Prima Pagina | L'opinione | "La Toscana ha una nuova legge che incentiva il recupero edifici abbandonati nelle aree rurali."

"La Toscana ha una nuova legge che incentiva il recupero edifici abbandonati nelle aree rurali."

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
"La Toscana ha una nuova legge che incentiva il recupero edifici abbandonati nelle aree rurali."

E' il titolo col quale è stata presentata l'approvazione, da parte del Consiglio Regionale, della proposta di Legge 151, nel sito della regione e in tutti gli altri giornali web che hanno ripreso la notizia.

 

Qualcuno, nei SN, ha salutato il comunicato con la legittima soddisfazione e speranza che i tantissimi edifici ridotti male, sparsi nel nostro territorio rurale, possano finalmente essere risistemati. Qualcun altro, probabilmente scottato dalla burocrazia  politico-amministrativa regionale, ha commentato in modo diverso:

"Aspettiamo di vedere il testo....comunque una pochezza in un panorama normativo caotico disarticolato e di soli enunciati"

"Sono gli stessi burocrati che hanno prodotto le ultime leggi urbanistiche.....non c'è da aspettarsi di meglio...."

"Nessuno con un minimo di buon senso può condividere la sequenza di leggi paranormali .....vedi la legge di tutela paesistica il PIT e ......"

"Aspetto di leggere il testo, ma il "combinato disposto" con il 65R mi perplime non poco".

"Questa é una legge per allocchi : solo propaganda per avere premi di produttività dei funzionari. Funziona bene al negativo .....solo elucubrazioni mentali, nessuna crescita..!!!"

"aspetto di vedere cosa c'è scritto in questa legge.... certo è che, dati i precedenti, ci potremmo senz'altro sbilanciare, andando sulla s-fiducia, per la legge regionale....."

"Ho in programma di analizzare la legge nella speranza che non sia la solita solfa scritta da persone che il territorio e i problemi li conoscono dall'alto della Regione ..."

Per capire se le critiche siano solo il frutto dei soliti pianisti da tastiera, liberi di cazzeggiare al sicuro della propria scrivania, rapiti dall'attrazione fatale del proprio smartphone, non resta che dare un'occhiata al testo portato in Consiglio regionale e alla relativa relazione di accompagnamento.


Provo a sintetizzare.

La norma è stata emanata per "dare impulso al recupero del patrimonio edilizio esistente quale alternativa al consumo di nuovo suolo, nel rispetto delle disposizioni di cui alla legge regionale 10 novembre 2014, n.65" ... attraverso " la rifunzionalizzazione delle residenze rurali abbandonate caratterizzate da condizioni di degrado".

Come si può notare, ormai la guerra al "consumo del suolo" è diventato un "leitmotiv" immancabile, un inno al "politicamente corretto", una "sacra scrittura" inviolabile ovvero una litania onnipresente, apotropaica e scaramantica. Per gli allocchi, naturalmente, visto che la regione è l'unico ente che dopo aver predicato bene può razzolare come gli pare e decidere di consumare nuovo suolo (cft L. 65/2015).

Nel caso specifico, inoltre, è da sottolineare che moltissimi casali rurali abbandonati sono ormai ridotti a pietre murate con terra, che poggiano su roccia, con pezzi di cotto del tetto invasi dai licheni, con rovi e piante che si sono rimpossessati del "sacro" suolo naturale. Un recupero di siffatte situazioni significa nuove strade, fondazioni, calcestruzzo, smaltimento di acque reflue, apparecchi tecnologici, impianti vari ecc. ecc. Significa, in definitiva, che un suolo ormai quasi del tutto rinaturalizzato  viene modificato e "consumato" con tecnologie che mai e poi mai facevano parte della tradizione rurale passata, a dimostrazione che il mantra del "non consumo di suolo" viene usato come il prezzemolo, per gli allocchi e a fini solo ideologici.

Nell'art. 1 sono individuati campi di applicazione. Sono inclusi gli edifici abbandonati da più di 5 anni dalla data della legge (sic) e in condizioni di degrado.

Sono esclusi invece:

a.            gli edifici oggetto di sanatoria (art 1 comma 4 lett a);

b.            gli  edifici assoggettati a restauro e risanamento conservativo dalle norme comunali.

Sono fatte salve inoltre le indicazione del PIT.

Per essere inclusi bisogna inoltre dimostrare l'assenza di fornitura di energia elettrica (sic) negli ultimi 5 anni (art. 3). 

Chi per lavoro o per svago conosce il territorio rurale toscano si rende subito conto che simili condizioni escludono gran parte dei borghi e degli edifici da recuperare.

