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COLLE DEL PIONTA : UNA PROPOSTA IN FAVORE DELLA CITTA’ SANANDO UN DISSERVIZIO

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COLLE DEL PIONTA : UNA PROPOSTA IN FAVORE DELLA CITTA’ SANANDO UN DISSERVIZIO

Proposta dei cittadini: Donato Angioli, Paolo Martini, Franco Lani, con il consenso delle Associazioni del CALCIT, della FONDAZIONE CESALPINO, della LEGA AMBIENTE e FIAB, della FONDAZIONE VIVERE INSIEME, della FONDAZIONE CENTRO BASAGLIA

 

Il Pionta è uno dei colli in cui è nata Arezzo. Abitato fin dai primordi, fu zona cimiteriale etrusco-romana, in contiguità storica con l’area di culto cristiano nell’Alto MedioEvo. Vi furono successivamente ubicate la cattedrale di Santa Maria e Santo Stefano e il Duomo a forma ottagonale dedicato a San Donato. Vi sorse una cittadella vescovile che fu oggetto di visita da parte dei maggiori potenti del mondo occidentale. Vi operarono grandi figure come l’architetto Maginardo, l’archivista Gerardo e Guido Monaco. Fu il luogo dove sono iniziati gli studi universitari nel Medioevo, tra i primi in Italia. A seguito di lotte intestine il vescovado fu costretto a collocarsi in città; successivamente nel 1500 Cosimo I rase al suolo l’intera area.                                                                                                                                                    

Ai primi del Novecento vi è stato costruito l’Ospedale Psichiatrico divenuto famoso due volte; prima per essere stato un ospedale modello, all’avanguardia nell’assistenza e cura dei malati, poi per essere divenuto tra i primi promotori della chiusura dei Manicomi in favore della costruzione dei Servizi di Salute Mentale territoriali. Con la chiusura dell’Ospedale Psichiatrico, l’intera area ha cambiato radicalmente uso: è sede del Polo Universitario di Siena, della scuola ITIS della Provincia, dell’Ospedale San Donato, di servizi sanitari dell’USL3 Sud-Est e del parco comunale dove sussistono resti archeologici dell’antica cattedrale di San Donato. L’intera area è ampia più di ventisette ettari, di cui sette costituiscono una zona verde al centro della città, ricca di un patrimonio di grandi piante centenarie di valore botanico, di un oliveto diffuso a tutto il colle che, alla sommità, ha un vecchio e suggestivo roccolo evocatore della sua lunga storia. Molti sono gli accessi: per le auto, da viale Cittadini, da via Laschi e dall’Ospedale; a piedi, da via del Duomo Vecchio, da via Masaccio e da via Curtatone.                                                                                                                                    

Purtroppo oggi l’area è anche simbolo di abbandono, paradossalmente considerato il numero dei servizi presenti e la sua centralità urbana. La presenza di più proprietari (Comune, USL, Università e Provincia) in assenza di un progetto comune ha svilito le potenzialità dell’area che ha assunto praticamente le funzioni di un “raccoglitore” indifferenziato e, purtroppo, anche di frequentazioni di marginalità e di delinquenza. Le carenze di manutenzione, di illuminazione, di sorveglianza e di condizioni igieniche degli spazi comuni tendono a rendere l’area “periferica” per quanto al centro della città. L’abbandono di due vecchi edifici, la cucina ed i bagni dell’exOP, cadenti e transennati da anni, è il simbolo dell’indifferenza rispetto ai valori della socialità, dell’educazione civica e dell’igiene. Ma non sono i soli. La “villa Chianini” , ex centro spastici e diurno,  la “ex casa suore” e/o residenza salute mentale, sono abbandonati da anni. Da indiscrezioni sembra anche che la “villa Chianini” sia stata presa in considerazione come possibile alloggio temporaneo per immigrati, a conferma dell’uso del parco come contenitore indifferenziato. Tra l’asilo nido, il consultorio familiare, e la palazzina del Calcit, in mezzo a reti di ogni tipo, è stato ricavato un parcheggio per auto, così come le strade, i vialetti e le aiuole.

Riteniamo che a questa situazione si possa rispondere con un PROGETTO UNITARIO PER L’INTERO COLLE DEL PIONTA, non soltanto per evitarne il degrado, ma anche e soprattutto per sfruttarne le potenzialità. Per queste ragioni si propone di avviare un ampio coinvolgimento degli Enti interessati e della cittadinanza affinché l’area del Pionta abbia un piano complessivo di “rigenerazione urbana”, all’interno della imminente revisione degli strumenti urbanistici del Comune.

L’area del Pionta potrebbe avere tre poli, tra loro coordinati e orientati alla formazione :

1.    Uno educativo-formativo

Nel senso più ampio dell’accezione, in cui la formazione universitaria sia l’obiettivo prioritario, promuovendo e sviluppando anche una fattiva integrazione con università straniere, come già avviene in tante altre città toscane. Questo potrebbe essere un obiettivo prioritario, sia per l’area che per la città di Arezzo. L’area del colle potrebbe così acquisire tutte le caratteristiche dei migliori campus internazionali, comprese quelle indispensabili abitative sia per studenti che per docenti. A questo fine potrebbero essere utilizzate le potenzialità residenziali ricavate dalla riconversione degli immobili e/o delle loro cubature liberate dalle attuali finalità sanitarie e volte a quelle educative-formative. Questo sviluppo comporterebbe, oltre ai vantaggi intrinseci al progetto educativo e alla riqualificazione di alcuni immobili, anche un ulteriore fattore di crescita in quanto un’area non abitata ha difficoltà ad essere viva. Nella sede della Direzione Universitaria poi la vecchia Biblioteca dell’Ospedale Psichiatrico potrebbe completare la sua funzione di memoria e testimonianza di quanto è stato fatto ad Arezzo per la Salute Mentale.

