anche nell’accettare un minimo di riforme graduali destinate ad allargare nel lungo periodo l’offerta, anche col rischio di abbassare il valore degli avviamenti, oltre a risposte efficaci sul fronte dell’innovazione tecnologica.

Piangere, protestare, strepitare e tentare di bloccare ogni cosa per mantenere i propri privilegi, perché tutto rimanga com'è, non può bastare. Assistere alla rivolta dei commercianti per il mercatino delle pulci, avvertito anche questo come possibile concorrente, dà la misura della scarsa visione del futuro della categoria nel suo complesso.

In tempi di crisi e di globalizzazione, anche i commercianti devono avere il coraggio rimettersi in gioco. Oppure se non se la sentono, è meglio che lascino la mano, prima che i progressi tecnologici e sociali, li travolgano senza scampo. 

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