Per esempio, chi si è macchiato del peccato mortale di una sanatoria nel 1985, con la L 47, e poi ha abbandonato l'edificio, oggi, nel 2017, non potrà accedere al Paradiso di questa legge nemmeno dopo 32 anni di Purgatorio.

Un complesso colonico abbandonato nel quale una stanza meno crollata di altre è stata usata con energia elettrica fino a 4 anni fa rimane fuori.

Tutte le leopoldine della Valdichiana, col tetto crollato e i muri pericolanti ( a vederle fanno una tristezza infinita) sono assoggettate  a vincolo conservativo dalle norme comunali e se non sono vincolate dai comuni  ci ha pensato il PIT.

In definitiva, c'è un  "combinato disposto" diabolico che esclude la massima parte degli edifici dai "benefici" di questa legge.  Un percorso a ostacoli fatto di  piani comunali, di PIT, di L 65, di condanna senza appello e senza prescrizione dei "delinquenti" che hanno usato la sanatoria anche 32 anni fa o la corrente elettrica a 220 volts negli ultimi 5 anni. Per fortuna al legislatore è sfuggito  chi ha usato una torcia elettrica (12 volts) anche se si tratta sempre di elettricità.

I benefici che dovrebbero favorire il recupero dei pochi edifici che hanno superato il diabolico "combinato disposto" sono:

a.            diminuzione degli oneri;

b.            aumento percentuale della superficie.

La diminuzione degli oneri ovviamente è a carico dei comuni che in questo modo vedono ulteriormente diminuita la propria autonomia decisionale in materia urbanistica. La regione, come al solito, si fa bella col fondotinta dei comuni (l'espressione veramente  era un'altra ...).

L'incremento delle superfici è legato al miglioramento antisismico e dei consumi energetici ma il sistema regionale, come al solito è illogico e ingarbugliato a dimostrazione che in regione le situazioni reali sono sconosciute.

L'incentivo al recupero era stato usato, per esempio, dal comune di Arezzo, per chi si adeguava alle norme sismiche e di risparmio energetico. Il comune, che il territorio e le situazioni le conosce molto meglio della regione, aveva però evitato l'aumento percentuale che per le case piccole è insignificante e per le grandi è inutile o esagerato. Aveva usato il buon senso. Per esempio una stanza e un bagno in più che per una casa da recuperare di 40 mq vuol dire poter usare l'immobile per abitarci in tre persone. La regione, però, con la L 40 2011 bloccò tutto, imponendo solo la possibilità di aumento del 20%, inutile per case piccole ed esagerato per quelle grandi e non legato a miglioramenti sismici o energetici.

 

Con la 65/2014 e il PIT la frittata è stata definitivamente cucinata sotto l'influsso familiare dei territorialisti. I comuni non possono prevedere aumenti di superficie nelle zone rurali perché lo può fare solo la regione che è "virtuosa" (sintesi di quanto la regione ha scritto nel documento preliminare alla 65).

Con questa legge, tutte le casette sgraziate , che hanno avuto una sanatoria,che imbruttiscono  il territorio rurale, non hanno incentivo per adeguarsi alle norme sismiche e di risparmio energetico e per rifarsi un look con materiali e tecnologie in armonia con l'ambiente rurale. Evidentemente sono considerate brutte, figlie del peccato e quindi da condannare insieme al territorio circostante.

Chi ha superato le forche caudine delle "condizioni morali ed elettriche" della regione potrà avere il premio di aumenti di superficie che variano dal 10 al 25% (con un massimo rispettivamente di 40 e 90 mq) a seconda di quanto ha migliorato sismicamente e/o energeticamente.

Facciamo  l'esempio di un  piccolo casale diruto  da 100 mq. Costi di recupero enormi, rendita catastale che passa da zero a 1200, Imu che aumenta proporzionalmente,  TaRi da pagare sempre anche se  ci abiti 1 mese all'anno. Se la affitti hai tutti i rischi conseguenti. Il tutto a fronte di un aumento che va dai 10 mq o 25.

Questa legge, purtroppo, è ancora moralista, illogica e figlia dei territorialisti che predicano la "decrescita felice" e il ritorno ai territori agricoli o il recupero della "maglia fitta leopoldina". Non è ben chiaro però con quali soldi i territorialisti intendano ristrutturare i casali abbandonati per ritornarci ad abitare e se avranno l'esenzione dall'Imu e dalla TaRi.

 

Non è ben chiaro, inoltre, come mai certi liberi commentatori pianisti da tastiera e cazzeggiatori dei social network, senza aver letto la legge ci abbiano comunque chiappato in pieno.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0