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Regione Toscana: sempre piu’ probabile l’interruzione della consiliatura regionale. Al voto ad ottobre?

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Regione Toscana: sempre piu’ probabile l’interruzione della consiliatura regionale. Al voto ad ottobre?

La scissione ormai è cosa fatta, ripete Roberto Speranza, che con il governatore Enrico Rossi, Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, si considerano già fuori dal Pd.

 

La trattativa va avanti a oltranza, ma solo per valutare e contare il numero di senatori e deputati che dalla prossima settimana, o forse già da venerdì, formalizzeranno la nascita dei nuovi gruppi parlamentari.

L’unico che in questa fase è fuori dai rischi, è il governo Gentiloni. Uno dei motivi della spaccatura infatti, era l’ipotesi di elezioni subito, ipotesi assolutamente sgradita agli scissionisti, che se facessero mancare in questa fase il loro appoggio al governo, sarebbero in contraddizione con se stessi e con uno dei motivi della scissione. 

Ed infatti anche i dissidenti voteranno la fiducia al decreto Milleproroghe. Un segnale per il governo Gentiloni di un sostegno comunque assicurato.

Alla direzione del partito, che avvia la fase congressuale, è stato dato l’annuncio ufficiale che non ci saranno i candidati che avevano deciso di sfidare Matteo Renzi. Era l’annuncio che tutti aspettavano per sapere se la scissione era cosa fatta o se c’erano ancora possibilità di un accordo.

Restano dubbi solo sul presidente della Puglia Emiliano, che attende ancora una risposta, da se medesimo piu’ che dalla politica.

Ma se gli effetti sul governo nazionale sono modesti, anzi nulli, di diverso peso è il risultato nelle regioni guidate da governatori scissionisti. Se mi è concessa una malignità di stampo andreottiano, oltre ai motivi di carattere ideale, imperniati sui valori di una nuova sinistra che ritorni allo spirito del riformismo socialista, molto ha inciso secondo me in certe decisioni, l’approssimarsi della scadenza delle elezioni politiche nazionali.

Sarei pronto a scommettere che se questo appuntamento fosse stato fra 3 anni invece che fra qualche mese, ci sarebbero state molte meno ambizioni scissioniste. Ma ovviamente la mia è solo un’ipotesi di scuola. Tuttavia consideriamo questa maligna fantasia, come parte di un gioco di società, interpretativo della realtà politica che stiamo vivendo.

Teniamo per buona questa possibilità tutta da dimostrare e consideriamola il postulato di partenza nel “Monopoli del Belpaese”.

In Toscana al momento si possono fare tre ipotesi fondamentali su ciò che ci aspetta.

La prima: si cercherà di tirare avanti come separati in casa. Si fa finta che non sia successo nulla e si continua nella gestione regionale. Questa ipotesi mi pare assai remota, non tanto per la mancanza di desiderio di tranquillità nella maggioranza, ma perché è difficile immaginare che il governatore abbia deciso di seminare candelotti di dinamite sotto alle sedie dei consiglieri, solo per sentire il botto che fanno. E soprattutto cozza contro la logica del postulato di partenza. Non avrebbe alcun senso. Anche perché al momento sorgerebbe qualche problema in relazione alla candidatura alle elezioni politiche, dei presidenti regionali in carica…

La seconda: il governatore si dimette. Magari non subito. Ma certamente in tempo utile per poter partecipare al Gran Premio di Montecitorio (o forse sarebbe meglio dire di Palazzo Madama). Possiamo immaginare che le dimissioni saranno presentate tra la primavera e l’inizio dell’estate. Il successore Saccardi sta già scaldando i motori per questa ipotesi. Lo strappo sarebbe questo il meno traumatico e si potrebbe votare anche all’inizio dell’autunno (ottobre?).

La terza: il governatore non si dimette, ma alza il livello della tensione consiliare in seno alla sua stessa ex maggioranza, per cercare di essere sfiduciato e mandato a casa. E’ una ipotesi tutt’altro che peregrina. Una forte tensione politica in Toscana, terra del leader e di svariati delfini, genererebbe una attenzione mediatica che non avrebbe prezzo, elettoralmente parlando. Si aprirebbe in questo caso, uno dei periodi piu’ tempestosi mai visti prima nella terra di Dante. Il risultato sarebbe lo sconvolgimento degli equilibri politici regionali a favore delle opposizioni (se il centro destra non dorme nel frattempo), anche se per i grillini, nella patria della lingua e del rinascimento, al momento vedo poca luce.

Après moi le déluge! 

(Dopo di me il diluvio. Frase attribuita dalla tradizione al re di Francia Luigi XV)

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