2.   Uno educativo-sanitario

Attualmente il Centro didattico formativo dell’ASL comprende corsi di laurea triennali per le professioni sanitarie (infermieristica, tecnico di laboratorio e tecnico della riabilitazione) facenti capo all’Università di Siena – facoltà di Medicina e Chirurgia. La vicina presenza dell’Ospedale San Donato con la sua biblioteca dotata di numerose riviste nazionali ed internazionali, in cartaceo e online, fornita di aule didattiche attrezzate può interagire con il polo formativo sanitario. All’interno del Presidio Ospedaliero dove si praticano percorsi clinici di eccellenza in vari settori della medicina specialistica opera la fondazione Andrea Cesalpino attiva nella promozione della ricerca clinica attraverso la formazione di borse di studio, scambi di esperienze formative anche a livello internazionale, in collaborazione con il Calcit. Nell’ex- padiglione oncologico hanno attuazione programmi rivolti alla prevenzione oncologica, in contiguità con l’hospice e le cure domiciliari. Arezzo è una città ricca di volontariato attivo nel settore della salute che potrebbe trovare accoglienza in questo contesto nelle sue relazioni con il pubblico cittadino. In quest’area insiste anche la sede dell’ITIS con un indirizzo educativo bio-tecnologico.

Tra tutte queste attività omogenee potrebbe costituirsi un coordinamento per iniziative comuni, evitando l’attuale situazione di separatezza.

A completamento del radicale cambiamento culturale e sanitario che ha condotto al completo superamento dell’Ospedale Psichiatrico, dovrebbe essere studiata la possibilità di chiudere l’attuale Residenza Salute Mentale del “Duomo Vecchio” , individuando un’adeguata alternativa in città mediante alloggi protetti. Si reinserirebbero così nel tessuto urbano questi cittadini che sono emarginati nel sito archeologico dell’area.                       

In completa controtendenza con tutto quanto fatto dalle Amministrazioni Pubbliche aretine dal 1971 ad oggi e senza tener conto della Legge di Riforma Sanitaria che proibisce l’utilizzo di immobili e aree degli ex-Ospedali Psichiatrici, è stata formulata una proposta per istituire un Centro Diurno per malati autistici nei locali del Reparto Ex-Osservazione dell’OP. Questa proposta non è condivisibile. Con questo non si vuol negare assolutamente il bisogno terapeutico-assistenziale di cui questi malati hanno bisogno. Queste necessità sono tante e tali che richiedono un vero progetto di rafforzamento a 360 gradi. Non possono essere esorcizzate e racchiuse in alcune stanze, per di più nel posto sbagliato.

3.   Uno formativo di promozione sociale

Il parco per la sua ubicazione, con il suo verde attrezzato e le sue iniziative sociali e sportive dovrebbe costituire un “cuscinetto” tra il quartiere di Saione e l’area formativa del Pionta. Infatti sono già prefigurate varie zone: quella dei “bambini” con un bel prato ed annessi giochi, quella dei “giovani” con verde per un informale gioco del calcio, quella della “pineta” con i tavoli da picnic, quella di aggregazione sociale con il “centro sociale” e la “scuola musicale” che ha incontrato un grande successo. Come tutti i parchi, ed a maggior ragione per un’area verde così ricca di alberi di alto fusto, di olivi e di siepi, dovrebbe esser garantita la manutenzione adeguata, un’adeguata illuminazione e videosorveglianza. Adiacente alla Direzione Universitaria, il teatro verde naturale, con il suo palco, ed una capienza di un centinaio di spettatori potrebbe essere inserito in un progetto culturale con Comune ed Università. Tra l’ingresso di via Cittadini e via del Duomo Vecchio c’è un’ampia Palestra costruita dalla Provincia. Inoltre un progetto del Comune di Arezzo di pista ciclabile e di percorsi assistit , elaborato con la FIAB, è già stato finanziato e consentirà un attraversamento del parco ed un collegamento con il quartiere di Pescaiola. In via Masaccio, in immediata continuità con l’area del campo verde e del campetto di football, c’è il Centro giovani e adolescenti "Arezzo Factory" — Comune di Arezzo.

In questo polo si situerebbe anche il progetto archeologico relativo all’area del Duomo Vecchio. La Direzione generale Archeologia del Ministero dei beni e delle Attività culturali e del turismo ha nominato, anni or sono, l’Associazione Culturale Academo concessionaria dello scavo archeologico al Colle del Pionta. La gestione e l’ambito dell’intervento potrebbero essere opportunamente verificati nei loro sviluppi perché l’iniziativa sia armonizzata con quanto accade intorno ad essa. La tettoia cadente accanto alla chiesa, la chiesa stessa, la protezione degli scavi e dei resti cimiteriali potrebbero essere al centro dell’attenzione di un progetto realmente integrato con quello sociale e quello educativo-formativo. Un coordinamento comune di tutte queste attività sembra altrettanto indispensabile quanto le realtà stesse.          

 

 

 

 

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